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" Kidnapping express"

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Action Julia!

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Buonasera a tutti. Per il ciclo "Alta tensione", riproponiamo un episodio di uno dei telefilm che hanno fatto la storia del thriller. Signore e signori...

Alfred Hitchcock presenta: "Action Julia!"
recensione di Riccardo Panichi



TESTI
Sog. e Sce. Giancarlo Berardi e
Maurizio Mantero
   

Quando sono salito sul treno ho riconosciuto subito la Kendall. Non sono un suo fervente ammiratore, ma ho sempre seguito sui giornali le sue imprese. Tuttavia non sono stati solo i suoi occhi da cerbiatto a catalizzare la mia attenzione... il mio sguardo attento e indagatore non ha potuto infatti esimersi dall'osservare quel curioso signore che di dietro di lei stava salendo faticosamente i tre gradini della carrozza. Una figura molto robusta che trascinava a fatica un pesante violoncello e che, così inconfondibilmente goffa e bonaria, mi sembrava di avere già visto da qualche parte. Poteva forse essere un attore di qualche film inglese o americano di una trentina d'anni fa... non un attore importante, magari anche solo una comparsa, ma così caratteristica da essere indimenticabile. L'avevo in mente mentre attraversava la strada con tre cagnacci al guinzaglio, in un bel film con Anthony Perkins, mi pare. Comunque, a parte questa sensazione di deja vu, non ci ho fatto troppo caso, anche perchè, dopo qualche ora di viaggio un po'turbolento, Miss Kendall si è ripresa decisamente la scena. Mi hanno raccontato di averla vista sul tetto del treno, inseguita da un rapitore armato e accompagnata da un tizio che, se non fosse che era morto e sepolto, avrebbero giurato fosse Cary Grant. Mi sembrava incredibile che una persona così equilibrata e schiva come la Kendall potesse compiere questo genere di evoluzioni; l'avevo sempre vista come una persona reale, appartenente al mio mondo... improvvisamente mi sono accorto che era fatta di un'altra pasta, la stessa pasta di cui sono fatti gli eroi di carta e della pellicola. Un ingiustificabile terrore si è arrampicato fino al cervello risalendo per la spina dorsale. Per alcuni lunghi minuti ho pensato di essere anch'io un personaggio di fantasia partorito dalla mente di uno scrittore, uno scrittore che mi aveva creato per interpretare il ruolo di narratore. In fin dei conti questa assurdità era più plausibile dell'incredibile incoerenza verso la realtà quotidiana a cui avevo assistito durante il mio viaggio. Una donna normale come Julia non poteva avere fatto tutto ciò che mi avevano raccontato! Stavo scendendo dal treno, rassegnato alla mia probabile morte, ora che l'avventura era terminata e non c'era più bisogno di un narratore che la raccontasse, quando ho incontrato nuovamente l'attore con il violoncello. Aveva un sorriso sardonico stampato in faccia, il ghigno di approvazione di chi aveva assistito a qualcosa di veramente soddisfacente. All'improvviso un fulmine, e il mio cervello riesce a collegare la figura ad un nome. Un nome indimenticabile, un nome di regista e non (solo) di attore. Il nome di Alfred Hitchcock. Non mi ci vuole molto a capire il resto. Smetto di preoccuparmi degli strani avvenimenti. So per certo che la Kendall tornerà quella di prima. Non sono pazzo, è solo che, con lui in giro, tutto è possibile!

Perdonatemi la titanica introduzione, ma mi è sembrata un buon viatico per cercare di recensire una storia che richiede qualche salto mortale per essere apprezzata fino in fondo. A prima vista, in effetti, questa nuova fatica dell'inossidabile coppia Berardi-Mantero sembra far detonare una bomba destinata a distruggere la credibilità di una serie che ultimamente pareva già scricchiolare un po'. La lunga sequenza finale, quella che per intenderci inizia a pag.101, mina infatti irrimediabilmente il lavoro di ricerca del realismo che da più di due anni Berardi porta avanti imperterrito. A cosa sono servite pagine e pagine di introspezione psicologica, di analisi della noiosa e ripetitiva quotidianità di una criminologa, se poi questa si arrampica sul tetto di un treno in corsa, manco fosse Legs Weaver? Viene voglia di buttare tutto all'aria, di arrabbiarsi e dichiarare guerra definitiva a Julia Kendall e ad i suoi patetici cinguettii d'uccellini...

