|
|
||
| ||||||||
|
Alla sagra dell’Arcinemico recensione di Vincenzo Oliva Le Dame Nere? Bazzecole! Il Club del Peccato? Quisquilie! Se si vuole un vero nemico "col botto", ecco pronta la "Signora", che ci annuncia l’avvento del Leviatano!
|
In questo Legs 49 "Il Leviatano", facciamo la conoscenza di una nuova, e pericolosissima, organizzazione, ben decisa a dominare il mondo (originale! :-) ), e i cui piani vengono fatalmente frustrati dalla nostra Legs. A capo della misteriosa organizzazione (o quanto meno delle operazioni cui abbiamo assistito in questo albo), la "Signora", il cui scopo è appunto dominare l’orbe terracqueo (anche se la "Signora" tiene a specificare che di dominio economico si tratta, diversamente dai tanti pazzi che hanno vagheggiato la conquista in armi della Terra :-)), e preparare il ritorno del "Leviatano". Nel finale della storia, la misteriosa - e fascinosa - "Signora" si rivelerà essere una creatura aliena, aggiungendo un elemento di ulteriore angoscia per l’inevitabile futuro conflitto con l’Agente Alfa n.1. Poste queste, sinceramente non sensazionali, premesse, la storia si svolge pianamente, puntando, al solito, sull’alternarsi della dinamicità delle scene d’azione con i momenti domestici di Legs&May (più o meno) svestite. Non mancano gli intermezzi comici, o comunque umoristici, che non faranno gridare al miracolo, ma svolgono correttamente il loro compito di siparietti atti a spezzare la tensione. Il contrasto delle personalità di Reiser e Legs, poi, funziona sempre benissimo da detonatore comico, e la scenetta alle pagg. 27/28 strappa il sorriso senza troppa fatica.
Angelica Tintori assolve con diligenza anche al compito di descrivere dei personaggi adatti a una classica e un po’ ordinaria storia di Legs, come questa - un onesto giallo d’azione di ambientazione fantascientifica, con in più le consuete caratteristiche della serie - e così per i dialoghi, funzionali al racconto. Anche la "Signora", che per le sue caratteristiche avrebbe potuto essere un qualcosa di più, fatica ad emergere dalla pagina scritta con una vera personalità, e in definitiva non vi riesce, neppure con la rivelazione finale, restando in buona sostanza un nemico solo di carta, "da contratto".
Impossibile sottrarsi, nello scorrere le tavole di Simona Denna per questa storia, ad una doppia sensazione: se infatti l’opera nel suo complesso appare altalenante e non certo esente da pecche, non si può negare che il segno dell’artista sia ricco di fascino, e che vi siano alcuni particolari che seducono il lettore. Difficile, dunque, riuscire a fornire un giudizio univoco su di un lavoro così pieno di aspetti contraddittori.
A volte troppo statuari e statici, i suoi personaggi apparirebbero distanti, un po’ freddi, se non fosse per quel guizzo vitale che ha il loro sguardo, che permette alla disegnatrice di interpretare graficamente il testo con puntualità. Se a volte, poi, appare caricare in modo davvero eccessivo il tratto, come alle pagg.44/45; in altre, come alle pagg.90/92, una maggiore semplicità ne impone l’energica eleganza.
E certo una maggiore semplicità, la ricerca di una sintesi che sfrondi le vignette di quei particolari che finiscono per nuocere alla leggibilità, sarebbe auspicabile: sfondi meno ricchi e disegni meno particolareggiati garantirebbero meglio la comprensibilità della tavola e della vignetta. Simona Denna provvede a restituirle dignità e femminilità.
Per concludere, non si possono però non evidenziare alcuni problemi che la disegnatrice sembra avere con Legs, il cui volto appare a volte più ovaleggiante (pagg.62 e 71), tal altra più squadrato (ad es. pagg. 27 e 40); o ancora la Legs dal collo taurino a pag.50, che spicca nel raffronto con la vignetta alla pagina seguente. Attendiamo Simona Denna ad una prova che possa convincerci appieno e nella quale possa offrirci al meglio le sue evidenti qualità. Il suo tratto così fitto e profondamente marcato ha un indubbio fascino, ma i risultati che ottiene quando tende a una maggiore semplicità, pur senza snaturarsi, sono decisamente superiori: la sua capacità comunicativa, infatti, troppo spesso si perde nell’eccesso di informazioni che vengono trasmesse al lettore, che per apprezzare al meglio il lavoro dell’artista è costretto a far divergere la propria attenzione dalla narrazione.
Nel complesso una storia onesta, che non sfigura certo nella cronologia della serie, e se i disegni di Simona Denna, pur nella loro incompleta riuscita rappresentano un elemento che impreziosisce l’albo, è da dire che la copertina di Atzori è tra le meno apprezzabili dell’artista, con quella Legs così dimessa, al cospetto dell’enorme e sbiadito globo giallo di energia.
|
|||||||||||||||||||||||
|