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Per Legs un ritorno alla natura incontaminata, in un ambiente dove solo la legge del più forte sancisce chi
deve vivere e chi morire, lottando contro animali selvaggi e senza scrupoli: gli esseri umani!
Ma è Darkwood o Okefenokee?
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In effetti in questo numero non è ancora certa l'identità del luogo dove si svolge la vicenda: Legs crede di trovarsi in una generica Green Island, Michele Medda probabilmente vuole ricordare la Darkwood di Zagor (che voglia festeggiare così i 40 anni dello Spirito con la Scure?), ma ad altri la giungla non può che riportare alla mente la simpatica palude di Okefenokee dove erano ambientate le storie di Pogo di Walt Kelly. Naturalmente abbiamo un po' scherzato ma non siamo andati molto lontani dalla realtà.
In questa avventura, infatti, viene mostrata la Legs che non avremmo mai voluto vedere: quella
demenziale.
Questi ultimi, poi, sconfinano nel ridicolo perché dietro una minima quantità di verità che può trovarsi nelle sue parole di pag.57 si affacciano numerosi insulti più o meno graditi verso alcuni usi e costumi, infarciti da luoghi comuni della peggior specie. Che sia una non tanto velata critica sociale? Forse no, perché a recitarla è un ipocrita professore che imposta la sua vita unicamente sul denaro.
Ancora una volta si rileva un problema di fondo dell'intera serie: l'identità delle avventure dell'eroina. Il frequente cambiamento da personaggio crudo, pulp e drammatico a protagonista comico e surreale non può che disorientare il lettore.
Partiamo da un aspetto che è il più in vista per chi legge e guarda fumetti: il volto e le
espressioni dei personaggi, soprattutto dei protagonisti. Mentre per le espressioni non c'è nulla da
dire - nel senso che sono ben espresse (scusate il gioco di parole) - i volti presentano un dato
negativo: sono tutti uguali! Eliminate le pettinature ed avrete sempre le stesse facce. Non solo:
non c'è differenza tra quelli maschili e quelli femminili o comunque è veramente esigua. Se confrontate
le due scene della vasca da bagno di pag.30 e pag.97 e se non fate troppo caso alla differente lunghezza
dei capelli delle due donne, potreste pensare che sia sempre la stessa persona rappresentata mentre sono
Legs e May.
Comunque la costruzione degli elementi all'interno della vignetta è sempre ordinata e il segno grafico è pulito - forse troppo! - e preciso anche se il tratto talvolta è troppo grosso e stona con le dimensioni della pagina. Purtroppo il gradimento dei disegni risente della non piacevole sceneggiatura affidatale e così alcuni scene demenziali lo sono troppo. Per finire un commento alla May disegnata da Francesca Palomba: troppo bella e diversa da quella vista sulle pagine degli altri albi, soprattutto a pag.9 quando parla con Legs e a pag.29 quando dialoga con Darver. Assomiglia troppo alle fatalone di marveliana memoria...
Sommariamente una storia che non convince troppo, né per i disegni (purtroppo contingenti alla storia) né per lo sviluppo della trama, talvolta stentata e forzata.
La copertina di Atzori si dimostra azzeccata ai temi narrati nell'albo però la Legs mostrata è
esageratamente spaventata per quello spirito duro e mascolino quale dovrebbe essere. Inoltre la
pecca di fondo è l'estrema giovinezza che dimostra e la capigliatura innaturale.
Vedi anche la scheda della storia.
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