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" Fotogrammi di morte"

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"Legs contro il cinema d'autore"
recensione di Francesco Manetti



TESTI
Sog. e Sce. Michele Medda    

Questo non è un fumetto. Questo è un piccolo trattato. Per meglio dire, questo è un fumetto nel quale l'unico scopo dell'autore, o perlomeno lo scopo di gran lunga prevalente, è quello di trasmettere - sia tramite la stessa storia che, al grado zero, tramite dei personaggi chiamati a svolgere la funzione di portavoce dell'autore - un preciso ed inequivocabile "messaggio". Un messaggio sintetizzabile nella presa di posizione "tutti i film cosiddetti d'autore, ovvero tutti i film con pretese artistiche, sono artefatti, snobistici e terribilmente noiosi e tutti i film cosiddetti commerciali, ovvero tutti i pop-corn movies, sono sinceri, fruibili da tutti ed estremamente godibili". Il tutto come se un film dovesse essere valutato unicamente in base al divertimento che ci procura, alla sua capacità di intrattenerci (nel senso più comune del termine); e come se i film d'essai, con tutti i loro intellettualismi, non potessero a loro volta, anche se in maniera diversa, divertire e intrattenere.

Questa assenza di sfumature è ben rappresentata dai due personaggi principali della storia. Da un lato sta il regista Stephen Hausen (forse una versione trash di Steven Spielberg), dall'altro lato sta invece il "maestro" Norberto Antonucci (forse una via di mezzo fra Antonioni, Fellini e Bertolucci; una via di mezzo tendente, anche in questo caso, al trash). Hausen realizza film stile "Space trip 7 - Il ruggito dello gnatosauro", pellicole stroncate dalla critica, ma amatissime dal pubblico. Antonucci realizza film come "Sordido fango a Gabicce", inguardabili onanismi intellettualoidi acclamati però in tutti i festival del cinema come capolavori. Punto di contatto fra questi due registi è il produttore Sam Werner, il quale, vergognandosi dei film di Hausen (malgrado i miliardi che gli fanno incassare), pare disposto a tagliare all'osso i finanziamenti per le riprese di "Space trip" pur di poter produrre uno dei film "d'arte" di Antonucci.

La trama (le riprese di "Space trip" subiscono continui attentati, cosicché Legs è chiamata ad unirsi alla troupe per indagare) è nient'altro che un'esile ossatura, solida quel tanto che basta perché sorregga svariate riflessioni sul contrasto fra i due tipi di cinema rappresentati da Hausen e da Antonucci. La gag tipiche dei Legs più divertenti, ad esempio, sono ben poca cosa, sia quantitativamente che qualitativamente, rispetto allo spazio e al rilievo concesso ai pistolotti di Hausen e ai deliri di Antonucci.

Medda, ripeto, ha dunque voluto creare un fumetto "a tesi", un fumetto didattico, nel quale si "insegna" al lettore a disprezzare il cinema d'autore e ad amare il cinema popolare. Esprimere un'opinione su "Fotogrammi di morte" significa dunque, di fatto, sia valutare come Medda abbia narrativizzato il proprio messaggio, sia valutare questo stesso messaggio (essendo quest'albo, per l'appunto, un trattatello spicciolo, più che un fumetto).

Dal punto di vista della narrativizzazione - ovvero, se si vuole, della capacità che questo albo ha di divertire, di intrattenere... - il risultato è piuttosto scarso. "Fotogrammi di morte" sembra effettivamente essere, come lascia intuire l'ammissione della Albini in quarta pagina, un vecchio soggetto ripreso di malavoglia, senza convinzione (come si può credere, del resto, in qualcosa che si era preferito lasciare nel cassetto?). Dal punto di vista dell'inventività riguardo gag, trovate, delineazione dei personaggi, etc., questo albo non regge assolutamente il confronto con i Legs che Medda sapeva offrirci qualche anno fa. Com'era reso già evidente dallo scipito "Love story" LW 42, sembra che questa serie non sappia più solleticare il talento di Medda (anche se la riuscitissima parodia di "Sin City", ne "I mille volti di Legs" LW 50, sembrerebbe smentirmi). Che sia, in particolar modo, la presenza di un "messaggio" a penalizzare l'albo? Non direi, dato che un altro albo dichiaratamente "a tema" come "Il giustiziere" LW 3, nel quale Medda sfotte gli stessi appassionati di fumetti, è comunque gradevole.

