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" Ore sospese "


Pagine correlate:

Julia si sbatte di qua e di là per capire qualcosa dell’intricatissima situazione che ha portato Dave Moran sul cornicione di un palazzo, e quando la bella criminologa dipana la sua matassa, uno sconosciuto killer uccide Moran e vanifica il lavoro della professoressa Kendall.

Tanta fatica per nulla!
recensione di Vincenzo Oliva



TESTI
Sog. Giancarlo Berardi
Sce. Giancarlo Berardi,
Giuseppe De Nardo e Maurizio Mantero
   

Una parola iniziale su quella pallottola che a pag.126 spezza la vita di carta di Dave Moran e che tanto ha fatto discutere in rete.

Si è detto che la soluzione è in un certo senso priva di logica, e che il killer avrebbe potuto impiombare in un qualsiasi momento di quel lungo pomeriggio Dave Moran; in realtà, atteso che Moran doveva "necessariamente" morire, tre erano le alternative.

  • 1) Il killer lo uccide quando sta sul cornicione. Julia prosegue comunque le indagini ed arriva bene o male alla conclusione.
  • 2) Non c’è nessun killer, ma ci viene detto in chiusura che l’uomo è stato ucciso in carcere. Julia ha completato l’indagine, e la cosa "suona" più in armonia con i metodi della malavita organizzata.
  • 3) Moran viene ucciso quando scende dal cornicione. E’ la soluzione adottata nell’albo, per la quale gli autori forniscono una spiegazione, che forse appare debole, ma non è priva di logica. E’ anche la situazione oggettivamente più spettacolare - perché permette di costruire tutta la storia sul gran ritmo e di sciogliere la tensione con una mossa finale di sicuro impatto (anche prevedibile, magari, ma comunque di effetto) - ma credo sia ingeneroso volerne per questo a Berardi&co.

    Passando alla storia, si trovano luci ed ombre.

    "Una storia tra luci ed ombre..."
       

    Tra le cose positive, indubbiamente l’indagine in sé: serrata, condotta da Julia in modo implacabile, frenetico; sulla spinta della necessità, la criminologa di Garden City non ha tempo di perdersi in virtuosismi più o meno narcisistici e punta dritta, con ogni mezzo, allo scioglimento del problema. Si sviluppa bene anche il rapporto di Julia con Leo Baxter: sono solamente dei grandi amici? Dei complici divertiti? Berardi non ha ancora voluto sciogliere la riserva e raccontarci i trascorsi della coppia, cosa li abbia portati a costruire tra loro un rapporto così intenso e singolare; e che spesso riporta alla mente quello di Modesty Blaise con Willie Garvin, nell’elegante fumetto scritto da Peter O’Donnell e creato graficamente da Jim Holdaway. Siamo curiosi, ma pazienteremo! :-)

    "Un incipit di naturale eleganza narrativa"
       

    Tra le cose positive anche un incipit impeccabilmente sceneggiato, con l’"officina Berardi" che ci fornisce le informazioni di cui abbiamo bisogno con la massima naturalezza, evitando quelle forzature, quell’ansia da spiegazione forzata, che troppo spesso rendono molte storie di altre testate dei verbosi elenchi di cause ed effetti. Lo sguardo sollevato in su di un passante ci fa capire che sta succedendo qualcosa; una radio accesa ci introduce con discrezione nella vita di Garden City e ci fa supporre che Julia Kendall finirà per occuparsi della morte di Harry Malachia. Sono, questi, dettagli quasi impercettibili ed a volte inavvertiti, ma che fanno la differenza tra una storia fluida e ben scritta, ed una farraginosa, quand’anche fosse geniale.

    Non sono solo rose, però, questa storia di Julia. O meglio, anche questa rosa ha le sue brave spine :-)

    Intanto la sceneggiatura soffre di una forma di "schizofrenia".

    Da una parte, infatti, il ritmo impresso al racconto è talmente sostenuto che gli autori debbono necessariamente sacrificare la caratterizzazione dei personaggi: gli stessi Julia e Leo sono ben indagati nel loro relazionarsi l’un l’altra, ma nulla viene aggiunto alla loro individualità; Moran resta un personaggio privo di profondità, il suo dramma personale non riesce a tradursi in pathos sulla pagina, forse perché il suo ritratto emerge troppo dall’indagine di Julia e troppo poco dallo sviluppo stesso del personaggio, ennesimo in una serie di sconfitti dalla vita, ma che stavolta risulta sconfitto anche sulla carta dell’albo; la sua figura non conquista alcun rilievo: non è solo nella vita che gli avvenimenti lo superano e lo sgomentano, ma anche nell’economia del racconto; un poveraccio, in fondo: come uomo e come figura di inchiostro. Siniscalchi, per altro, è corretto e leggibilissimo nell’interpretazione di Dave, ma non aiuta l’equipe di sceneggiatura nel costruirgli una personalità degna del protagonista dell’albo.

