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La donna empatica

quando Julia dimostra tutto il suo acume
Recensione di  |   | julia/


La donna empatica
Julia 112 "Abbraccio Mortale"


La donna empatica

Scheda IT-JU-112

Quando Giancarlo Berardi concepisce le sue storie, la sua prima preoccupazione è quella di renderle ben ancorate alla realtà. Julia è come un albero le cui radici si nutrono della prosaicità del quotidiano e i cui frutti sono la bellezza artistica di un'osservazione attenta del reale. Chi è disposto a cogliere questi frutti scoprirà l'essenza di ciò che è Julia; chi invece si ostinerà a staccare le foglie o addirittura a tagliare i rami troverà soltanto noia e delusione. Già, perché la nostra criminologa, al contrario delle apparenze, non è un'eroina del giallo.

Il giallo è soltanto una tinta, un pretesto per innervare la narrazione di minutissimi dettagli che costruiscono un mosaico nel quale non possiamo non ritrovare noi stessi, la nostra esperienza immediata del mondo. I personaggi sono sempre estremamente realistici e curati nei loro tic, nelle loro piccole manie, nel linguaggio, nel comportamento, nella psicologia. Berardi riesce a mantenere alta la qualità delle storie, delude rarissime volte. Capace com'è di costruire in poche vignette situazioni e personaggi definiti e riconoscibili come tipi umani. E proprio per questo non è avventatezza affermare che questa testata è una delle migliori del panorama fumettistico italiano. Ci rendiamo conto che una tale affermazione potrebbe suonare strana a chi ricorda Berardi principalmente come autore di Ken Parker. Per questo motivo, invitiamo questi lettori ad abbandonare per un attimo quel ricordo e a concentrarsi invece sulle peculiarità di Julia; peculiarità che cercheremo di mettere in rimarchevole risalto con l'analisi di Abbraccio mortale, che è senza dubbio annoverabile tra i migliori lavori di sempre.

Analisi della storia

Il giallo è soltanto una tinta, un pretesto per innervare la narrazione di minutissimi dettagli che costruiscono un mosaico nel quale non possiamo non ritrovare noi stessi, la nostra esperienza immediata del mondo
All'inizio sembra che la lettura riguardi un racconto sviluppato soltanto per ricercare il colpevole di un tentato omicidio. Ma ciò che verrà scoperto successivamente intorno a questo caso incrinerà questa convinzione, fino a spazzarla via. E il risultato sarà quello di assistere ad un profondo scavo nelle pieghe più riposte dell'animo umano. Sherleene Blevis, una fioraia, è in un letto d'ospedale in fin di vita. La nostra criminologa di Garden City ha preso a cuore il suo caso e riuscirà a sbrogliare il bandolo della matassa, nonostante gli indizi non siano per nulla evidenti. D'altronde, come cercare qualcosa nella vita di una donna che ha sempre vissuto nell'essenziale, nella normalità più spartana e di cui non si hanno notizie né di famigliari né di amici? Ma Julia possiede delle doti uniche. Infatti, ciò che caratterizza maggiormente il suo acume intellettivo - e in questo episodio ne darà brillante prova - è soprattutto la componente empatica, ossia quella capacità di sentire come l'altro, di ripercorrerne le tappe esistenziali; quelle tappe cioè che ogni uomo deve aver vissuto in quanto uomo. Tale caratteristica, ammirevolmente espressa in questa circostanza narrativa, permetterà a Berardi di rendere Julia chiave di lettura delle sue vicissitudini, consentendoci di partecipare a quel processo di esplorazione psicologica di cui la nostra si serve per introiettare il mondo circostante attraverso il proprio in modo da restituirne una più profonda conoscenza.

Gli occhi della Blevis
disegni di Marco Foderà e Thomas Campi, Julia n.112

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

Gli occhi della Blevis<br>disegni di Marco Foderà e Thomas Campi, Julia n.112<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>

Ed è proprio così che, come in un viaggio dentro se stessa alla ricerca di ciò che vi è di comune tra la sua vita e quella della donna apparentemente senza passato, scoprirà nella sua abitazione una foto nascosta sotto un mobile. Una foto in cui Sherleene abbraccia un bambino. E' questo il primo indizio, ma anche la prova fondamentale dell'esistenza di un legame affettivo, coltivato dentro di sé, nel proprio spazio personale.

