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Julia e l'omofobia:
comics, giornali e cattiva informazione

di Paolo Ottolina

Non tutte le opere controverse sono grandi. Spesso, però, le grandi opere sono controverse.

Julia, la criminologa di Giancarlo Berardi, sembra già essersi imposta all'attenzione del pubblico e della critica come uno dei prodotti qualitativamente migliori del più recente fumetto italiano. Eppure, affiancando le lodi, un fiorire continuo di polemiche ha accompagnato i soli tre numeri pubblicati sinora.

Chi frequenta anche solo occasionalmente i newsgroup it.arti.fumetti e it.arti.fumetti.bonelli non avrà potuto fare a meno di notare, in particolare, le accese discussioni suscitate da un intervento di Luca Enoch. L'autore di Sprayliz, di Legs e del prossimo Gea, ha denunciato come, a suo parere, il personaggio di Myrna e il profilo psicologico che ne delineano Julia e i due poliziotti (il ten. Alan Webb e il serg. "Big" Ben Irving) suggeriscano più o meno volutamente che l'omosessualità sia da considerarsi come una sorta di patologia, con le sue cause cliniche e psicologiche. Con molta decisione, Enoch affonda il colpo: "C'è poco da girarci intorno -scrive nel suo messaggio, datato 15 nov '98-: qui le cause teoriche dell'omosessualità di Myrna vengono mescolate insieme a quelle del suo istinto omicida in un unico calderone, in cui è facile, per un lettore sprovveduto e preda dei canonici luoghi comuni sull'argomento, equiparare la figura di Myrna assassina a quella di Myrna lesbica e quindi di leggere la condizione omosessuale come un comportamento deviante e potenzialmente pericoloso."

Inutile ricordare, poi, come moltissime siano state le risposte a Luca in merito alla questione, molte delle quali in difesa di Giancarlo Berardi (alcune con toni invero sgarbati). Noi non possiamo né vogliamo avere l'ultima parola in merito. Enoch, da noi interpellato in merito alla possibilità di scrivere un vero e proprio intervento per uBC sul tema, si è riproposto, con estrema correttezza, di approfondire l'argomento prima di sbilanciarsi con un intervento meno personalistico.

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L'articolo di "Avvenimenti"
(c) 1998 SBE
   
 

Piuttosto, ci preme in questa sede portare all'attenzione di tutti uno sciagurato articolo comparso sul settimanale "Avvenimenti" (numero del 6 dicembre 1998), a firma Valentina Rocca. Curiosamente (e viene da chiedersi se si tratti di coincidenza), il pezzo riprende le argomentazioni di Luca Enoch, ma con un piglio e un dogmatismo ben diverso dall'intervento, tutto sommato "netiquettoso" e non urlato, del papà di Sprayliz.

Siamo nella sezione "Cultura", nella pagina campeggia la cover by Soldi di Julia n.2, ma la striscetta nera che sovrasta il titolo già ci fa capire che non si tratterà di una recensione: "Comics e disinformazione", annuncia la scritta.

Poi inizia il tiro a segno. "L'omosessualità è un comportamento patologico? Le lesbiche si sentono uomini e da uomini si comportano? I gay sono soggetti pericolosi? E' quanto si deduce da un fumetto, il secondo numero del nuovo albo mensile della Bonelli, Julia - Le avventure di una criminologa di Giancarlo Berardi": questo il lead del pezzo. Ed è tutto un programma.

Dopo un breve riassunto del primo episodio di Julia, l'autrice espone le inconfutabili prove del misfatto berardiano: Comincia così il secondo albo, con i due poliziotti che tentano di consolarla dicendo che non è colpa sua: "Tanto più che la maggior parte degli indizi puntava in quella direzione: la presenza tra le giovani vittime di una prostituta, le modalità dei sequestri, il sadismo sessuale, l'uso di un'arma da taglio... Tutte caratteristiche maschili)" (pag. 5, la prima della storia). Per poi arrivare, voltata pagina, a questa lapidaria affermazione: "Myrna Harrod (l'omicida, ndt) è omosessuale e il suo comportamento è molto simile a quello di un uomo". Cui fa da spalla il seguente dialogo: "Probabilmente, un criminologo maschio ci sarebbe arrivato", si tortura Julia, "Vuol dire che potrebbe esistere una sorta di... di solidarietà sessuale tra lei e la Harrod?!" chiede il tenente, e il suo subalterno, al "Potrebbe" della criminologa, ribatte prontissimo: "Impossibile, quella si sente un uomo" (pag. 7).

