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Meglio sarebbe tornare agli inizi. . . recensione di Martina Galea Drammi esistenziali,retorica e artificiosità,tutti mal mixati in un Territorio sempre più selvaggio...
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La storia parte bene: Lorraine appare subito un personaggio interessante, ed è intrigante la sua riflessione nella cella. Il caso in sè, poi, si regge in piedi: la figura del nonnino agiato che si rivolge all'Agenzia più rinomata della città per cercare di recuperare la nipotina rapita è senza dubbio fattibile. L'incontro tra le due donne farebbe presagire una storia ricca anche dal punto di vista psicologico, con una Legs un pò sottotono fianco a fianco ad una ragazza complessa, che forse può donarle qualcosa. Insomma, le premesse per una buona storia ci sono tutte. E invece, non si capisce dov'è che Piani si è perso... L'unico personaggio ben definito è Lorraine, che rivela una certa profondità, che mostra il suo dolore in modo convincente. Le sue decisioni sono tutte permeate di tristezza e questo traspare sin dalla prima vignetta in cui compare.
Ma gli altri? A partire da Legs, sono tutte figure stereotipate, che non riescono a comunicare alcunchè: Craicek è il crudele della situazione, ma non riesce ad affascinare, resta semplicemente nella storia senza suscitare orrore, o rabbia, come il suo ruolo gli imporrebbe. La sua banda è ancora meno definita: Black Jack è il furbastro di turno, Jenna la giovane che viene salvata e redenta dall'esempio dell'eroina, Ghost e i suoi amici tossici appaiono velocemente e scompaiono altrettanto rapidamente. Inutile e quasi ridicola è la scena dei poliziotto "cattivo e corrotto" che Legs sistema sotto lo sguardo d'acciaio dello sceriffo... La storia, che già ha perso definizione strada facendo, diventa poi eccessivamente pesante quando Lorraine muore. Il grido straziante di Legs non convince, rimane a mezz'aria e non ha la forza di colpire a fondo il lettore. Cosa si salva, oltre a Lorraine? Piccole cose, marginali e poco sviluppate: la scena in cui Legs e Lorraine corrono in macchina con solo la musica di sottofondo,il fatto che Legs,credo per la prima volta, viene duramente picchiata e si salva solo grazie ad un aiuto esterno, la conclusione, che vede la nostra bella agente incapace di portare a termine il caso (aspetti che rendono più umano, e meno supereroe, il personaggio). Tutto il resto non ha forza, o meglio, vorrebbe scioccare con temi altamente drammatici e ad effetto, ma non riesce ad andare oltre alla retorica dell'eroina-che-muore-ma-dà-il-buon-esempio...
I disegni, indubbiamente, non aiutano affatto questa storia già precaria. Martino spesso mostra una certa superficialità nella resa dei visi, che assumono espressioni incoerenti con la situazione o le parole che dicono. I personaggi non vengono definiti da precise espressioni chiave, ma sono tratteggiati di volta in volta in modo diverso.
Le stesse vignette hanno forme irregolari, che non aiutano certo a dare equilibrio alla sceneggiatura. I corpi sono anatomicamente imprecisi e non sono resi con la naturalezza necessaria. Gli sfondi, poi, sono poco curati soprattutto per l'abuso dei primi piani e dei mezzi busti. Una storia che non convince affatto, pur avendo moltissimi spunti su cui appigliarsi. La drammaticità degli argomenti probabilmente aveva bisogno del tocco più preciso e maturo di un disegnatore come, per esempio, Simona Denna (nella storia 24 "La notte della violenza") o Anna Lazzarini (nella storia 18 "Vampyre story"). Né i disegni né la sceneggiatura riescono ad appassionare. Purtroppo, un'altro albo sottotono, proprio come la Legs che ne è protagonista.
Vedere anche la scheda della storia.
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