    "Una sceneggiatura a luce alterna, "schizofrenica"
       

    Manca qualcosa anche nelle figure di contorno, e qui si sente molto, credo, il fatto che Berardi non abbia sceneggiato da solo. Sono assenti quelle pennellate rapide ma decise, incisive e sintetiche con le quali il padre di Julia e di Ken Parker è solito dar vita in pochissime vignette a personaggi minimi eppure in più occasioni straordinari.

    Dall’altra parte abbiamo un soggetto così esile e semplice che la storia scritta che se ne ricava è troppo breve per riempire le 126 tavole di un albo mensile.
    Da qui la necessità di creare diversivi o di aggiungere parti tutto sommato pleonastiche.
    Tra i primi abbiamo l’intermezzo "comico" del finto prete: farà anche molto realistico, molto "americano", ma appare anche di gusto un po' dubbio in una storia così drammatica; ed abbiamo l’episodio dell’inevitabile rissa in casa Malachia, che serve a far passare qualche pagina in allegria al lettore e poco altro. Tra le seconde, troviamo l’episodio della sorella di Moran, sostanzialmente inutile e la cui unica funzione sembra essere quella di pronunciare la battutina di pag.61 e di permettere la considerazione molto politically correct che Julia fa, nel suo diario (o nei suoi pensieri), a pag.130.



    DISEGNI
    Luigi Siniscalchi    

    Siniscalchi: semplice, limpido, leggibile.

    La prova dell’artista salernitano può essere racchiusa in queste tre parole.

    Anche quando si lancia in inquadrature "spericolate", come in quella rovesciata e dall’alto di Julia e Moran a pag.28, o nel primo e primissimo piano di Debby Collins a pag.71, Siniscalchi non si fa tentare dal virtuosismo e resta al servizio della scorrevolezza della lettura.

    "Siniscalchi: semplice, limpido, leggibile."
       
    Del resto questa è caratteristica comune a tutte le storie della serie. Berardi e gli artisti del suo staff grafico hanno rinunciato al "bello" in favore del funzionale. Il disegno, in Julia, serve ad accompagnare quietamente il testo; lo asseconda senza superbia, senza mai lasciarsi tentare dall’idea di cercare soluzioni che non siano quelle di una rappresentazione rigidamente realistica del narrato. Siniscalchi non sfugge a questa regola ed anzi vi si applica con zelo e buoni risultati.

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    Scomode abitudini - Disegni di Luigi Siniscalchi (c) 2000 SBE

    E’ una scelta, questa, certamente corretta nell’ottica di un fumetto che vuole solo (o dovremmo dire: addirittura?) raccontare la vita della criminologa Julia Kendall, ma è anche una scelta che inevitabilmente appiattisce ed uniforma un po’ troppo lo stile grafico della serie.

    Il lavoro di Siniscalchi finisce così per essere volutamente "povero": gli sfondi sono essenziali, i volti espressivi, ma senza strafare, le scene di movimento raccontano correttamente gli avvenimenti.

    Siniscalchi ci serve il noir à la Berardi, pietanza robusta ma alla quale manca quel pizzico di civetteria grafica che non rovinerebbe, in fondo, l’effetto complessivo voluto dall’autore ligure.



    GLOBALE
     

    Julia sta conquistando al fumetto non poche nuove leve. Soprattutto femminili. Donne che prima non avevano mai aperto un albo a fumetti - convinte presumibilmente da quell’effetto tam-tam che resta insostituibile strumento di propaganda - acquistano e leggono con piacere le avventure di "Audrey" Kendall.

    "Alla conquista delle lettrici, Julia rischia di perdere lettori per la strada"
       

    Ma se questo fenomeno non può che far piacere, non altrettanto piacevole è la diffusa sensazione di stanchezza provata dai lettori abituali di fumetti. L’esodo pare cominciato, e potrebbe continuare. E certo non sono storie come questa che possano convincere gli scontenti a restare.

    Julia dovrebbe essere un giallo, anzi un noir, ma troppo spesso la tensione emotiva che si sviluppa è paragonabile a quella di una discussione al circolo del tè. Le storie sono quasi sempre ad altissimo livello, per carità - e specie quando Berardi sceneggia da solo questo si sente eccome! - tuttavia l’impressione generale è quella di un ripetersi sempre meno vitale di schemi, personaggi, situazioni. Una storia bellissima, scritta e riscritta. E poi ancora riscritta, e una volta di più... E’ questo, questo continuo essere "sull’orlo di" senza mai varcare il confine, che sta alienando al personaggio le simpatie di un certo tipo di lettori. Anche questa storia: ha ritmo e frenesia, ma non emoziona: la sorte di Dave Moran non riesce ad interessare il lettore. Così come risulta penalizzante la rigorosa scelta di Berardi sullo stile grafico della serie, che in tal modo non fornisce alcun "valore aggiunto" ai testi.

     

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