Potrebbe già bastare -incalza la Rocca, per nulla soddisfatta delle prove sciorinate fino al momento - ma non finisce qui. A pagina 91 arriva l'ormai atteso papocchio pseudo-psicoanalitico: Myrna ha avuto un'infanzia molto infelice, abbandonata dalla mamma, padre alcolizzato, proibizioni di tipo religioso eccetera: "Myrna cresce con un'identità sessuale incerta"!

A questo punto, la giornalista sveste i panni della Pubblica Accusa e indossa quelli della giuria. Ecco il verdetto, lapidario: Al lettore di questo fumetto viene quindi comunicato: 1) che le lesbiche si comportano come se fossero uomini, anzi si sentono tali; 2) che l'omosessualità è una malattia - assunto da tempo sconfessato dall'Organizzazione mondiale della Sanità - magari legata a condizioni ambientali sfavorevoli (anche se l'autore fa dire a Julia che non se ne conoscono le cause, per poi tornare sui caso specifico e far capire il contrario); 3) la serial killer è un pessimo soggetto "anche" perché gay.

I punti incriminati sono gli stessi sottolineati a suo tempo da Enoch, ma è il tono, si diceva, ad essere ben diverso. Scevro di ogni dubbio, l'articolo della Rocca si scaglia con livore verso l'empio Berardi. Come nei migliori (o peggiori) pamphlet.

Solo che qui non siamo in presenza di inconfutabili affermazioni di merito fatte da un politico o da un uomo pubblico. Qui siamo in presenza di un'opera letteraria, che come tale va sottoposta a un'interpretazione. E l'interpretazione del testo non può avvenire se non inserendo il testo nel contesto in cui il testo medesimo compare.

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Uno dei dialoghi incriminati. Disegni di C.Roi
(c) 1998 Avvenimenti

Si può condannare senza appello, come fa l'articolo, Giancarlo Berardi senza ricordare come lo sceneggiatore genovese ha affrontato il tema del diverso nella sua quasi trentennale carriera? Si può condannarlo senza appello senza invitare chi lo accusa di "omofobia" ad andarsi a rileggere "Diritto e rovescio" (KP n.36) in cui la figura del coreografo omosessuale Junius Foy è tratteggiata con una delicatezza e un'attenzione inattingibili anche per molte opere "alte" (romanzi, film)? Si può condannarlo, soprattutto, senza rendersi conto che non si è neppure preso in considerazione uno dei princìpi più elementari dell'interpretazione del testo: che il discorso di un personaggio non può essere attribuito automaticamente al suo creatore (come, fra gli altri, ha sottolineato Moreno Burattini in una delle repliche a Enoch).

La risposta è SI'. E' sì se il demone del "vietato parlar male delle fasce sociali discriminate" ci obnubila la mente. E' sì se siamo, come è evidentemente la Rocca, dei talebani del "politically correct". E' sì se il fumetto è per noi niente più che un succedaneo degli opuscoli informativi contro la droga o l'AIDS. L'illuminata giornalista, infatti, poche righe dopo ci educe sul ruolo sociale del nostro medium preferito: Affermazioni prive di fondamento e molto gravi, tanto più perché vengono veicolate da un fumetto, un mezzo di comunicazione che contribuisce alla formazione e alla crescita culturale soprattutto dei più giovani. Una generazione fa il "libro di testo" era Topolino: probabilmente non c'è trentenne che non abbia imparato grammatica, storia, geografia ecc. con le strisce di Walt Disney, i manuali delle Giovani marmotte odi Paperinick (non è un errore nostro! La Rocca scrive proprio PaperiniCK). Se i giovani di oggi (e non solo i giovani) si trovano in mano un fumetto come Julia, forse c'è da preoccuparsi.

