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" Se le montagne muoiono"


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Julia, ti presento Ken
recensione di Fabrizio Gallerani



TESTI
Sog. e Sce. Giancarlo Berardi
   

La sensazione di deja vu che si prova leggendo questo albo è forte: tutto infatti, dai temi ai personaggi, dalle situazioni ai disegni, sembra fatto apposta per suggerire nostalgici eroi dalla capigliatura bionda.

Le urbane atmosfere di Garden City sono improvvisamente messe da parte per far posto al fascinoso west e a tutto il suo carico di emozioni. Una vera manna dal cielo per gli orfani di Ken Parker, che, grazie agli splendidi disegni di Giorgio Trevisan, hanno l'occasione di ritrovare persino la fisicità del loro eroe preferito, nei tratti di un inedito Leo Baxter.

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Leo Baxter o Ken Parker?
disegno di Giorgio Trevisan

(c)1999 SBE

   

Tuttavia, malgrado la tentazione sia forte, non credo sia corretto tracciare paralleli con Ken. Le differenze fra le due serie, suggerite fin dalla prima avventura, si sono precisate numero dopo numero e sono diventate nette e palesi, malgrado i punti di contatto, soprattutto in questo episodio.

Laddove Ken fungeva da catalizzatore di emozioni, Julia, all'opposto, le vive in prima persona, e questo si ripercuote non solo sui soggetti delle storie, ma sullo stesso stile di scrittura di Berardi. E in questo senso, da un confronto diretto e limitato sul solo piano della narrazione, Julia esce inevitabilmente sconfitta.

Giusto per esemplificare, l'assenza pressochè totale delle didascalie che costituiva uno dei principali elementi caratterizzanti della scrittura di Ken, viene spesso rinnegata in favore di frequenti contrappunti della "voce narrante" di Julia. Una prosa sommessa, quella del diario di Julia, facile trappola per soporiferi sermoni o improbabili auto-analisi di psicologia spicciola, ma indispensabile ai fini della definizione del personaggio. Infatti, Julia, nella sua connotazione di realismo estremo, non ha (al contrario di Ken) la capacità intrinseca di far nascere nel lettore una empatia con le sue vicissitudini, e allora l'accorgimento del diario, malgrado abbia l'effetto collaterale di smorzare i toni della narrazione, serve proprio a compensare questa carenza.

Una precisa scelta stilistica, quella del realismo, operata a trecentosessanta gradi (soggetto, sceneggiatura, disegni) mitigata esclusivamente da alcune concessioni ai topoi bonelliani (o più in generale, ai tipici elementi della serialità) che nulla concede al glamour della scrittura (e dell'illustrazione) ad effetto.

E proprio questo numero, che all'apparenza sembra così distante dai toni ai quali la serie ci aveva fin qui abituati, è forse il migliore esempio della new-wave berardiana: trama gialla ridotta al lumicino (in effetti poco più di un pretesto per giustificare il cambio di ambientazione) e lunghissime digressioni di quotidianità. Durante tutta la prima parte dell'albo, infatti, Berardi, con l'alibi di far condurre a Julia l'indagine sugli omicidi, quasi abusa dell'attenzione del lettore: ma questo lungo prologo iniziale, dove sembra non succedere nulla, è indipensabile per calare Julia (e il lettore con lei) nella nuova realtà.

"Lasciando Garden City, Julia abbandona gli schemi che caratterizzano la sua vita, e parte, non tanto alla ricerca di un assassino, quanto piuttosto di se stessa."
   

Lasciando Garden City, Julia abbandona gli schemi che caratterizzano la sua vita, e parte, non tanto alla ricerca di un assassino, quanto piuttosto di se stessa. Ed è proprio l'opportunità di potersi osservare dall'esterno, da una realtà diametralmente opposta alla sua, che le consente di trovare alcune delle risposte che sta cercando. Questo ribaltamento del punto di vista, porta infatti alla luce il lato "represso" della sua personalità: non a caso, per la prima volta, il suo sonno non è turbato da incubi.

