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" Chi è Christine? "

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Who?
recensione di Vincenzo Oliva



TESTI
Sog. e Sce. Giancarlo Berardi    

Chi è Christine? Apparentemente questo interrogativo costituisce fulcro e motivo d’essere di questo venticinquesimo numero di Julia.

Almeno è quanto il lettore è portato a pensare quando, una volta terminata la lettura, egli chiude l’albo e assapora per un momento il piacere di aver letto una bella storia.

Poi, sempre che il lettore abbia e voglia avere il tempo per farlo :-), il suo cervello - le sue "scellule grigie" come avrebbe detto Poirot - si mette in moto ed egli si rende conto che l’indagine per arrivare all’identità di "Christine Carson" è sì elemento centrale, ossatura dell’albo, ma anche poco più di un pretesto, di un’impalcatura per sorreggere l’altra indagine: quella di Julia alla scoperta della vita di suo nonno: Walter Osborne

Nulla di nuovo, in Julia questo accade molto spesso: la serie si basa sulla vita della donna Julia (e sulle persone con le quali ella entra in contatto) molto più che non sulle indagini della criminologa. In passato, però, questa caratteristica ha portato spesso a leggere storie superbamente strutturate dal lato umano, ma carenti dal punto di vista dell’investigazione narrata.

Non così nell’occasione. Berardi, infatti, questa volta unisce alla consueta capacità di scrutare nell’anima della sua protagonista (e magari di creare personaggi vivi con poche e rapide vignette), un buon plot, solido e senza evidenti sbavature. Si può obiettare che l’intreccio si regge troppo sulla coincidenza che due giovani donne, tra loro simili (e che troppi scambiano tra loro) ed entrambe in fuga da un passato difficile abbiano finito per ritrovarsi a vivere insieme. E tuttavia se si accetta la possibilità che questo accada, tutto il resto è logicamente conseguente.

"Berardi torna a scrivere da solo, e la storia ne guadagna in coerenza"
   
Probabilmente a giovare alla coesione della storia è il fatto che il narratore sia unico: Berardi, infatti, torna ad essere autore in solitaria di soggetto e sceneggiatura della storia, dopo i non pochi albi firmati da vere e proprie equipes ruotanti attorno a lui (l’ultimo a portare la firma del solo Berardi era in precedenza il n.16 "L’ombra del tempo"). Lungi dall’essere un elemento secondario, questo dimostra che alla presente avventura il creatore della serie ha voluto (o potuto) dedicare tutta la propria attenzione ed il proprio tempo.

E per una serie che tante, troppe volte risente proprio della scarsità di tempo, che costringe gli autori quasi a riscrivere lo stesso copione (ottimo, in genere, ma quando lo si ripete all’infinito? :-)), questo è un fattore determinante.

"Si muove forse qualcosa nell’universo di Julia?"
   
Non è un caso, sicuramente, che pur nell’ambito delle strutture consuete che prevedono l’alterco di Julia con Webb e le sue schermaglie con Leo, Berardi abbia modo di osare qualcosa in più, forse sentendosi finalmente sicuro di poter cominciare a smuovere le acque morte della situazione sentimentale di Julia. Speriamo che sia così, e che questa sia la corretta interpretazione delle due scene rispettivamente alle pagg.34 e 76/77, nelle quali Julia cerca di "scoprire" le carte di Leo e accusa chiaramente il tenente Webb di "gelosia isterica" (il vero motivo di tanti dei loro litigi).

La scrittura berardiana, poi, si mantiene perfettamente fluida dall’inizio alla fine, la lettura è piacevole e naturale, procede senza ostacoli, partecipando delle emozioni dei personaggi. Non sembri un cedimento ad una sorta di deteriore "buonismo" la scena della visita di Julia alla nonna: è anzi una vivida e dura rappresentazione della solitudine della protagonista, e sul registro usato da Berardi nella descrizione non credo si possa eccepire: anche un personaggio di carta ha diritto a vivere le proprie emozioni come sente di doverlo fare.

La storia è a tal punto "facile" che si arriva in fondo senza sforzo alcuno, eppure non si può fare a meno, a lettura finita, di considerare la densità di fatti e soprattutto emozioni che l’autore ha riversato sulla pagina.

E’ in sede di sceneggiatura che Berardi ha saputo creare un amalgama coerente delle varie trame distinte della storia: basti vedere come riesca a non far stonare i vari siparietti con una Emily molto più naturale del solito nonostante non rinunci a rappresentarla un po’ come macchietta.



DISEGNI
Laura Zuccheri    

Alla fluidità e scorrevolezza della storia contribuiscono in modo determinante i disegni di una Laura Zuccheri in sicuro progresso.

"Determinanti i disegni per la fluidità e scorrevolezza della storia"
   
Credo che la sua lettura del personaggio, delle sue espressioni e del suo mondo, degli altri protagonisti sia oggi la più puntuale e la più aderente alle caratteristiche della serie.

La sua Julia è viva e vera, naturale nella gestualità come nella mimica facciale (si vedano a puro titolo di esempio il primo piano "materno/con_senso_di_colpa a pag.11 e quello tra il divertito e il furibondo di pag.73). Gli altri personaggi "fissi" non sono da meno (il carattere vulcanico di Emily sembra uscir fuori dalla pagina, il suo Webb è davvero quell’uomo chiuso, problematico, duro eppure sensibile che la penna berardiana va descrivendo), i personaggi occasionali sembrano davvero le persone che ci capita di incontrare sull’autobus.

(18k)
Ripensamenti... - Disegni di Laura Zuccheri (c) 2000 SBE

Resta, chiaramente, quell’aria dimessa che tutti, invariabilmente, gli albi di Julia hanno avuto. Del resto la scelta di fondo di Berardi di volere che tutti i disegnatori si attengano ad una "filosofia" comune, di base può essere criticata all’infinito (e di fatto è certamente criticabile), ma una volta data è quella!

Eppure, persino quell’aria dimessa, questa volta giova al risultato complessivo, perché la narrazione si fa sommessa e sottolinea con discrezione quel lavoro di scavo, così emotivamente difficile, che Julia compie nel proprio passato familiare.



GLOBALE
 

In conclusione, un albo che potrebbe indurre in speranze per il futuro.

"Speranze ma senza illusioni per il futuro! :-)"
   
Tuttavia, più volte in passato si erano nutrite tali speranze (come dimenticare l’albo che quasi tutti hanno creduto di "svolta" per la serie, quel "Se le montagne muoiono", il n.8 così estraneo alla routine della serie) che oggi non si può fare a meno di restare guardinghi e provare un certo scetticismo: "se son rose, fioriranno", ma niente facili entusiasmi! :-)

Un’ultima parola per ribadire come nelle occasioni in cui Berardi ha tutto l’agio di sviluppare la storia, il risultato non manchi mai di essere equilibrato e scritto con professionalità, inventiva e grande senso della narrazione. Poi il genere può non piacere, ma questa è cosa che riguarda il gusto personale.
 

 


 
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