Già, c'è proprio da preoccuparsi. Le conseguenze della rieducazione omofobica di Berardi saranno, nientepopodimenoche, queste: leggeremo più spesso di studenti gay massacrati di botte dal compagni, di ragazzi gay uccisi dal proprio padre o di ragazze lesbiche sequestrate in casa dai genitori, di gruppi di omosessuali "pentiti" che in nome della loro confessione religiosa si propongono di curare i fratelli ancora nell'errore e nel peccato

Perché l'articolo di "Avvenimenti" è oltremodo censurabile, mentre l'intervento di Enoch no? Non è solo questione di oltranzismo nei toni e nelle argomentazioni. Il punto chiave è il medium che veicola i due messaggi. Luca Enoch ha dato sfogo ad alcuni suoi dubbi nella maniera più personalistica possibile. L'ha fatto appiccicando il suo msg. su una bacheca virtuale e rivolgendosi a degli amici: "Io la penso così. La penso decisamente così. Ora ditemi voi che ne pensate". Ha ricevuto delle risposte stimolanti, è potuto tornare circa un mese dopo sul tema, senza fare totalmente marcia indietro, ma aggiungendo qualche dubbio accanto alle proprie certezze. "A questo -scrive Luca nel suo nuovo messaggio- servono i forum: ad avere stimoli e suggerimenti che ti possano arricchire, non tanto per avere un palcoscenico per le proprie opinioni".

I giornali, invece, sembrano cedere in Italia il ruolo di enzimi nella creazione democratica dell'opinione pubblica, per diventare megafoni in cui urlare le proprie convinzioni.

Non c'è bisogno di ricordare quanto sia sottostimato il fumetto nel nostro paese. Non c'è bisogno di ricordare che di fumetto, sulla stampa nazionale, si parla nello stesso modo in cui si fa la cronaca rosa: con pseudo-scoop di bassa lega, spesso pieni di refusi e di imprecisioni, in cui si annuncia che "Superman morirà!", oppure che "Peter Parker non è l'Uomo Ragno!" o che "Tex compie 50 anni". I fumettisti (anzi i "fumettari") sono grandi solo quando sono morti, sono citabili solo quando sono carne da notizia come l'agorafobico Tiziano Sclavi.

Una grama volta che si pubblica un articolo su un fumetto popolare, un articolo che addirittura analizza un fumetto popolare, ecco che lo si fa per lanciare una polemica strumentale e dalle gambe d'argilla. I risultati di un articolo come quello di "Avvenimenti" sono davvero poco edificanti: senza prevedere scenari apocalittici (un picchettaggio dell'ArciGay davanti alla sede della Bonelli? Gruppi di lesbiche che bruciano in piazza gli albi di Julia?), il lettore del settimanale digiuno di cose fumettistiche trarrà conclusioni tutt'altro che edificanti su Giancarlo Berardi, su Julia e sulla stessa Sergio Bonelli Editore.

SBE su cui la Rocca scaglia i suoi strali dopo aver esaurito quelli specifici contro la criminologa: La casa editrice milanese ha dei precedenti che giova ricordare. Iniziando dal "caso" Legs Weaver, albo creato staccando una costola dal fortunato Nathan Never: Legs è un'agente speciale in un futuro ipertecnologico, fisico da schianto sempre ben in vista e un'amica-collega con cui divide l'appartamento. Rapporto ambiguo, si capisce e non si capisce cosa c'è tra le due; ma col passare del tempo aumentano gli ammiccamenti (in stile voyeristico, la lesbica d'assalto muscoli pistola in pugno e tette al vento).

La Bonelli non viene bacchettata solo per le sue pubblicazioni, ma anche per le sue non-pubblicazioni:

Più o meno in quello stesso periodo il panorama italiano si illuminava con l'astro nascente Luca Enoch e la sua Sprayliz, un personaggio riuscito e molto amato dai lettori che non è però sopravvissuto all'ondata di crisi del settore oggi Sprayliz esce di nuovo -nessun errore! Tra "settore" e "oggi" non c'è alcun punto-, anche se con cadenza "variabile", grazie ad una piccola casa editrice fiorentina).La Bonelli non ha certo perso tempo ad assicurarsi Enoch, ma ha scaricato Sprayliz, che mal si attagliava ai suoi canoni editoriali; indubbiamente per il suo spessore di critica politica, forse anche per l'esplicita e bonaria "normalità" con cui trattava il tema dell'omosessualità.

Il tutto senza una minima citazione per la Star Comics, responsabile della chiusura di Sprayliz.

