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Il malessere e l'inquietudine, mali tipicamente adolescenziali e drammaticamente d'attualità, talvolta possono portare a compiere gesti estremi; ricostruirne le motivazioni è il compito di Julia, qui impegnata in un'indagine non particolarmente complessa ma emotivamente intensa.
Blood's rap!
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Va detto: nel corso di questi ultimi mesi, sia i commenti del popolo di internet che, in parte, le nostre recensioni, sembrano evidenziare un preoccupante trend negativo registrato dalla serie. Le storie pubblicate in questo lasso di tempo hanno un comune denominatore piuttosto evidente: al di là dei soggetti, spesso criticati per l'abusata similitudine delle situazioni, la qualità e la cura nella sceneggiatura sembra in effetti inversamente proporzionale al numero degli autori che hanno messo mano ai testi. L'impressione è che il lavoro di squadra sulle sceneggiature non faccia per niente bene a Julia e, esprimendo un'opinione dall'invidiabile posizione di chi ha già letto anche i due numeri successivi a questo, risulta evidente come siano soprattutto le storie scritte dal solo Berardi ad essere le più curate da questo punto di vista. Gradita eccezione alla considerazione di cui sopra (oltre alla storica collaborazione del fidato braccio destro Mantero) ci appaiono proprio le prove del giovane Lorenzo Calza. In questo "Ritmo nel sangue", infatti, la coppia Berardi-Calza, torna a deliziarci (dopo il precedente numero realizzato assieme sul n.22 della serie) con tecniche di sceneggiatura perfette, costruite secondo una tecnica collaudata e frutto di una sapiente commistione di elementi tipici del linguaggio cinematografico e di quello più specifico della narrazione a fumetti.
Uno degli elementi più caratteristici di questo sofisticato stile narrativo è, senza dubbio, la capacità di collegare varie sequenze in maniera armoniosa e, al tempo stesso, articolata. Alcuni esempi, presenti in questo albo, per meglio illustrare questo concetto:
Questi sono soltanto alcuni esempi, che dovrebbero servire a bloccare sul nascere ogni accusa di presunta superficialità di questa storia: Berardi può essere più o meno ispirato, ma di certo non lesina mai in perfezione tecnica. Anche se il soggetto certo non colpisce per originalità e, a tratti, la caratterizzazione dei personaggi potrebbe sembrare eccessiva e quasi caricaturale, alla fine del racconto, rimane netta la sensazione di aver letto qualcosa di intellettualmente molto piacevole. E' la griffe di Berardi, capace di trasformare in belle storie spunti mediocri e, talvolta, buoni soggetti in perfetti capolavori.
Bravissimi Thomas Campi e Roberto Zaghi, capaci di restituire in maniera praticamente perfetta una vicenda continuamente in bilico fra normalità ed eccesso, che di certo non offre spunti per inadeguati virtuosismi, e che anzi, al contrario, potrebbe risultare facile trappola per facili soluzioni di comodo.
Oltre alla consueta coerenza narrativa, elemento chiave della serie, va sottolineata l'ottima resa dei personaggi nell'arco di tutta la storia. Particolarmente riusciti, in particolare, Julia, Webb e Cindy, molto intensi e dotati di una vasta gamma espressiva; buona la resa anche di tutto il cast di colore, dalla caratterizzazione estremamente complicata soprattutto sotto il profilo dell'inchiostrazione.
Anche gli sfondi risultano nel complesso molto curati e ottima è la tecnica del chiaroscuro, adottata, funzionalmente alla narrazione, più marcatamente in alcuni passaggi della storia.
Ancora una copertina di Marco Soldi efficace e di grande impatto drammatico. Va sottolineato che in questa occasione la scena rappresentata è a pauoroso rischio spoiler, essendo centrale nello svolgimento della vicenda; questo costituisce una insolita eccezione per la serie, che tende piuttosto a rappresentare passaggi marginali e solo apparentemente poco importanti.
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