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Innanzitutto, una premessa. Chi legge fumetti è spesso attratto dai meccanismi che si celano dietro le quinte. Dopo un po' diventa un'esigenza che si cerca di soddisfare in ogni campo. Questi stessi "curiosi" , saranno lieti di scoprire che anche in un contesto come questo (la redazione di uBC) si celano, fuori dal campo visivo del lettore, delle scelte di comunicazione, non indifferenti. Il tutto è fatto con gioia, passione e gratuità che mira ad informare al meglio l'amico lettore. Che il lettore sappia quindi che questa recensione aveva una gemella siamese. Logiche redazionali hanno reso necessario l'intervento chirurgico che ha portato alla scissione e alla stesura definitiva di questa recensione. Quanto dalla versione primitiva è stato asportato è divenuto materiale per l'elaborazione di un articolo dal titolo "La settima illuminazione". Questo articolo su Julia è l'umile ed estremo tentativo di giustificare l'insolito e più volte discutibile operato di un autore, che è ormai entrato da tempo nell'Olimpo della "Storia del Fumetto" e nei cuori di molti appassionati.
Colazione con Tiffany |
Immaginiamoci di alzarci una mattina e dopo una sequenza di gesti meccanici (come prepararsi la colazione), e di stimoli esterni (come l'udire uno stralcio di conversazione in una mattiniera trasmissione televisiva) veniamo curiosamente spinti a riprendere in mano l'ultimo numero di Julia, letto la sera prima. Immaginiamoci di avere ancora indosso il pigiama. Immaginiamoci di avere i capelli spettinati. Immaginiamo di avere ancora il cuscino stampato sulla faccia... immaginiamo... immaginiamo... immaginiamo... Se apriamo il fumetto a pag. 48 e contempliamo il volto felino di Toni non possiamo fare a meno di pensare che recensire un numero qualunque di Julia, equivale a prendersi proprio una bella gatta da pelare. Potrà apparire umorismo di bassa levatura, ma riuscire a scrivere di Julia, qualcosa che non sia già stato scritto, è veramente difficile. Veramente ammirevole è quindi l'impegno di Fabrizio Gallerani (curatore) che da oltre due anni, sostituito solo poche volte, porta avanti l'analisi di questa serie, con dedizione e costanza. Come ci riesca ogni mese è un vero mistero. E' un bel dire, riuscire a fare una critica oggettiva di un numero sceneggiato da una testata d'angolo dell'edificio Bonelli, quale è Berardi. Soprattutto, quando scrive in modo così perfetto e lineare. Ah, già! Hanno collaborato anche De Nardo e Mantero, ma francamente da un po' di tempo a questa parte non ci si fa proprio caso alla differenza.
Berardi si comporta come un timido innamorato che dopo aver fatto un passo verso l'oggetto del suo desiderio, ne fa due all'indietro. Così l'universo di Julia continua ad essere movimentatamente statico. Bella lì! Un po' come dire "una fresca giornata afosa" oppure "una saporita pietanza scipida": con la giornata e la pietanza è un controsenso, ma con Julia rende perfettamente l'idea.
Per chi desidera leggere un breve riassunto dei contenuti di questa storia è invitato a leggere la scheda.