Tuttavia questa esperienza non è sufficiente a scuoterla: l'incontro con George, così come il sogno che accompagna il suo delirio, si interrompono bruscamente e riportano Julia alla sua realtà, all'indagine, al lavoro. Cosa resterà in lei dopo questa prova, va a costituire un aspetto del personaggio di cui sarà senz'altro interessante seguire l'evoluzione nei numeri futuri.

Da rilevare inoltre, l'abilità con la quale Berardi interseca i piani di lettura. La vicenda privata di Julia e il suo incontro con George, diventano metafora del tema di fondo della storia, l'integrazione del popolo Lakota: in entrambi i casi, l'unica soluzione (come suggerisce anche il simbolismo della danza indiana) è quella di vincere i propri pregiudizi.

Unica vera pecca di una sceneggiatura altrimenti ineccepibile, la mancanza di equilibrio globale: l'intero impianto narrativo, costruito in funzione dell'esperienza sentimentale di Julia, si trova, bruscamente, a dover relegare nelle ultime 6 pagine la soluzione del caso poliziesco, come se questa fosse stata ritardata all'estremo e inserita controvoglia, proprio perchè di secondaria importanza rispetto agli obbiettivi della narrazione.

Per altre considerazioni, note, citazioni e incongruenze leggete la Scheda della Storia.



DISEGNI
Giorgio Trevisan
con la collaborazione di Laura Zuccheri
   

E' innegabile che lo stile di Giorgio Trevisan sia ormai irrimediabilmente legato al personaggio di Ken Parker. Il suo segno, assieme a quello del creatore Ivo Milazzo, ha caratterizzato gran parte della produzione dell'eroe di Berardi ed è senz'altro il più adatto anche per illustrare le insolite ambientazioni di questo episodio.

E' certamente anche merito suo (o colpa sua, che dir si voglia :-)) se il fantasma di Ken aleggia durante tutta la lettura, e se le suggestive atmosfere della riserva ci risultano così familiari. Assieme a Julia, grazie ai disegni di Trevisan, anche noi veniamo piano piano "adottati" dalla comunità indiana, e ci affezioniamo all'umanità dei suoi componenti.

La sua Julia, poi, anche se su binari espressivi diametralmente opposti, è forse la più stimolante vista finora dopo quella di Vannini, perfetta incarnazione di una femminilità moderna e intelligente.

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Finalmente un sogno senza incubi :-), disegno di Giorgio Trevisan e Laura Zuccheri
(c) 1999 SBE

La vicenda ci regala anche l'occasione di ammirare Trevisan alle prese con delle insolite situzione oniriche, che testimoniano come i nuovi stimoli non spaventano affatto l'artista. D'altra parte, per l'intero albo, il fitto tratteggio che da sempre caratterizza il suo stile, si arricchisce di inedite soluzioni (mi riferisco in particolare alle sfumature realizzate con la spugnetta) che sembrano tese a sottolineare la diversa concretezza delle ambientazioni, rispetto ai suoi lavori precedenti.

Da rilevare anche l'ottima collaborazione di Laura Zuccheri, autrice di alcune matite dell'ultima parte dell'albo: notevole soprattutto la sua opera di adattamento allo stile di Trevisan che garantisce all'albo una unità grafica che era mancata in altre occasioni (cfr. il n.3).



GLOBALE
 

Un piccolo evento nella, finora breve, vita editoriale di Julia: una sorta di passaggio di consegne fra due universi apparentemente inconciliabili (ma ugualmente cari a Berardi) e allo stesso tempo una tappa fondamentale nella costruzione del personaggio.

Proprio per questi motivi, risulta un peccato veniale anche la copertina di Soldi, per la prima volta sottotono, che, malgrado la suggestione del soggetto, non restituisce appieno le intense atmosfere della storia.

 

 


 
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