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L'idillio familiare di un gioielliere viene sconquassato dal cronometrico piano di una banda di ex militari neo rapinatori.
"Numero 1, numero 2 dà i numeri!"
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Il fumetto è sempre stato un media dalla definizione sfuggente. E' vero che a volerlo categorizzare a tutti i costi, lo si potrebbe catalogare a metà strada tra il libro e il teatro/cinema, ma la cosa non non sembra funzionare perfettamente: spesso infatti, nella sua vita, questa forma di espressione ha sconfinato in uno dei due estremi, rendendo vana questa definizione. In effetti il fumetto si è sempre adeguato ai tempi e ai suoi "concorrenti".
Certo, movimento e suoni sono ancora ad appannaggio del lettore; è lui che deve interpolare i vari frame, arricchirli di toni e rumori o magari anche di colori. La lettura non è così attiva come quella di un libro, ma concede lo stesso spazi di manovra per voli pindarici, ove invece il cinema, con la sua multimedialità (volendo intendere con questa abusata parola la capacità di eccitare più sensi contemporaneamente) satura lo spettatore guidandolo verso un'esperienza in genere più rigida.
Detto ciò, vediamo come se l'è cavata la nostra Julia alle prese con la spietata banda di rapinatori di questo numero. Abbiamo già visto che Berardi non ha timore di passare l'incombenza della sceneggiatura a Mantero, nonostante essa sia uno dei punti forti della serie. Il tempo di immergersi nel menage familiare della famiglia De Meers e si capisce che il papà di Julia lascia la propria creatura in ottime mani: la sensazione è quella di star lì ad osservare il microcosmo di Garden City, come il buon Giancarlo ci ha fin'ora abituati. Tutto è naturale, scorrevole, per nulla forzato.
Crisi che a dire la verità si risolve troppo velocemente in relazione a quanto visto fino ad allora della personalità del rapinatore. L'epilogo ripristina, alleggerendola, la tranquilla (?) atmosfera di Garden City.
Molto efficaci i disegni di Laura Zuccheri che probabilmente avranno soddisfatto appieno la voglia di realismo del "committente" Berardi. Infatti il tratto della disegnatrice è praticamente perfetto per le esigenze dalla serie.
Tutto molto pulito, riconoscibile. Probabilmente il disporre di modelli reali, visto che in pratica qualunque personaggio
di questo albo ha un alter ego cinematografico, ha permesso alle Zuccheri di passare subito alla fase operativa
del processo di disegno.
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La Julia di quest'albo è ariosa e sbarazzina, perfettamente caratterizzata in ogni sua espressione. Anche gli altri personaggi hanno una mimica facciale curatissima, passando con naturalezza da un'emozione all'altra. Per quanto riguarda le posture, anche qui siamo ad ottimi livelli: anatomicamente coerenti e rese dinamicamente bene. Nota di merito per le ambientazioni olandesi in notturna, molto suggestive grazie al sapiente uso delle ombre. E in occasione dell'uscita del suo primo albo di Julia, uBC ha incontrato Laura Zuccheri, che ci ha concesso l'intervista in esclusiva che potrete leggere al link sottostante:
Intervista a Laura Zuccheri Al solito stupenda la copertina di Marco Soldi, con una Julia in versione Dante Alighieri, davanti le porte dell'Inferno metropolitano rappresentato dalla gioielleria De Meers. Nulla da aggiungere se non che oramai Julia ha già praticamente raggiunto la sua maturità. Con largo anticipo rispetto alle altre testate che hanno avuto bisogno di 8-10 numeri per connotarsi pienamente agli occhi del pubblico. Ma si sa, le ragazze hanno uno sviluppo precoce ;-) Quindi ci aspettiamo a breve, a livello di trama, un albo ancor più "adulto" dei precedenti.
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