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Gambe senza cervello, e non sta in piedi. . . recensione di Giuseppe Pelosi E un mestiere difficile, quello dello scrittore di fumetti, e vita intensa; ispirazione a momenti e futuro incerto. Senza parlare di quando bisogna cuocere lo stufato di lepre senza avere la lepre. Indovinate un po chi resta stufato, allora...
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Mah. Ci piacerebbe chiudere qui la recensione, consci di aver riassunto in una sola parola tutto quello che cè da dire su questo numero, ma sappiamo bene che ciò non ci è consentito, e proprio dalle vostre golose menti di lettori esigenti, curiosi, appassionati. Lettori che meritano rispetto. E quindi eccoci qui, un po smagati, a parlare di un numero su cui sarebbe meglio non dire niente. Perdiana: Piani scrive una ventina di storie allanno, vorrete concedergli che qualcuna non gli riesca bene? Oddio, non è che questa non gli sia venuta bene; è che non ce laveva proprio. Essendo la storia praticamente inesistente, quel che resta è la mirabile capacità di un autore di tessere il vuoto. Il soggetto è banalissimo: in vacanza a Key Bay, Legs entra nel mirino di un killer prezzolato dal boss delle Sun Islands. Il boss è convinto che Legs stia indagando su di lui, ma si tratta di un equivoco. Il contratto viene annullato, ma troppo tardi: limbranatissimo killer Sabnackosky è ormai scatenato, e ne combina una via laltra, fino a rapire il figlio del boss. Con una trama così esile Piani deve fare i numeri per giungere a p. 94, compreso dare un nome lunghissimo al killer pur di riempire baloon... Il resto sono costumi da bagno, tette grosse, gag da commedia allitaliana, per non parlare dei personaggi di contorno, privi di qualsiasi tridimensionalità. Un poliziotto che sbatte giù da una sedia una Legs insolitamente remissiva; un cattivo che, guarda caso, si fa mangiare una mano da un barracuda (peraltro disegnato come un piranha); un edicolante che sbava dietro (e anche davanti) alle due agenti Alfa; un investigatore privato che per arrotondare fa anche il giornalista e che più piatto non si può; un boss mafioso che vuole uccidere Legs sulla base della testimonianza di un uomo torturato; e potremmo continuare, ma ci basta. Ovvio che il tutto non sta in piedi e risulta incredibilmente vacuo. Non restano che i siparietti, per cercare di allungare il brodo, ma non è che qui lispirazione riesca a impennarsi: May che si ingolfa di aragoste, il fumetto di Legs, i lettori che lo criticano ognuno per un motivo che contraddice quello degli altri: troppo violento, troppo poco violento e via così... Per non parlare dei due bulletti sullalbero: imbarazzanti.
Con queste premesse, a poco giova la sceneggiatura pulita, dato che le incongruenze di soggetto e le inverosimiglianze narrative sono incolmabili. Piani, che ci ha regalato ben altre storie, qua allestisce un fumetto come in catena di montaggio, con il cieco assemblaggio di mitologemi usurati. Ma non è neanche colpa sua, dato che, appunto, quando è sciolto dalliperlavoro il simpatico autore è capace di buonissime storie. Resta rammarico per il fatto che questa storia esca dagosto: i mesi estivi spesso attirano lettori occasionali, da ombrellone, che, magari, capaci pure che si affezionino. Ecco, così direi di no.
Maurizio Gradin ce la mette tutta, con gran lavoro di retini e
abbondanza di anatomie (ehm...). Fatto sta che il lavoro risulta ugualmente
non esente da difetti: un barracuda disegnato come un piranha,
unedicola dalle locandine cangianti... Possono parere piccole cose, e
forse in effetti lo sono, ma il fatto è che la Bonelli ci ha abituato
ad una grande cura di queste piccole cose, e quando si rilevano queste
incongruenze (come anche il personaggio di Norton, annunciato con i capelli
neri e presentato con i capelli chiari), non si può fare a meno di
pensare che nella efficientissima macchina produttiva bonelliana qualcosa
si sia inceppato... Come minimo gli hanno fatto fretta. Poi cè
lannosa questione dei retini: è molto difficile che i retini
usati come sfondo si integrino con le figure in primo piano, che pertanto
risultano sovrapposte, come in un collage, con un effetto che definiremmo
straniante. Quella che se ne ricava non è
unimpressione di profondità dellimmagine, ma di
artificiosità, di immagine costruita.
Molto bella la copertina di Mario Atzori, soprattutto per la superba colorazione di Stefano Tartarotti. A voler essere fiscali, però, anche qui cè un errore del disegnatore: nellimmagine che ritrae May e Legs che escono dallacqua in tenuta subacquea e in stile Fathom, il buon Atzori ha disegnato le bombole anche davanti...
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