Anche in questo episodio, come negli altri, è possibile cogliere tanti piccoli dettagli che sembrano essere il riflesso della nostra attualità, come se Berardi avesse rimuginato sul nostro mondo per offrirci il suo punto di vista. A titolo di esempio, si veda il dialogo dell'incipit fra le due ragazze, in cui sembra trasparire una riflessione sull'attualità, anche se ben camuffata e narrativizzata nel contesto.

Nelle indagini, Julia viene affiancata dal suo compagno Jeffrey Noah dell'antiterrorismo. E, quindi, non manca qualche scena d'intimità. Questo farà senz'altro piacere ai fan della criminologa che avevano accusato la testata di immobilismo chiedendo a gran voce un cambiamento. Berardi pare aver raccolto la sfida introducendo Jeffrey da alcuni episodi. Ma la delicatezza con cui lo ha fatto e la parsimonia con la quale lo gestisce sono tutt'altro che elementi di perturbamento della testata, che resta ben ancorata nei suoi presupposti di base.

Un epilogo straziante che porta a compimento una narrazione estremamente toccante e sceneggiata minuziosamente nella sua tragicità umana.
Ma torniamo alla storia. Verso il finale, essa raggiungerà un pathos di forte intensità costruito con appassionata partecipazione grazie anche alla mirabile sceneggiatura delle parti precedenti, che si susseguono in un crescendo di tensione. La nostra eroina ha rintracciato il figlio naturale della Blevis, che a diciotto anni era stata costretta a dare via. Ma ormai lui si è costruito una famiglia, una serenità, una parvenza di normalità che gli consentono di vivere con quel minimo di dignità necessario ad ogni esistenza. La lettera che la madre gli aveva inviato per riallacciare un legame affettivo lo aveva sconvolto. Dopo tanti anni non era facile accettare che tutto il proprio passato non è quel che si era immaginato. L'arrivo della nostra criminologa turberà l'equilibrio di Brandon Cotten. E' stato lui a tentare di uccidere sua madre per ben due volte, prima nel negozio e poi all'ospedale. Julia ha ricostruito i fatti. Ma Brandon in un gesto di estrema follia corre via e si getta sotto la metropolitana in corsa. In quello stesso istante, lo stato di salute di Sherleene si aggrava come fosse stata in sintonia con suo figlio, e di lì a poco morirà. Un epilogo straziante che porta a compimento una narrazione estremamente toccante e sceneggiata minuziosamente nella sua tragicità umana.

I disegni

I disegni realistici del duo Foderà-Campi sono estremamente curati con linee sottili e precise che contornano volti e oggetti. Il dettaglio è di buon livello e contribuisce a rendere il lavoro grafico molto apprezzabile. Molto intensi gli sguardi di Julia, caratterizzati, nei primissimi piani, da occhi molto grandi e perlacei e ciglia sottili e definite (si guardi l'ultima vignetta di pag.98, oppure di pag.95).

... e gli occhi di Julia
disegni di Marco Foderà e Thomas Campi, Julia n.112

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

... e gli occhi di Julia<br>disegni di Marco Foderà e Thomas Campi, Julia n.112<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>

Conclusioni

Julia esprime dal punto di vista compositivo tutte le potenzialità della griglia bonelliana, e senza riserve
In definitiva, possiamo concludere il nostro discorso aggiungendo una glossa a tutta la nostra precedente disquisizione. Se questo numero di Julia raggiunge un apicale non lo fa soltanto rispetto alla testata stessa, ma anche al di fuori del proprio recinto. Siamo di fronte ad un pregevole lavoro di sceneggiatura che può tranquillamente posizionarsi tra i più riusciti degli ultimi tempi nel mondo del fumetto italiano. Siamo d’accordo che, essendo Julia un fumetto che sfrutta al massimo grado quella che è notoriamente definita la rigida "griglia bonelliana", non può essere equiparabile a quelle narrazioni che si distinguono nell’opposizione e smontaggio della medesima. Ma essa nel suo, per così dire, "conservatorismo" estremo, esprime dal punto di vista compositivo tutte le potenzialità del formato, e senza riserve.

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