Vincenzo Oliva (dalla recensione di JU 23): ... semplice, limpido, leggibile... Del resto questa è caratteristica comune a tutte le storie della serie. Berardi e gli artisti del suo staff grafico hanno rinunciato al "bello" in favore del funzionale. Il disegno, in Julia, serve ad accompagnare quietamente il testo; lo asseconda senza superbia, senza mai lasciarsi tentare dall'idea di cercare soluzioni che non siano quelle di una rappresentazione rigidamente realistica del narrato. Giuseppe Pelosi (dalla recensione di JU 21): Ci sono fumetti seriali, per rimanere in ambito Bonelli, che risultano ambientati in contesti estremamente interessanti, per un disegnatore: il lontano West, le foreste o le paludi di qualche stato americano del sud, la giungla amazzonica, il medioevo prossimo venturo, il futuro, sono indubbiamente luoghi che stimolano la fantasia visiva, che permettono al disegnatore anche qualche virtuosismo, qualche invenzione, che permettono in definitiva di spettacolarizzare il proprio disegno; ecco, Julia no. Anche nell'ambientazione Julia resta quanto di più comune e quotidiano ci possa essere. Appigli alla visionarietà, zero, se si esclude qualche incubo una volta ogni tanto... Tanto più difficile, dunque, colpire il lettore con il proprio tratto: al disegnatore resta "solo" la gamma delle espressioni, la "recitazione" dei personaggi, e magari qualche scena di movimento. Ci vuole anche una certa umiltà, dato che in situazioni narrative di questo genere risulta fondamentale che il disegnatore sia completamente al servizio della storia, si attenga scrupolosamente alle indicazioni dello sceneggiatore e "inventi" poco o nulla. Francesco Manetti (dalla recensione di JU 18): E' peraltro certo, come attestano precise dichiarazioni dell'autore, che per Berardi i disegni devono essere al servizio (nel senso più stretto dell'espressione) della sceneggiatura. Prendiamo tutte queste valide osservazioni per Julia, inerenti ad altri disegnatori, ne mescoliamo le proposizioni, sostituiamo qualche termine col corrispondente sinonimo, aggiungiamo che l'espressività dei volti (per esempio a pag. 34 la Julia della prima vignetta non sembra lei, quella della terza vignetta sembra addirittura avere un'epressione alla Legs Weaver) e la cura nei paesaggi non sono proprio il massimo e avremo i commenti per i disegni di questo numero. La copertina di Soldi non ci regala insolite visioni prospettiche ne tantomeno cerca di rapire la nostra attenzione con colorazioni mirabolanti oppure con una Julia che si mostri a noi "generosa" nell'abbigliamento. Nonostante tutto la copertina è azzeccata per attirare e stimolare la fantasia dell'acquirente. L'associazione fra copertina e titolo ci fa infatti sperare in 126 pagine di azione, con un bambino in pericolo, in stile "Il Cliente" o "Witness: il testimone". Niente di tutto questo: il bambino, pur avendo l'importanza significativa già evidenziata (... ehm... veramente l'evidenziazione di questa "importanza" è stata traslata nell'articolo; per chi desidera ragguagli, prosegua pure a leggere!), risulta essere solo un personaggio di contorno. Il titolo è quindi presumibilmente correlato a Julia: è infatti lei (e non il bambino) ad aver visto un suo studente fuggire dal luogo del delitto con un'arma in mano. In più occasioni ribadisce però di non averlo visto compiere il delitto, quindi più che "Io l'ho visto", doveva essere "Io non l'ho visto". Tutto il resto dell'indagine si basa comunque sul rintracciare il ragazzo chiedendo a tutti "Chi l'ha visto?". Siccome l'episodio in se stesso, poco ci concede, non ci resta che autogratificarci facendo lavorare la fantasia. A pag. 41 comincia un capitolo intitolato: "Il volto della morte". Tale volto sembrerebbe essere quello di Townsend, incontrato in sogno. Possiamo però "fantasticare" che questo volto sia ben altro. Il verme diventa cibo per i pesci, i pesci piccoli sono cibo per i pesci grossi, ma sia grossi che piccoli sono cibo per noi. In ultima analisi, come ha ribadito Towsend, noi siamo cibo per i vermi. Quindi il cerchio si chiude. Questo sembra essere il vero volto della morte: il cerchio della vita. ... fantastichiamo... fantastichiamo... fantastichiamo! Purtroppo, possiamo spremere quanto si vuole, ma ogni cosa ha un limite. Questo numero preso singolarmente, più di così non riesce a dirci. Eppure, questo stesso numero, può, per un'imperscrutabile serie di circostanze, smuovere le acque della nostra mente e far così venire a galla un sedimento rimasto a decantare per lungo tempo nelle profondità. Si intravede così la possibile esistenza di una vera continuity del mondo onirico, più che di quello reale. Quasi non ci si crede. Bisogna avere la conferma! Così viene riesumata la collezione completa e si analizza nuovamente dal principio. Numero dopo numero. Sogno dopo sogno. Ed una delle tante possibili verità si rende a noi manifesta. Per chi volesse conoscere l'esito di questo viaggio nell'anima di Julia, è invitato a leggere "La settima illuminazione". Dopo aver letto quest'articolo, nulla della vita, sarà più come prima. Qualunque numero di Julia sarà letto in futuro come mai è stato letto prima.
"La settima illuminazione" Ovvero l'interpretazione degli incubi di Julia |
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