|
|
||
| ||||||||
|
Tanti morsi, poco mordente... recensione di Emanuele De Sandre Un morso sul collo ed ecco il decollo: mafiosi vampiri un po' su di giri, nella morsa dei nemici, coi canini per amici, senza i morsi della fame di quel buon pane e salame, meglio mordere le gole che non stanno troppo al sole, con la tuta protettiva contro i caldi raggi uva, ma tranquillo non starei con in giro Legs e May...
|
I vampiri li avevamo già trovati, come detto nella scheda, nel n.18 "Vampyre story" della stessa serie di Legs, il tutto quindi lasciava presagire un ritorno in grande stile degli stessi simpatici personaggi già visti in azione allora. Invece Piani, autore sia del suddetto n.18 che del presente pseudo-sequel, usa i suoi vecchi heroes and villains esclusivamente per introdurre la vicenda e riassumere "la puntata precedente". Strigoi, potente e carismatico capo della setta vampiresca nella "prima puntata", è qua ridotto a misera macchietta di nobile decaduto squattrinato, in balia degli usurai della mafia. Muore a pag.9, giusto in tempo per fare di un mafioso di mezza tacca il primo di una nuova serie di vampiri.
A parte questo, il lettore è portato a cogliere una certa approssimazione che attraversa tutto l'albo, dettata dalla presenza di tanti passaggi non certo sbagliati, ma di per se stessi "strani". Si pensi all'inserimento del procuratore Bosch, mai visto nei 60 albi di Legs fin qui pubblicati, e introdotto come una vecchia conoscenza, presente nell'albo per supplire al morituro-morente-già defunto Reiser (vedi Nathan Never n. 106, 107, 108); alla misteriosa agenzia Cisas, anche questa mai incontrata; o al ricorso a un meccanico esterno all'Agenzia Alfa anzichè a Sigmund o Mendoza per gli stessi motivi che hanno coinvolto nell'avventura Bosch anzichè Reiser. Si aggiungano poi alcune trovate un po' sui generis, come i vampiri che danno la vernice sui vetri del camioncino per non essere bruciati dal sole, le tute protettive senza guanti, il fucile che spara raggi ultravioletti e i poteri dei vampiri che vanno e vengono a seconda dell'occasione. Niente di errato, ma la sensazione è quella di trovate posticce, poco convincenti.
Il problema di questi degni rappresentanti dell'italiano malaffare in realtà non è la stazza fisica, né i denti aguzzi, bensì la loro quantità: ce ne vengono presentati troppi. Difficile orientarsi tra boss, bracci destri e sinistri, bassa manovalanza, autisti, guardie del corpo e quant'altro. E il numero dei personaggi raramente aiuta il fluire della storia. Ci piace comunque salvare la metafora che vuole i mafiosi divenire vampiri: coloro che succhiano le forze alla società del futuro (come a quella del presente), si tramutano in mostri anche corporalmente, ma l'oscena non-vita alla quale sono condannati non impedisce loro di monetizzare anche l'abominevole trasformazione in nipotini di Dracula. Il finale è aperto, con il vecchio boss capo della Cupola nella Città che si fa iniettare il retrovirus vampirizzante al fine di ottenere l'allungamento ad libitum della propria vita. Questa promessa di futuri vampiri è di certo il segnale che Piani ha il desiderio di riscattarsi da questa avventura scialba e dimenticabile, speriamo proponendoci nuovi personaggi notturni poetici e romantici come solo i migliori vampiri sanno essere.
E' evidente che la storia è stata riveduta e corretta in dirittura d'arrivo perché, come dal punto di vista narrativo, anche i disegni presentano alcune ingenuità frutto certamente della fretta. A una buona scelta delle inquadrature si contrappongono infatti molto spesso soluzioni troppo grafiche, come un certo eccesso di tratteggio e puntinato, che in più vignette annullano l'effetto di profondità che si cercava di ottenere con la prospettiva. A pag.12 la vignetta che introduce la Città è l'ennesimo rifacimento allo stile Appleseed (vedi Masamune Shirow, Appleseed n. 1, Edizioni Star Comix pag.119). Le tavole 13 e 14 si segnalano per i grandi buchi bianchi che saltano subito all'occhio e per lo squilibrio tra questi e i balloon striminziti, dando l'idea che entrambe le pagine si sarebbero potute gestire meglio. Alla fine ne risentono le gag, che invece richiedono ritmi serrati e precisi, annullati dalle appena citate scelte grafiche. Verdi disegna le figure con le giuste proporzioni, ma le pose che fa assumere ai personaggi sono tutt'altro che dinamiche, infatti l'autore ricorre spesso alle linee cinetiche, anche in scene di assoluta staticità, per compensare l'inespressvità non solo dei corpi ma anche dei volti. Molta più qualità si era intravista in "La prigioniera", quindi confidiamo che Verdi sappia mostrarci al più presto tutto il suo indubbio talento, magari in base a un testo che gli permetta di esprimersi nel campo in cui ha fatto vedere cose eccelse: il mechadesign. Storia tutt'altro che memorabile. Piani si è discolpato ammettendo che la storia è stata ritoccata pesantemente in fretta e furia a causa dei recenti sconvolgimenti subiti dalla serie Nathan Never, ciò non toglie che il risultato sia estremamente inferiore a quanto letto dal n.50 in poi. Punti in meno per la copertina, che, seppur gradevole, vede Legs aggredita da Pamela, l'unica vampira mafiosa che invece all'interno dell'albo risulta niente affatto aggressiva e pericolosa, ma anzi tremebonda e collaborativa. Altro punto in meno per il fatto che si sia dato a Ugo Verdi, famoso e ammirato per gli splendidi robottoni della serie fantasy 2700 (edizioni Piuma Blu), un plot in cui la tecnologia ha poca o nessuna importanza. Non si pretendeva certo un'opera alla Le Fanu o alla Stoker, nè che Legs maneggiasse con destrezza manuali come lo "Augustinus de Cura pro Mortuis" o il "Philosophicae et Christianae Cogitationes de Vampiris" di J. C. Heremberg, o i letali tomi di Van Helsing. Riteniamo però che ignorare il leggendario romanticismo, la deliziosa melancolia e l'ambigua carica erotica che i vampiri si portano archetipicamente in dote significhi ammazzarli narrativamente più di mille paletti di frassino nel cuore.
|
|||||||||||||||||||||||||
|