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" Sangue a Key Bay"


Pagine correlate:

Gambe senza cervello, e non sta in piedi. . .
recensione di Giuseppe Pelosi

E’ un mestiere difficile, quello dello scrittore di fumetti, e vita intensa; ispirazione a momenti e futuro incerto. Senza parlare di quando bisogna cuocere lo stufato di lepre senza avere la lepre. Indovinate un po’ chi resta stufato, allora...



TESTI
Sog. e Sce. Stefano Piani    

Mah. Ci piacerebbe chiudere qui la recensione, consci di aver riassunto in una sola parola tutto quello che c’è da dire su questo numero, ma sappiamo bene che ciò non ci è consentito, e proprio dalle vostre golose menti di lettori esigenti, curiosi, appassionati. Lettori che meritano rispetto. E quindi eccoci qui, un po’ smagati, a parlare di un numero su cui sarebbe meglio non dire niente. Perdiana: Piani scrive una ventina di storie all’anno, vorrete concedergli che qualcuna non gli riesca bene? Oddio, non è che questa non gli sia venuta bene; è che non ce l’aveva proprio. Essendo la storia praticamente inesistente, quel che resta è la mirabile capacità di un autore di tessere il vuoto. Il soggetto è banalissimo: in vacanza a Key Bay, Legs entra nel mirino di un killer prezzolato dal boss delle Sun Islands. Il boss è convinto che Legs stia indagando su di lui, ma si tratta di un equivoco. Il “contratto” viene annullato, ma troppo tardi: l’imbranatissimo killer Sabnackosky è ormai scatenato, e ne combina una via l’altra, fino a rapire il figlio del boss. Con una trama così esile Piani deve fare i numeri per giungere a p. 94, compreso dare un nome lunghissimo al killer pur di riempire baloon... Il resto sono costumi da bagno, tette grosse, gag da commedia all’italiana, per non parlare dei personaggi di contorno, privi di qualsiasi tridimensionalità. Un poliziotto che sbatte giù da una sedia una Legs insolitamente remissiva; un cattivo che, guarda caso, si fa mangiare una mano da un barracuda (peraltro disegnato come un piranha); un edicolante che sbava dietro (e anche davanti) alle due agenti Alfa; un investigatore privato che per arrotondare fa anche il giornalista e che più piatto non si può; un boss mafioso che vuole uccidere Legs sulla base della testimonianza di un uomo torturato; e potremmo continuare, ma ci basta. Ovvio che il tutto non sta in piedi e risulta incredibilmente vacuo. Non restano che i siparietti, per cercare di allungare il brodo, ma non è che qui l’ispirazione riesca a impennarsi: May che si ingolfa di aragoste, il fumetto di Legs, i lettori che lo criticano ognuno per un motivo che contraddice quello degli altri: troppo violento, troppo poco violento e via così... Per non parlare dei due bulletti sull’albero: imbarazzanti.

"Essendo la storia praticamente inesistente, quel che resta è la mirabile capacità di un autore di tessere il vuoto."
   
In altre parole, il numero si sviluppa senza niente che gratifichi l’intelligenza del lettore: non c’è intreccio, originalità, approfondimento psicologico o almeno umorismo.

Con queste premesse, a poco giova la sceneggiatura pulita, dato che le incongruenze di soggetto e le inverosimiglianze narrative sono incolmabili. Piani, che ci ha regalato ben altre storie, qua allestisce un fumetto come in catena di montaggio, con il cieco assemblaggio di mitologemi usurati. Ma non è neanche colpa sua, dato che, appunto, quando è sciolto dall’iperlavoro il simpatico autore è capace di buonissime storie. Resta rammarico per il fatto che questa storia esca d’agosto: i mesi estivi spesso attirano lettori occasionali, da ombrellone, che, magari, capaci pure che si affezionino. Ecco, così direi di no.



DISEGNI
Maurizio Gradin    

(31k)
Sfilata di lingerie. Maurizio Gradin (c) 2000 SBE

Maurizio Gradin ce la mette tutta, con gran lavoro di retini e abbondanza di anatomie (ehm...). Fatto sta che il lavoro risulta ugualmente non esente da difetti: un barracuda disegnato come un piranha, un’edicola dalle locandine cangianti... Possono parere piccole cose, e forse in effetti lo sono, ma il fatto è che la Bonelli ci ha abituato ad una grande cura di queste piccole cose, e quando si rilevano queste incongruenze (come anche il personaggio di Norton, annunciato con i capelli neri e presentato con i capelli chiari), non si può fare a meno di pensare che nella efficientissima macchina produttiva bonelliana qualcosa si sia inceppato... Come minimo gli hanno fatto fretta. Poi c’è l’annosa questione dei retini: è molto difficile che i retini usati come sfondo si integrino con le figure in primo piano, che pertanto risultano sovrapposte, come in un collage, con un effetto che definiremmo “straniante”. Quella che se ne ricava non è un’impressione di profondità dell’immagine, ma di artificiosità, di immagine costruita.



GLOBALE
 

Molto bella la copertina di Mario Atzori, soprattutto per la superba colorazione di Stefano Tartarotti. A voler essere fiscali, però, anche qui c’è un errore del disegnatore: nell’immagine che ritrae May e Legs che escono dall’acqua in tenuta subacquea e in stile Fathom, il buon Atzori ha disegnato le bombole anche davanti...

 

 


 
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