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La follia della normalità

ancora un albo perfetto, con qualche valore aggiunto...
Recensione di  |   | julia/


La follia della normalità
Julia 90 "Fuoco dentro, Il"


Scheda IT-JU-90

Articolo

Recensione

Martina Galea nella sua recente analisi di Julia ha evidenziato l’imbarazzo di dovere recensire ogni mese un albo formalmente perfetto, se pur mancante di quella “sporcizia” narrativa che costituisce la differenza fra l’esercizio letterario formale e l’opera d’arte. In effetti, come più volte rilevato su questa pagine, Julia rappresenta l’opposto narrativo di Ken Parker: laddove il cow boy dal lungo naso ha vissuto una esistenza travagliata, vagabondando su e giù per il West sino ad arrivare nei grandi centri dell’Est, al contrario la criminologa di Garden City vive i suoi episodi in una assoluta atemporalità. I protagonisti principali del mondo di Julia sono di una assoluta prevedibilità e giammai (oramai ci siamo rassegnati) assumeranno atteggiamenti diversi da quelli che sono stati instillati nel loro
Colin è figura centrale nella vicenda. È vittima tre volte: dell’incidente; delle soffocanti attenzioni del padre; della società.
programma genetico da Giancarlo Berardi, vero demiurgo del fumetto, che conduce le vicende dei suoi personaggi con una perfezione quasi maniacale.

Ma c’è un fatto che senz’altro da ragione a Julia (e a Berardi): il successo del personaggio presso il pubblico che, non dimentichiamolo, è fattore essenziale per un fumetto che vuole essere di massa, soprattutto in un momento critico di vendite quale può essere l’attuale. Con "Il fuoco dentro” Berardi ci regala un altro piccolo capolavoro che per efficacia narrativa, tratteggio dei personaggi, precisione nella sceneggiatura si colloca fra i migliori episodi della serie.

La vicenda rappresenta una analisi critica ferocissima al mondo della normalità borghese però condotta in maniera molto sottile ed evidente solo dopo una lettura attenta. All’inizio della storia, come al risvegliarsi da un sonno, vediamo delinearsi il volto di Wade Bremer: pare un vecchietto innocuo, quasi completamente calvo e con due grandi occhialoni da vista sul naso. Poi capiamo che stiamo vedendo il suo volto con gli occhi di un giovane che si è appena svegliato dal precedente tramortimento causato dal vecchio. Il giovane è legato a una sedia. Un rapido cambiamento della visuale sulla terza tavola riprende, dall’alto tante villette, tranquille, tutte uguali. Dentro una di queste sta prendendo avvio una tragedia. Con una geniale inquadratura ad effetto Berardi ci rivela l’orrore che si può nascondere dietro una tranquilla normalità borghese.

La follia di Wade Bremer
pag.21 - disegni di Ernestino Michelazzo

(c) 2006 SBE

La follia di Wade Bremer<br>pag.21 - disegni di Ernestino Michelazzo<br><i>(c) 2006 SBE </i>

La trama in effetti prende spunto da “Un borghese piccolo piccolo” (film italiano del 1977, diretto da Mario Monicelli e interpretato da Alberto Sordi), che parla di come un impiegato ministeriale romano diventi il carnefice dell’assassino del figlio, ucciso durante una rapina. In particolare è mutuata dal film la descrizione della crudele e sadica detenzione delle vittime da parte del carnefice.

Nell’albo di Berardi però la follia è ancora più irrazionale, per questo più incomprensibile e dolorosa. Wade Bremer è un reduce della guerra in Corea, dove i soldati americani hanno

Con "Il fuoco dentro” Berardi ci regala un altro piccolo capolavoro che per efficacia narrativa, tratteggio dei personaggi, precisione nella sceneggiatura si colloca fra i migliori episodi della serie.
sperimentato, ancora prima del Vietnam, le peggiori crudeltà. Il suo equilibrio mentale è stato evidentemente scosso da quella esperienza, probabilmente la sua vita è stata costantemente in bilico tra sensi di colpa e tentativo di accettare e giustificare quell’orrore. Questo tenue equilibrio viene drasticamente spezzato quando il figlio, Colin, investito da un fuoristrada guidato da un figlio di papà, finisce su una sedia a rotelle. Le influenze del padre dell’investitore impediscono ai Bremer di ottenere il giusto risarcimento. Qualche mese dopo gli muore la moglie per un tumore al cervello.

Wade Bremer dunque sfoga tutta la sua rabbia e la sua frustrazione (non potendo raggiungere il reale responsabile ormai in Europa) su tutti i ragazzi benestanti che guidano un fuoristrada simile a quello che ha collocato il figlio su una sedia a rotelle. Uno lo uccide dopo averlo orrendamente mutilato, l’altro è salvato appena in tempo dall’arrivo dei “nostri” (Julia, Ben Irving e Alan Webb).

Molto realistica e ben tratteggiata è la figura di Colin Bremer, il ragazzo paraplegico. Colin è figura centrale nella vicenda. È vittima tre volte: dell’incidente; delle soffocanti attenzioni del padre; della società. Come tutti i disabili Colin vive sulla propria pelle le discriminazioni, che gli creano ostacoli nel trovare un posto di lavoro, e le ipocrisie sociali che credono di risolvere i problemi sostituendo delle parole con altre ("non normodotato… non c’è rispetto neanche nella lingua").

"Non normodotato"
pag.58 - disegni di Ernestino Michelazzo

(c) 2006 SBE

"Non normodotato"<br>pag.58 - disegni di Ernestino Michelazzo<br><i>(c) 2006 SBE </i>

Sarà Colin, solo apparentemente rassegnato e sottomesso, a salvare l’ultima vittima del padre con l’aiuto di una ragazza conosciuta in chat. Dal buio della tragedia, ci fa capire Berardi, in conclusione del fumetto, nasce una luce: l’amore tra i due giovani.

I disegni di Ernestino Michelazzo sono ottimi, come quelli di quasi tutti i disegnatori di Julia. Il tratto di Michelazzo, chiaro e preciso, non presenta grandi differenze o evoluzioni rispetto all’ultimo albo da lui disegnato ("Gioco Mortale", Julia 83). Ma anche rispetto agli altri disegnatori le differenze non sono evidenti. Negli ultimi numeri solo i disegni di Enio ("Minaccia a domicilio", Julia 77), incisivi ma a volte troppo caricaturali si presentano anomali rispetto a quelli del resto della serie. In effetti anche questa è una evidente caratteristica di Julia.

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