"L'opinione di Medda è espressa con troppa virulenza e faziosità"
   
Probabilmente, quel che penalizza "Fotogrammi di morte" non è dunque il fatto che questo messaggio sia posto costantemente sotto gli occhi del lettore, quanto il fatto che esso sia espresso con eccessiva virulenza e con faziosità. A tal punto che, piuttosto che ad un piccolo trattato, questo albo potrebbe essere paragonato ad un pamphlet, ad un comizio di piazza a tre giorni dalle elezioni, ad una esternazione cossighiana. E' evidente come Medda, accecato da un odio viscerale nei confronti di un certo tipo di cinema (e, diciamolo chiaramente, di un certo tipo di fumetto), non si preoccupi che di esprimere questo suo odio, ricorrendo anche a qualunque mezzo pur di accreditare quanto più possibile la propria opinione; anche, ad esempio, a palesi distorsioni della realtà (quando mai, infatti, un distributore boicotterebbe un film di sicuro successo di pubblico come quello di Hauser!?).

Ed è proprio su questo punto che "Fotogrammi di morte" cade pesantemente. L'opinione di Medda, perfettamente condivisibile se la si circoscrivesse a particolari opere di particolari autori, diventa infatti insostenibile e francamente ridicola se applicata, come appunto fa Medda, al cinema tout court diviso in due rigide categorie. Perché se è vero che tanti pretesi film d'autore sono osannati come tali soltanto dai troppi Vincenzo Mollica di turno, da chi non ha il coraggio di dire, ad esempio, "questo film fa pena" solo perché si tratta di un film diretto da Fellini o da un altro "intoccabile", è anche vero che un film "intellettuale" non sarà automaticamente una schifezza; così come un film "commerciale" non sempre sarà una formidabile manifestazione della fantasia umana (come Medda vorrebbe far credere tramite le dichiarazioni di Hauser).

Quel che è peggio, però, è che è del tutto sbagliata la stessa distinzione fra cinema d'autore e cinema commerciale. Non è forse vero, ad esempio, che i film di un regista come Hitchcock possono essere considerati al tempo stesso commerciali (come pretendeva Hitchcock stesso) e "d'autore" (come pretendeva Truffaut)?

Ma lasciamo perdere questi discorsi, dato che finirei per scrivere un contro-libello alle tesi di Medda. Mi limiterò a segnalare qualche curiosa contraddizione. Innanzitutto, questo stesso albo finisce con l'essere, data l'enfasi posta sul messaggio, non un fumetto di puro intrattenimento al pari dei film di Hauser, bensì una palla mortale quanto il commento critico ad un film di Antonucci; (si pensi a quanto sia contraddittorio lo stesso Hauser: prima dice "non voglio far prediche", poi si mette a raccontare la fiaba della bella Tamurè per meglio indottrinare Legs). In secondo luogo, mi pare buffo che il fumetto "popolare", e nello specifico il fumetto bonelliano (perché, non prendiamoci in giro, è qui che Medda vuole arrivare), sia difeso da uno degli autori meno "accessibili" della Sergio Bonelli Editore. Perché Medda, faccia pure tutte le riflessioni come vuole sulla "filosofia bonelliana" :-), è anche (e per me soprattutto) l'autore di fumetti come "Dirty boulevard" NN 32 e "Il battito del tempo" DD 154, fumetti decisamente più complessi - dal punto di vista delle tematiche, delle strutture narrative, del linguaggio... - di quanto sia il tipico fumetto bonelliano. E tutti fumetti, sarò elitario nel dirlo? :-), che considero veri e propri capolavori da 7/7!

Mi spiace quindi per il Medda di "Fotogrammi di morte", ma preferirò d'ora in avanti continuare a leggere Magico Vento, Budda, Berserk, Preacher, Stray Bullets e fumetti come "Una canzone per Sara" NN 102, piuttosto che altri albi come questo.



