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"Con sumo poco. . ." recensione di Emanuele De Sandre Clamorosa confessione di Stefano Piani: "da qualche settimana sono a dieta". Cosa lega il nuovo regime alimentare di basso profilo dello sceneggiatore bonelliano alla presenza effimera e fugace della potente lotta giapponese nell'albo? Un nome: Jack Kaiho...
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Stefano Piani non riesce ad allontanare dalla mente e dalla tastiera lo spettro del cattivone marvelliano Kingpin, il suo "nemico" preferito, ma questa volta all'archetipo del villain grosso e calvo aggiunge una chioma fluente e soprattutto un cuore in petto. Architettando la scusa della personale passione per il sumo, Piani lancia così un nuovo personaggio "robusto" (per dirla alla Obelix), ma che sotto la spessa coltre di cotica nasconde muscoli possenti, una buona dose di umorismo e un genuino spirito da boy scout...:-) Idea estremamente interessante, quella del sumo, peccato che l'atmosfera storico-filosofica che quest'antica lotta giapponese si porta appresso lasci troppo presto il passo alle vicende personali, molto più contemporaneee e terraterra, della persona Kaiho, più che del lottatore.
Un personaggio sfaccettato, Jack Kaiho, interessante al punto da emergere rispetto al contesto attraverso il quale era stato introdotto, addirittura debordante quando convince Legs a seguirlo nel suo agire giusto ma certo illegale. Siamo sicuri che prima o poi lo reincontreremo. La sceneggiatura si snoda veloce e leggera, con buoni dialoghi e più di qualche passaggio sinceramente divertente (il vicesceriffo brontolone, lo sgherro pampe che si spara sul piede, la non-sparatoria finale, il barista con grembiule, stecchino e fucilone da massacro). Molto interessante la terza scena dell'albo, il colloquio tra Legs e Darver in cui quest'ultimo espone all'agente Alfa la missione che sta per affidarle: al posto di prolissi dialoghi le spiegazioni ci vengono illustrate con sequenze di flash-back simil-tarantiniani ("Le iene") caratterizzati dal "partire senza preavviso", cioè senza quei bordi arrotondati che in genere ci immergono istantaneamente nel "passato". Una tecnica, questa adottata da Piani, che ci spiazza piacevolmente e che comunque rimane di facile comprensione grazie alla linearità degli eventi narrati. Vagamente ballardiane ("Crash") le pag. 66 e 67, due efficaci tavole di incidente stradale opportunamente esagerate e quindi in perfetta sintonia con lo stile legsweaveriano. Come volutamente spinto al limite è il "triello multiplo" conclusivo, in cui otto persone si minacciano reciprocamente con armi da fuoco, fino all'intervento risolutore di decine di poliziotti, omaggio parossistico all'immensa invenzione del duello a tre (triello, appunto) di Sergio Leone. E Legs? Per questa volta si limita ad accompagnare un personaggio, lasciando a lui la scena. Ci dispiace solo non sapere che fine abbia fatto May.
Pier Gallo affidandosi molto spesso al pennello, riesce ad essere morbido e "tridimensionale" nel disegno in generale e molto espressivo nel tratteggiare i volti dei personaggi. Gallo è un ottimo fumettista, e ce lo ha già ampiamente dimostrato nei numeri di Legs da lui disegnati in passato (n.3 "Il giustiziere", n.10 "Il tesoro dell'astronave", n.19 "C'era una volta una regina" e n.28 "Virus"). Narrativo quanto basta, caratterizza molto efficacemente tutti i personaggi, e li muove con plastica destrezza. A volte però si rilassa, facendosi scappare vignette che lasciano un po' perplessi, come la 3/4 di pag.8 (Belle, a terra, sembra sospesa a mezz'aria), le discutibili descrizioni del Kokucigan Center (pagg.17-18) e le gambe di Legs (pag.32), spesso lunghe al limite del buffo.
Picco massimo di qualità dei disegni: grande incontro di sumo a pag.19. Minimo assoluto a pag.98, vignetta 5: Legs è accovacciata in una posa sconvenientissima per i canoni bonelliani (e francamente bruttina), e sembra pure senza i due denti davanti. Resta il fatto che comunque le note positive superano di gran lunga i dettagli che ci lasciano perplessi: recitazione, dinamicità, capacità di interpretare le gags, destrezza nel delineare sia la natura che la tecnologia. Tutte qualità che ci portano a sperare di rivedere Gallo molto presto all'opera, senza doverlo aspettare per altri 17 mesi... Una buona avventura di Legs, e ci voleva dopo il mezzo passo falso del mese scorso (vedi LW 54), in cui testo e disegni si integrano discretamente. La copertina di Atzori rappresenta quasi una scena della storia, e questo vale un punto in più. Anche il titolo è stato giustamente modificato da "Sumo", titolo di lavorazione, al più appropriato "Il lottatore". Totale: due punti in più. Ci inquieta sempre un pochino l'alone fluorescente che avvolge i protagonisti in copertina, forse perchè la memoria va alla terrificante vecchia pubblicità sull'aids nella quale i malati si distinguevano appunto per la silouette luminescente.
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