La scarsa etica professionale della giornalista si palesa nella conclusione del pezzo: A questo punto forse sarebbe bene che la Bonelli, e lo stesso Berardi-papà di Julia, chiarissero la loro posizione sul tema. L'omofobia subdola è infatti anche più pericolosa di quella dichiarata (tipo Fini).

A parte l'involontario ridicolo dell'accostamento Fini-Berardi, che fa sbellicare dalle risa ogni conoscitore del papà di Lungo Fucile, ecco la prova della lampante faciloneria del pezzo: perché la Sergio Bonelli Editore non è stata contattata PRIMA di mandare in stampa il pezzo? Perché non è stato chiesto un parere in merito a Giancarlo Berardi, o almeno ad altri colleghi, PRIMA di lanciarsi in avventate analisi? Semplice. Perché chiunque, anche sommario conoscitore del lavoro di Berardi, avrebbe suscitato forti dubbi su una reale omofobia dell'autore. E un pamphlet dubbioso è come una luminaria spenta: non attira nessuno.

Il grottesco della questione è pensare, per altro, a come i fumetti di Giancarlo Berardi vengano tirati per i capelli. Ricordate quando Ken Parker fu bollato come "Fumetto Comunista" in conseguenza a storie come "Sciopero" o "Un alito di ghiaccio", in cui si palesava l'anima "sessantottina" dell'autore, attraverso alcune citazioni piuttosto scoperte?

Vi rinfresco la memoria, con una lettera pubblicata su "Ken Parker Magazine n.10" del giugno '93 (l'autore era Andrea Marcon da Monza):

"Caro Ken,
che delusione mi hai dato. Anche tu come gli altri così uguale, così conformista. Pure tu con una bandiera, un'etichetta, un partito. Ed io che ti credevo libero, onesto...
Eccolo, finalmente è in edicola lo Speciale tanto atteso: 3 storie 3 tutte da gustare, un'overdose di splendido fumetto. Non manca un'introduzione, leggiamo. Una semplice presentazione delle avventure che seguiranno?. Sì, ma con una precisazione: per chi non se ne accorgesse, lo sceriffo dell'episodio Un alito di ghiaccio raffigura volutamente l'ex presidente USA Ronald Reagan, autore di una politica fiscale "buona per vincere le elezioni e perdere il paese". Il giorno seguente un'altra gradita sorpresa: riesco ad acquistare un altro volume della vecchia collana, il n° 58, Sciopero. Un'avventura bellissima ma di una faziosità disgustosa. E arrivati a pag.89, nel mezzo del corteo di lavoratori scioperanti, si scorgono tra gli altri Fidel Castro e Stalin.
Vedete, io potrei stare qui a parlarvi di politica, di storia o di matematica. Quella matematica (in quanto inopinabile) che ci rivela certi dati della politica economica di Reagan (calo della disoccupazione e aumento della produzione, ad es.) tutti a suo favore. Quella matematica che esprime con cifre milionarie le vittime delle purghe staliniane, il vostro paladino dei lavoratori e degli oppressi, e nell'ordine di migliaia di persone i prigionieri politici del democraticissimo Castro.
(...cut...) Però vi prego di una cosa: non mescolate anche voi il fumetto con la politica. Non cercate subdolamente d'indottrinare i giovani lettori con le vostre ideologie, di fare propaganda attraverso uno strumento, il fumetto, che non merita un simile trattamento. E qui, lo sapete benissimo, non si tratta semplicemente di esprimere liberamente la propria opinione. In questo caso aggiungete un'intestazione al vostro periodico: "Ken Parker Magazine - Mensile comunista". E soprattutto togliete a Ken i suoi spazi, le sue distese, persino il suo cavallo. Non è più libero di lottare contro ingiustizie, non è più libero di essere solo con la usa battaglia, non è più libero di rifiutare i compromessi. NON E' PIU' LIBERO."

Bel tipo questo Berardi: un oscuro manipolatore di menti giovanili, in cui inocula i germi dell'omofobia stalinista . Strano destino, il suo: bersagliato ieri da destra, si ritrova oggi attaccato da sinistra...

Una delle frasi di Marcon, però, la vogliamo proprio sottoscrivere: non mescolate anche voi il fumetto con la politica.

Dedicato a tutti i giornalisti.

P.S.: ma Tex è di destra o di sinistra?
 

 


 
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