Eppure c'è una via d'uscita. Quando il buon vecchio Alfred sale sul treno, Julia viene catapultata in un film virtuale, un improbabile e divertente pout-pourri di temi e situazioni care al regista inglese. Una girandola di citazioni (in buona parte riportate nella scheda) si sussegue senza soluzione di continuità, mantenendo sempre un'ironia di fondo che sembra volerci rammentare che quello a cui stiamo assistendo non è altro che uno scherzo, un divertente salto nel grande schermo, dove le regole sono quelle di Hitchcock: azione e tensione! Julia è la protagonista di questa pellicola e deve perciò rispettarle, non importa a quale prezzo. I protagonisti dei film del regista inglese sono infatti perlopiù persone normali, uomini e donne che si trovano a doversi inventare eroi per caso, proprio come la Kendall è costretta a fare nelle famose ultime 30 pagine.

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Action Julia! - Disegni di Piccoli e Macagno (c) 2000 SBE

Il fortissimo legame con il cinema di Berardi non è poi cosa nuova. Anche senza tornare ai tempi di Ken Parker, un analisi delle inquadrature e delle sequenze di molti dei 24 numeri finora pubblicati rimanda pesantemente ad un linguaggio prettamente cinematografico. Basti pensare alle prime tre tavole, che attraverso un ideale movimento di macchina da presa ci conducono dal garage al traffico cittadino, informandoci nel frattempo delle condizioni del tempo, basilari per lo sviluppo della storia.

La lettura citazionistica, che ci ha permesso di interpertare una storia altrimenti improponibile, capovolge sicuramente la situazione. Tuttavia un dubbio permane: la scelta di Berardi di realizzare un fumetto più semplice e commerciale di Ken Parker appare evidente; che senso ha allora realizzare un episodio, che, se letto al di fuori del contesto di cui sopra, risulterebbe incomprensibile per i lettori che si sono affezionati al modo di narrare dei 23 precedenti episodi? Tradotto in soldoni: rimane il timore di avere voluto proteggere attraverso il piano di lettura Hitchcockiano un numero semplicemente disastroso ai fini della continuity. Purtroppo le aspettative enormi su quella che avrebbe dovuto essere l'ideale prosecuzione artistica del tanto compianto Ken Parker hanno portato i nostalgici a cercare in Julia quello che spesso non c'era, proteggendo ad ogni costo una serie che sin dall'inizio ha alternato storie interessanti a giallucci da quattro soldi. La nostra speranza è dunque quella di avere fornito un metodo di lettura per apprezzare questo numero, non una ciambella di salvataggio per una serie in alto mare.

Nella valutazione di soggetto e sceneggiatura abbiamo cercato di non considerare da una parte le inverosimili prestazioni di Julia e dall'altra i possibili secondi piani di lettura. Quello che ne è venuto fuori è il ritratto di una storia gradevole, con alcuni spunti molto interessanti (il voyeurismo di Julia su tutti), ma anche piuttosto banale come trama (la bambina che viene travestita da maschietto non è un espediente nuovo).



DISEGNI
Claudio Piccoli e
Alberto Macagno
   

Ottimo lavoro per Claudio Piccoli e Alberto Macagno, che riescono a coniugare la funzionalità e l'uniformità del tratto richiesto da Berardi con uno stile personale assai attento alla resa espressiva dei volti.
L'interpretazione di Julia è in linea con la tradizione e, rispetto alle prove di altri disegnatori, cerca di prestare maggiormente attenzione ai lineamenti del viso, al fine di sottolinearne le espressioni e i moti di curiosità, rabbia e paura. Divertenti alcuni personaggi di contorno come la signora con il cane o i due obesi, disegnati tutti con un occhio alla caricatura e al grottesco.
Soddisfacente è anche la resa paesaggistica, con alcune vignette molto suggestive, specie nelle sequenze in cui il treno si trova sotto la nevicata.



GLOBALE
 

Copertina di Marco Soldi un po' sottotono, più per la coloratura che per la realizzazione. Inutile dire che da lui ci aspettiamo sempre di più: è il guaio di chi ci ha abituato troppo bene sin dal n.1! ;-)

Al di là di tutte le considerazioni possibili su questa storia, rimane evidente come Julia non riesca mai a lasciare totalmente indifferenti. E' un prodotto destinato, nel bene o nel male, sempre e comunque a dividere. Rimane ancora da appurare se la serie abbia davvero una sua identità o se stia ancora tastando tanti terreni per definire una volta per tutte quale strada prendere... ogni numero potrebbe essere quello buono per cogliere i cambiamenti. Speriamo solo non fosse questo! :-)

 

 


 
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