DISEGNI
Antonella Vicari    

I disegni, dal canto loro, abbassano ulteriormente la qualità complessiva dell'albo. Le capacità di Antonella Vicari sembrano infatti, del tutto incomprensibilmente, regredire sempre più. Se ne "La regina del peccato" LW 34 si potevano rilevare solo alcune carenze, del tutto perdonabili per una prima prova (vedi recensione), ne "La minaccia delle Dame Nere" LW 48 era già palese una sorta di involuzione (vedi recensione). Al suo terzo albo, il tratto della Vicari si fa ancora più esitante e semplicistico. I personaggi, oltre ad essere molto spesso rappresentati imperfettamente dal punto di vista anatomico, hanno posture impacciate, ingessate, e mimiche convenzionali. Altrettanto convenzionale, priva di inventiva, la scelta dei punti di vista di ogni singola vignetta, in ragione, presumibilmente, di un'incapacità, da parte della disegnatrice, di rendere efficacemente le prospettive e, più in generale, il senso della tridimensionalità. Rudimentale, infine, l'utilizzo dei retini. Del tutto inutile, quindi, chiedere alla Vicari di poter sottolineare al meglio i vari momenti di comicità o di tensione della storia: le gag, già mediocri di per se stesse, vengono ulteriormente depotenziate e le scene d'azione finiscono col risultare la parte più illeggibile dell'albo.

A voler fare della dietrologia, si potrebbe supporre che la Vicari sia stata costretta, per esigenze editoriali, a portare a termine le tavole in tempi troppo ristretti; oppure che stia cercando (e non trovando) uno stile diverso, più essenziale; o, infine, che queste tavole siano effettivamente la sua prima prova, realizzata anni fa, per la Sergio Bonelli Editore e che questo "Fotogrammi di morte", disconosciuto anche da Medda, sia stato tirato fuori all'ultimo momento per tappare un buco che il pur prolifico Piani non è riuscito a colmare. Ma non ha senso interrogarsi sul perché di questa pessima prova, se non al limite, per "giustificare" la Vicari. Questi disegni sono imperfetti, pressoché impresentabili. E questo è, per una ragione o per l'altra, l'inesorabile dato di fatto.



GLOBALE
 

E' la seconda volta nel giro di un anno (vedi la recensione a "Gli adoratori di Osiride" LW 45) che mi trovo a stroncare un albo di Legs. Se ne potrebbe dedurre che questa serie non fa per me :-). Di fatto, malgrado i tanti albi più che mediocri, alcuni fra i primi trentasette numeri di Legs (i numeri fino a "Fuga tra i ghiacci" compreso) mi piacquero molto. Erano i Legs più intelligentemente demenziali; albi come "Il tesoro dell'astronave" LW 10, "Tre bambine in pericolo" LW 16 e "Fuori orario" LW 27. Ma trovavo interessanti, a loro modo, anche i Legs ambientati a Waldur o alcuni di quelli nei quali erano presenti anche dei risvolti "drammatici" (come "Caccia al tesoro" LW 15 o "La città orbitante" LW 22).

Con l'abbandono di Enoch, col rarefarsi dei contributi di disegnatori di talento come Alberti, col calo quantitativo e, soprattutto, qualitativo delle storie di Medda, con l'affidamento della testata ad un Piani incapace di reggere un ritmo di produzione quasi mensile (considerato anche il fatto che scrive pure per Nathan Never e Nick Raider), che cosa resta della "vecchia" Legs? Vista anche la concorrenza delle tante altre testate bonelliane, cosa può offrire questa serie ai lettori? Non sarebbe stato meglio chiuderla dignitosamente, per non dire in bellezza, con due albi particolari come "I mille volti di Legs" LW 50 e "Gli amori difficili" LW 51? O non sarebbe più sensato farla tornare bimestrale, semestrale o, meglio ancora, annuale (eliminando, ovvio, il pessimo Legs e le paladine)?.

 

 


 
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