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" Oggetto d'amore"


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Può l'amore portare alla follia? E la mancanza d'amore?

Amore e morte
recensione di Fabrizio Gallerani



TESTI
Sog. e Sce. Giancarlo Berardi    

Repentina accelerazione del ritmo, dopo l'albo d'esordio, interamente dedicato all'approfondimento di Julia e del suo mondo. La trilogia dedicata a Myrna, fredda e spietata serial killer, sfuggita alla polizia nel concitato finale del numero scorso, prosegue quindi tra fughe "on the road", amori folli e una lunga scia di cadaveri.

Il soggetto, pur cogliendo spunti dalla cinematografia recente (Thelma & Louise in primis, ma anche il poco noto Butterlfy Kiss di Michael Winterbottom) si rivela alquanto interessante perchè inserito in maniera coerente nella serie ma, soprattutto, in quanto arricchito di inedite interpretazioni del legame che unisce le due protagoniste.

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Myrna e Ruby, disegno di Roi
(c) 1998 SBE
   

Infatti, il rapporto fra Myrna e Ruby, semplicisticamente interpretabile come di esclusiva natura sessuale, nasconde invece qualcosa di molto più profondo. E' infatti il riflesso del non-rapporto che lega la stessa Myrna alla madre, che l'ha abbandonata quando aveva tre anni, generando in lei un sentimento di amore-odio che, suggerisce Berardi, potrebbe essere la causa della sua follia.

Ruby, nel suo candore, rimane infatti affascinata da Myrna proprio perchè ha "gli stessi occhi di Suor Louise", la religiosa che l'aveva allevata e che quindi aveva rappresentato, per lei, la madre mai conosciuta. Per inciso, nel contesto della vicenda è molto efficace il modo in cui Berardi sottolinea come lo sguardo di ghiaccio di Myrna, possa nascondere una, seppur ambigua, sensibilità.

E Myrna, investita di un inedito ruolo materno e incapace di esternare i propri sentimenti (o forse proprio per un eccesso di sensibilità e, insieme, di pietà), sceglie lucidamente di distruggere anche questo rapporto (mettendo in pratica la massima di Oscar Wilde citata a chiusura dell'albo) e uccide anche la candida Ruby, l'oggetto del suo amore.

"Myrna prima che omosessuale, è una assassina. Anzi è una assassina squisitamente cattiva"    

Pregievole soprattutto la caratterizzazione della psicologia di Myrna, operata su binari che vanno decisamente controcorrente. In pieno clima di rivendicazione della correttezza verso le minoranze, Berardi non si fa scrupoli di affibbiargli una sessualità ambigua, senza tuttavia commettere la leggerezza di infarcire di retorica il personaggio. Myrna, infatti, prima che omosessuale, è una assassina. Anzi è una assassina squisitamente cattiva.

Vengono anche aggiunti tasselli al mosaico della vicenda privata di Julia, iniziato nel numero precedente. Facciamo la conoscenza della nonna Lillian e della sorella Norma che inaspettatamente scopriamo protagoniste dei suoi incubi. E in questi inserti onirici, Berardi insiste nel mettere in discussione i punti di riferimento che Julia ha nella realtà (ricordiamo che nel primo numero lottava con una copia di se stessa), quasi a voler sottolineare la fragilità del suo carattere. Paradossalmente, in un confronto sul piano dei trascorsi difficili fra Myrna e Julia, è proprio quest'ultima che ne esce sconfitta, tormentata com'è da chissà quale passato.

Sempre su ottimi livelli la sceneggiatura, anche se leggermente sottotono rispetto al numero d'esordio (ma la causa principale ritengo sia da imputare ai disegni, e in merito a questo potrete leggere le motivazioni nella sezione relativa). Di maniera soltanto l'episodio del poliziotto Lennox, costretto dalle circostanze ad accettare una mazzetta, che si rifà ai più abusati clichè del genere.

Per altre considerazioni, note, citazioni e incongruenze leggete la Scheda della Storia.



DISEGNI
Corrado Roi    

E veniamo alla nota dolente di questo secondo numero. Fin dalle prime tavole appare subito chiaro che il segno evanescente di Roi, così affascinante quando impiegato per le storie di Dylan Dog, male si adatta alle concrete atmosfere della serie.

Perdipiù il tutto appare realizzato in maniera distratta, soprattutto poco attenta alla recitazione dei personaggi, caratteristica fondamentale della scrittura di Berardi e che, invece, era stata tenuta nella massima considerazione dai disegni di Vannini nel numero precedente.

L'efficacia dei dialoghi, si stempera proprio a causa dell'approssimazione con la quale sono rappresentate le espressioni dei singoli character. Imbarazzanti, in questo senso, gli evidenti ritocchi (di Vannini?) che hanno subito i visi dei personaggi principali (Julia, Webb, Myrna) nel tentativo di salvare almeno le sequenze più importanti. Tradita anche la fisicità dei protagonisti: in più di una vignetta l'elegante figura di Julia può essere scambiata addirittura con quella del Dylan Dog disegnato da Roi.

Ma malgrado questi gravi difetti, il mestiere, permette a Roi di dare comunque una prova complessiva che supera la sufficienza, anche se le tavole più efficaci dell'albo rimangono quelle dell'incubo di Julia, (alle pagine 58-61) dove la componente visionaria gli consente di esprimersi al meglio.

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L'incubo di Julia, disegni di Roi - (c) 1998 SBE

D'altra parte, come lui stesso ha ammesso in una recente intervista, la collaborazione con Berardi per questo numero di Julia è stata occasionale. Proprio come era già accaduto per Nick Raider, le ambientazioni cittadine, le automobili, gli uffici (e, aggiungiamo noi, le sfumature legate alla recitazione dei personaggi) non gli sono del tutto congeniali.



GLOBALE
 

Efficace numero di transizione che, tuttavia, risulta leggermente penalizzato dai distratti disegni di Roi. Ma, considerando anche la quasi contemporanea apparizione nelle edicole, di altri due albi del disegnatore (il n.147 di Dylan Dog e il n.4 di Brendon) è ipotizzabile che l'impegno con Julia sia una sorta di "ospitata", decisa magari all'ultimo momento, puntando soprattutto sul richiamo di una firma nota e prestigiosa.

Soldi invece si conferma abilissimo nel costruire una immagine di copertina inquietante ed attraente allo stesso tempo, con una insolita prospettiva "sghemba" che bene sintetizza il contenuto dell'albo.

 

 


 
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