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" Il taccuino rosso"

TESTI
Stefano Piani
DISEGNI
Maurizio Gradin-Mario Atzori

Pagine correlate:

Una nuova Setta Segreta ispirata a un classico letterario trama, uccide, occulta. Ma quando incrocia la strada di Legs e Janet sono dolori...

Ma dov'è Orwell??
recensione di Roberto Gallaurese

Quando la Bonelli ha annunciato che Legs Weaver si sarebbe letteralmente "trasformata", con un cambio definitivo di ambientazione e comprimari, si sperava (o almeno noi lo speravamo) che questo "restyling" avrebbe giovato ad una pubblicazione che, da molti anni, sembrava perdersi in un gorgo di storielle Hard-Boiled autoconclusive e di poco impatto. Dopo un'iniziale reazione positiva, però, le ultime avventure dell'Agente più tosta di Sandville sembrano rinsaldare tutte le nostre preoccupazioni.

La morte di un giornalista, da tempo convinto dell'esistenza di un'organizzazione dedita al controllo dei mezzi di comunicazione, è la molla dell'indagine. Legs e Janet dovranno fronteggiare un nemico invisibile perchè troppo potente, altre persone ignare vengono coinvolte a causa di equivoci vari, eccetera eccetera eccetera... se qualcuno di voi sta sbadigliando vuol dire che è un lettore abituale di Legs e che ha notato come la trama sopracitata sappia di già visto e risaputo!

" Sembra quasi che Piani credesse di scrivere uno Speciale e si sia reso conto solo dopo di doversi attenere alle 94 tavole."    
Ciò che infastidisce, nella sceneggiatura di Stefano Piani, è il tono troppo "frettoloso" che assume il tutto. Perchè mai inserire una Setta che prende il nome ("1984") e il motto da un celebre romanzo di George Orwell per poi non sfruttare fino in fondo la citazione? Perchè scomodare un pezzo grosso come Orwell, ricco di potenziali suggerimenti narrativi, solo per dare il nome a un gruppo? Per non parlare del ritmo narrativo: la storia parte bene, scorre tra rocambolesche scene d'azione... poi s'inceppa e liquida il tutto in poche pagine! Non ci lasceremo andare ad eccessivi spoiler ma quando un evento basilare della vicenda si svolge nello spazio di una singola tavola qualcosa non quadra. Sembra quasi che Piani credesse di scrivere uno Speciale e si sia reso conto solo dopo di doversi attenere alle 94 tavole.

Unendo queste pecche macroscopiche ad altre incongruenze sparse ( i poteri mentali di Janet che vanno e vengono a seconda dello sceneggiatore, la presenza del cognome "Tyrrell" per la seconda volta dopo il n. 108, ma riguardante un'altra persona) diventa evidente che storie come "Il taccuino rosso", scritte in fretta e furia, non contribuiscono a migliorare la situazione della testata.

Per quanto riguarda i disegni dobbiamo ammettere di non andare pazzi per le storie realizzate a quattro mani e separatamente (tavole divise fra due artisti) perchè se c'è un'eccessiva differenza stilistica sarà a discapito della storia. In questo caso Atzori, autore delle pagg. 5/13 e 84/95 ha uno stile troppo statico anche nelle scene d'azione. Il suo tratto è adattissimo per le copertine, un pò meno per le vignette che necessitano di un certo "ritmo visivo" per tenere incollato il lettore, cosa che a Gradin riesce molto bene. Le molte sparatorie, risse, acrobazie sono rese benissimo, avvincono e divertono. La valutazione complessiva, però, risente obbligatoriamente dello "sdoppiamento artistico".

Dulcis in fundo, la copertina mostra un evento narrato nella storia (l'attentato a un politico) inserendoci anche Legs come spettatrice, cosa che nell'albo non accade... ma questi trucchi non sono nuovi! In conclusione un albo non eccelso, scritto svogliatamente e dal ritmo incerto. L'unica nota positiva è nei disegni di Gradin, purtroppo ridimensionati nel confronto diretto con quelli di Atzori.
 

 


 
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