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Le avventure di Teddy. . e le disavventure di Ken recensione di Marco Gremignai Mentre va alla ricerca del "padre" Ken, rinchiuso in prigione, Teddy Parker viene coinvolto in una particolare caccia al tesoro...
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Berardi ricicla un sacco di topoi cari al western tradizionale, inscenando una godibile caccia al tesoro (costituito, nella fattispecie, da un cane sulla cui pelle è tracciata una mappa) attraverso la quale descrivere l'errabondo viaggio di Teddy Parker che cerca di raggiungere il "padre" Ken e si imbatte invece in un microcosmo costituito da personaggi di vario tipo: una combriccola di "mascalzoni imbranati", una variegata compagnia di maîtresses, il solito direttore di banca disonesto ecc. ecc. Tutti alla ricerca del cane Bix, appunto, che naturalmente è stato adottato da Teddy.
Se il soggetto non è originalissimo, il modo nel quale viene sviluppato è invece quasi perfetto. Ogni personaggio acquista una propria personalità ben definita (anche se, talvolta, un po' di maniera: ad esempio Jones, il lestofante predicatore), grazie anche ai godibilissimi dialoghi nei quali Berardi dà sfoggio della sua abituale maestria. Un unico esempio: il primo incontro di Teddy con le maîtresses ("Mica si può pensare solo al lavoro!" "E l'istinto materno dove lo mettiamo?"). Questo tono scanzonato, in certe pagine, riesce a creare situazioni di grande umorismo senza mai scadere nella gag di grana un po' grossa (cosa che, invece, succedeva talvolta nel pur geniale "La terra degli eroi"). La trama ideata da Berardi scorre senza alcun intoppo verso il gran finale, alla quale partecipano tutti i "concorrenti" della caccia al tesoro: e anche se alcuni passaggi sono prevedibili (ognuno cerca di fregare gli avversari), il tutto resta sempre credibile e, proprio per questo, apprezzabile.
La storia viene affidata ad uno dei disegnatori "storici" di Ken e la scelta non è assolutamente da rimpiangere. Il tratto particolarissimo di Trevisan (tra l'altro già coautore della precedente avventura di Teddy, "Fuori tempo") riesce a conferire spessore e sfumature ad ogni personaggio, giungendo a picchi di bellezza assoluta in certe illustrazioni di Lita o del cane Bix. Il voto non è 7/7 solo in considerazione del fatto che, in certe tavole, il tratteggio sullo sfondo è eccessivo e disturba in parte la "leggibilità" del segno. Ma come? Nel globale vengono tolti 3 punti al giudizio tecnico, nonostante i voti finora altissimi e la solita, poetica, ottima copertina di Milazzo? Una ragione c'è: come molti altri appassionati lettori di Ken Parker sono purtroppo al corrente della pessima fortuna editoriale di questo personaggio - donde il titolo di questa recensione. Con il prossimo Speciale la pubblicazione probabilmente si interromperà (la notizia è ormai quasi certa, come purtroppo corrisponde a verità la notizia di un "litigio" tra i due padri di Ken, Berardi & Milazzo), quindi mi aspettavo, già da questo numero, una qualche notizia in più sulle sorti di Ken. Questo Speciale, invece, seppure ottimo, è solo un altro momento di "transizione", dopo il flashback - anche quello ottimo, beninteso - dello Speciale n.2. Il problema, però, è che (almeno stando alla presentazione in quarta di copertina) anche il prossimo Speciale - che dovrebbe essere appunto l'ultimo - sembra riferirsi ad un episodio retrospettivo... La delusione, quindi, è stata fortissima: quale sarà il futuro del nostro Ken? E non sto parlando solo del personaggio editoriale, ma di quello "reale", quello di carta che, dopo mille vicissitudini, è ancora incarcerato!
All'inizio del 1996 avevo assorbito, come molti altri, la notizia dell'interruzione
del "Ken Parker Magazine" anche grazie alla promessa degli Speciali semestrali inediti
ed ero stato entusiasta del n.1, "I condannati".
Da allora il Ken Parker "reale", incarcerato, non è più riapparso mentre quello "editoriale"
sta avviandosi verso una brutta fine... Ecco il perché dei 3 punti in meno: dateci
qualche notizia di Ken!
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