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Ken Parker  collezione n.9
" La terra degli eroi "
(1k)
( 7 , 6 , 6 ) 3 + 3
91% equiv.
7/7
Vedere anche la Scheda della Storia nell'uBC Database.


Il grande sogno di Berardi e Milazzo. Lungo Fucile trascina i suoi creatori nel limbo sospeso fra Mito e Utopia dove finiscono tutti i personaggi dimenticati dell'Avventura per subire le angherie di una misteriosa Eminenza. E' l'inizio di un viaggio fantastico dentro il cuore ferito delle nuvole parlanti, alla riscoperta delle radici di un'ispirazione. Follia, capolovoro o semplicemente il più suggestivo dei requiem per il mondo dei fumetti? Di certo l'opera più geniale e ambiziosa degli autori di Ken Parker...

Cattiva maestra televisione
recensione di Andrea Bigi
Ken Parker



Soggetto
(1k)
7/7
Giancarlo Berardi Dopo "Il respiro e il sogno" ecco un'altra storia "rivoluzionaria" di Ken Parker destinata a divenire cult per gli appassionati.

Ma se "Il respiro e il sogno" rappresentava una sorta di manifesto artistico di Berardi e Milazzo, la loro tensione ideale verso nuovi modi narrativi, "La terra degli eroi" è qualcosa di completamente diverso. Qui gli autori si calano letteralmente "dentro" il fumetto (un'operazione che li porta a capovolgere il normale "senso" del fumetto, che solitamente deve "imitare" la realtà e rispondere a una logica di verosimiglianza, mentre in questo caso è la realtà che deve assomigliare al fumetto, fino al punto in cui tutto si può cancellare con una semplice gomma!) e finiscono quindi per essere loro stessi protagonisti della storia, gli alter ego, o forse le essenze stesse degli autori in carne e ossa.

Il significato di questa trovata è chiaro: l'avventura di Berardi e Milazzo non è che un loro rimettersi in gioco, una specie di personalissima "Discesa agli Inferi", alle radici della loro ispirazione artistica e in cerca delle ragioni della crisi del fumetto, in particolare (si presume) della loro crisi.

In sostanza, tutto nella storia ruota attorno ai Nostri, e non a Ken Parker, che mai come in questo caso è solo un comprimario: in questa logica, gli "Inferi" di Berardi e Milazzo assumono la forma di una terra sperduta in cui finiscono confinati tutti i personaggi del mondo dell'avventura trascurati dai loro autori per essere rinchiusi in un castello inespugnabile pieno di nazisti e altri orribili aguzzini. Il fatto è che si tratta di personaggi molto particolari: sia "buoni" sia "cattivi" sono infatti tutti personaggi che Berardi e Milazzo hanno amato dalla giovinezza e a cui, in qualche modo, devono qualcosa.

Così, tra esclamazioni in genovese, brani del Riccardo III e del Giulio Cesare recitati da Kane/Orson Welles e facce note e meno note (dal mitico Tiki a Zorro, da Totò a Fellini, da Rita Hayworth a John Wayne), la vicenda termina con la rivolta degli eroi e la distruzione del vero colpevole, il tiranno senza cuore né pietà che vuole annichilire ogni barlume di eroismo nella coscienza del mondo: la Televisione! Berardi sospeso fra Popper ("Cattiva maestra televisione") e Orwell (il mito del Grande Fratello), quindi? Non sappiamo dire (lo stesso Berardi non appare così sicuro, a dire il vero, e la televisione serve piuttosto a indicare simbolicamente un certo mondo).

In realtà, il vero significato del finale è un altro. E' più diretto all'autocritica. Gli autori infatti non pensano a salvarsi perché si fanno abbindolare dalla tv, e così, pur avendo dimostrato di essere disposti a sacrificarsi per salvare le loro opere, finiscono per abbandonarle ancora una volta. Forse per sempre.

Sceneggiatura
(1k)
6/7
Giancarlo Berardi Da tempo siamo convinti che Giancarlo Berardi assomigli a Robert Altman. Non ci pare che il grande regista americano abbia mai girato western, ma l'autore genovese lo ricorda egualmente, oltreché, ovviamente, per l'indiscutibile taglio cinematografico del suo modo di raccontare le vicende, nella spiccata predisposizione per le grandi storie corali, il senso dell'ironia, il gusto per la sperimentazione, la passione per il giallo.

In questo caso, però, Berardi si è spinto oltre. In effetti, se ci passate il paragone, quest'avventura è come se Altman avesse tenuto per sé un ruolo da primattore in "The player" ("I protagonisti"). C'è qualcosa di più, in sintesi, qualcosa di terribilmente intellettuale (che per assurdo è il vero limite della storia) di cui però Berardi dimostra di essere perfettamente conscio e si impegna con profitto a smorzare e a tenere costantemente in secondo piano con l'arma dell'ironia e, a volte, addirittura del nonsense (come spiegare altrimenti l'irruzione dell'abate Faria?).

Fra le decine di spunti meritevoli di un commento più approfondito, segnaliamo la scena dello smascheramento di Zorro (bella intuizione, l'eroe senza occhi sotto il disegno della benda che pure qugli stessi occhi fa intravvedere!) e il dialogo padre/figlio fra Berardi e Ken, due tavole memorabili che nella nottata giusta sarebbero in grado di commuovere anche John Wayne... Tra i personaggi più azzeccati, propendiamo per il glaciale colonnello Eric Von Stroheim e ovviamente il fantastico istrione Kane/Orson Welles.

Disegni
(1k)
6/7
Ivo Milazzo Ottimi davvero. Milazzo avrà sudato sette camice (per una volta, poi, è lui stesso l'oggetto principale dei suoi disegni!) ma il risultato non fa una grinza. Complimenti. Rita Hayworth è bellissima.

Copertina
(1k)
3/3
Ivo Milazzo Perfetta. Azzeccato lo sfondo bianco che rende bene l'idea della particolarità della storia. E poi Ken Parker in fuga inseguito dagli aguzzini nazisti rappresenta una sintesi niente male del contenuto dell'albo.

Overall
(1k)
3/3
Un'opera d'arte, un riuscito esperimento d'avanguardia, o il testamento letterario di Ken Parker (il più possibile anticipato, si spera)? Tutte e tre le cose insieme, probabilmente (poi bisogna ricordare che l'albo originale uscì quando l'esperienza di Ken Parker Magazine volgeva al termine).

Noi preferiremo sempre e comunque vicende più classiche e toccanti come "Adah" o magari la saga di Pat O'Shane, tuttavia il solo fatto di aver accostato questa avventura a "Il respiro e il sogno" spiega bene quello che ne pensiamo. In ogni caso, è proprio davanti alla considerazione di questi piccoli gioielli in formato bonelliano che, intuendo la difficoltà del grande pubblico nel recepirle, non riusciamo più a replicare alcunché al pessimismo di Berardi. Tranne che è proprio dall'orgoglio per aver dato luce a questi piccoli gioielli che il Nostro deve trovare la forza di andare avanti.



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Soggetto

 
Sceneggiatura

 
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