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" I sequestrati"


Pagine correlate:
Intervista a
Laura Zuccheri


L'idillio familiare di un gioielliere viene sconquassato dal cronometrico piano di una banda di ex militari neo rapinatori.

"Numero 1, numero 2 dà i numeri!"
recensione di Gianluigi Fiorillo



TESTI
Sog. Giancarlo Berardi
Sce. Maurizio Mantero
   

Il fumetto è sempre stato un media dalla definizione sfuggente. E' vero che a volerlo categorizzare a tutti i costi, lo si potrebbe catalogare a metà strada tra il libro e il teatro/cinema, ma la cosa non non sembra funzionare perfettamente: spesso infatti, nella sua vita, questa forma di espressione ha sconfinato in uno dei due estremi, rendendo vana questa definizione. In effetti il fumetto si è sempre adeguato ai tempi e ai suoi "concorrenti".

"Fino a poco tempo fa il fumetto era considerato l'arte visuale estrema"
   
Fino a poco fa, infatti, era condiderato l'arte visuale estrema, quella per mezzo della quale era possibile raccontare con facilità e contemporaneamente con vigore, le storie più eccezionali. Esso ha infatti in più nei confronti del libro la componente visiva, che rende molto più agevole e oggettiva la lettura, laddove il concorrente deve far ricorso ad immagini mentali già presenti nel background del lettore. E aveva (imperfetto d'obbligo) il vantaggio nei confronti del cinema di non soffrire di limitazioni visuali di sorta: infatti ogni evento, anche il più estremo, partendo dalle catastrofi naturali per finire ad uomini volanti con improbabili tutine, è riportabile su carta.

Certo, movimento e suoni sono ancora ad appannaggio del lettore; è lui che deve interpolare i vari frame, arricchirli di toni e rumori o magari anche di colori. La lettura non è così attiva come quella di un libro, ma concede lo stesso spazi di manovra per voli pindarici, ove invece il cinema, con la sua multimedialità (volendo intendere con questa abusata parola la capacità di eccitare più sensi contemporaneamente) satura lo spettatore guidandolo verso un'esperienza in genere più rigida.

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Arrivano i nostri! E se ne accorgono tutti...
disegno di Laura Zuccheri - (c)1999 SBE

Ma ecco che ultimamente il cinema, grazie alla computer grafica, si sta man mano liberando di qualunque argine posto alla creatività del regista. James Cameron ha già fatto alzare da una sedia e risedere un uomo interamente sintetizzato al computer, indistinguibile da un attore reale: si direbbe che Di Caprio & co. abbiano oramai gli anni contati.

"Quindi il nuovo cinema hi-tech cannibalizzerà il fumetto?"
   
Quindi il nuovo cinema hi-tech cannibalizzerà il fumetto? Forse no, se gli autori rinunceranno al vecchio modo eccezionalista di scrivere fumetti e cercheranno di ritagliarsi un proprio spazio vitale, irraggiungibile dagli spettacolari media multimiliardari. E Berardi con il suo Julia mostra di aver capito l'antifona. Niente personaggi fenomenali né situazioni paradossali, ma figure vere alle prese con crisi di coscienza e problemi di ogni giorno. Dialoghi di alto livello, citazioni letterarie, trame non alla morbosa ricerca del colpo di scena ma dense di atmosfera; in più una strizzatina d'occhio al mondo del cinema da cui l'autore prende in prestito la fisionomia delle proprie creature. Cioè una contaminazione libro-cinema davvero peculiare e ben riuscita.

Detto ciò, vediamo come se l'è cavata la nostra Julia alle prese con la spietata banda di rapinatori di questo numero. Abbiamo già visto che Berardi non ha timore di passare l'incombenza della sceneggiatura a Mantero, nonostante essa sia uno dei punti forti della serie. Il tempo di immergersi nel menage familiare della famiglia De Meers e si capisce che il papà di Julia lascia la propria creatura in ottime mani: la sensazione è quella di star lì ad osservare il microcosmo di Garden City, come il buon Giancarlo ci ha fin'ora abituati. Tutto è naturale, scorrevole, per nulla forzato.

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Bollette, croce dei giovani di tutto il mondo!
disegno di Laura Zuccheri - (c)1999 SBE

   
Le 34 pagine in più rispetto al regolare formato bonelliano vengono sapientemente usate per dare profondità ai personaggi e ai loro reciproci rapporti, grazie anche ai dialoghi molto realistici. Alcuni character di contorno sono poi azzeccatissimi: il duo olandese nonna - nipote in particolare è davvero da oscar. La storia in sé è un classico thriller, forse più da piccolo che da grande schermo visto che non è l'originalità il suo valore primo. E' il ritmo che la fa da padrone, creando un'isteresi di suspance che ha il suo apice con l'irruzione della polizia nei locali della gioelleria e con la di poco seguente crisi esistenziale di numero 2.

Crisi che a dire la verità si risolve troppo velocemente in relazione a quanto visto fino ad allora della personalità del rapinatore. L'epilogo ripristina, alleggerendola, la tranquilla (?) atmosfera di Garden City.
Si sa, è necessaria un po' di quiete prima della prossima tempesta.



DISEGNI
Laura Zuccheri    

Molto efficaci i disegni di Laura Zuccheri che probabilmente avranno soddisfatto appieno la voglia di realismo del "committente" Berardi. Infatti il tratto della disegnatrice è praticamente perfetto per le esigenze dalla serie. Tutto molto pulito, riconoscibile. Probabilmente il disporre di modelli reali, visto che in pratica qualunque personaggio di questo albo ha un alter ego cinematografico, ha permesso alle Zuccheri di passare subito alla fase operativa del processo di disegno.
 


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Galleria di volti famosi. Li riconoscete? Altrimenti date una sbirciatina alla scheda
disegni di Laura Zuccheri - (c)1999 SBE
   

 


La Julia di quest'albo è ariosa e sbarazzina, perfettamente caratterizzata in ogni sua espressione. Anche gli altri personaggi hanno una mimica facciale curatissima, passando con naturalezza da un'emozione all'altra. Per quanto riguarda le posture, anche qui siamo ad ottimi livelli: anatomicamente coerenti e rese dinamicamente bene. Nota di merito per le ambientazioni olandesi in notturna, molto suggestive grazie al sapiente uso delle ombre.

E in occasione dell'uscita del suo primo albo di Julia, uBC ha incontrato Laura Zuccheri, che ci ha concesso l'intervista in esclusiva che potrete leggere al link sottostante:

Speciale
Intervista a Laura Zuccheri



GLOBALE
 

Al solito stupenda la copertina di Marco Soldi, con una Julia in versione Dante Alighieri, davanti le porte dell'Inferno metropolitano rappresentato dalla gioielleria De Meers.

Nulla da aggiungere se non che oramai Julia ha già praticamente raggiunto la sua maturità. Con largo anticipo rispetto alle altre testate che hanno avuto bisogno di 8-10 numeri per connotarsi pienamente agli occhi del pubblico. Ma si sa, le ragazze hanno uno sviluppo precoce ;-)

Quindi ci aspettiamo a breve, a livello di trama, un albo ancor più "adulto" dei precedenti.

 

 


 
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