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" L'occhio del sole"


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In una disperata lotta contro il tempo Julia deve comprendere l'enigmatica figura di Padre Connors per poter evitare il grande suicidio di massa della setta dei Figli del Sole.

O' sole mio!
recensione di Riccardo Panichi



TESTI
Sog. e Sce. Giancarlo Berardi e
Maurizio Mantero
   

Dopo una lunga serie di numeri autoconclusivi Berardi, per la seconda volta, sceglie di sviluppare il suo intreccio su due albi. Mentre nella precedente occasione (JU9) ci potevano essere alcune riserve a proposito dell'eccessiva diluizione degli avvenimenti e di alcuni atteggiamenti supereroistici di Julia, qui le 252 tavole bastano appena per assicurare il respiro necessario alla tesa e vibrante vicenda.
Nonostante la lenta introduzione (necessaria per tratteggiare al meglio personaggi e motivazioni), la narrazione acquista subito ritmo e riesce a coniugare al meglio la spettacolarità dell'indagine con la consueta capacità di approfondimento psicologico.

Il tema della setta religiosa è uno dei topoi della narrativa "gialla". Basta dare un'occhiata alle produzioni Bonelli degli ultimi mesi per rendersi conto di quanto sia fertile (e abusato) l'argomento delle deviazioni mistiche e religiose: su Martin Mystère si è parlato di recente (MM217) di congreghe demoniache e Nick Raider ha indagato proprio questo mese (NR145) sugli omicidi della setta del "Fiume Splendente".
Pare fin troppo chiaro che per avvicinarsi a questo tema senza scadere nel banale sia più che mai necessaria un'idea forte. A prima vista I "Figli del Sole" non sono certo campioni di originalità, nè come motivazioni nè come scopi, tanto che non fanno altro che predire la solita, inflazionata, fine del mondo, evitabile solo e soltanto attraverso l'ascetismo totale.

Il loro pastore, tuttavia, è un personaggio fuori da ogni schema precedentemente visto. Padre Connors riesce ad imporsi subito nell'immaginario del lettore grazie alla sua capacità di "uscire" dalle pagine e alla sua tridimensionalità.

"Padre Connors è l'idea forte necessaria a sviluppare il tema delle sette senza essere banali"
   
La sua duplice e contradditoria personalità è affascinante. Da una parte è un affettuoso padre di famiglia, pronto a donare una ingente somma di denaro ad una donna sfortunata. Dall'altra è un inflessibile capo spirituale, che spinge i suoi adepti al suicidio perchè possano salire nel regno del sole ed evitare la fine del mondo.

La sua religiosità non è tuttavia solo una facciata, bensì il risultato di una profonda vocazione mistica che l'ha portato a scontrarsi con la sua naturale meschinità. Non siamo quindi di fronte al classico predicatore da pochi soldi il cui unico interesse è quello di alleggerire i portafogli dei seguaci. Al contrario Padre Connors crede intimamente in ciò che insegna; la sua psiche non riesce tuttavia a scrollarsi di dosso il passato recente (e forse anche il presente) di trafficante d'armi e plutonio, fonte della sua ricchezza. E' evidente infatti come il conflitto interiore provocato dalla sua adesione a degli ideali agli antipodi (da un lato l'essere un criminale, dall'altro l'amore per la famiglia e la fede) lo porti ad un'instabilità mentale, che pregiudica la costanza nelle relazioni con il prossimo. Si prendano ad esempio le violente crisi d'insicurezza che lo colpiscono quando si trova a prendere decisioni delicate per il futuro della comunità, decisioni che lo costringono ad interrogarsi sulla legittimità delle sue azioni e che spesso lo portano fino alle lacrime dovute alle estreme conseguenze di esse.

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Chi è Padre Connors?
disegni di Enio - (c) 2000 SBE
   

Interessante, per una comprensione ancora più profonda del personaggio, è la sequenza in cui Connors decide di salvare i bambini, commettendo l'errore che lo porterà ad essere scoperto. La sua decisione è, come sottolinea Julia, un controsenso, in quanto significherebbe, nell'ottica del suo credo, abbandonare degli innocenti alla peccaminosa vita terrena. Qual è dunque il senso di questa improvvisa retromarcia? Molto probabilmente essa simboleggia la sua scelta risolutrice di dedicarsi interamente a quella vita terrena tanto disprezzata che lo ha portato tuttavia a conoscere sia l'amore coniugale che quello paterno. E' forse in quest'ottica che va interpretata la sua scelta di lasciare in vita i bambini, che innanzitutto non rappresentavano un problema (non erano scomodi testimoni come potevano esserlo altri suoi collaboratori) e soprattutto non avevano avuto la possibilità di scegliere la loro strada.

Ma difficilmente una delle due personalità può essere annullata dall'altra da una semplice presa di coscienza, così la scena finale segna una sorta di "rigurgito" della parte mistica della sua (piuttosto contorta in verità!) psicologia. L'omicidio della moglie va probabilmente letto sotto questa luce: egli, uccidendola, le fa aprire la strada dei cieli come uno degli adepti aveva fatto con i suoi cani, ben consapevole di raggiungerla a breve (è probabile infatti che venga condannato a morte). Ancora una volta il suo patologico senso di onnipotenza ha avuto il sopravvento...

E Julia? Julia assiste impotente, collabora in modo impeccabile alle indagini, ha l'intuizione giusta, ma ciò non basta a salvare nè i "Figli del Sole" nè Martine, la moglie di Connors. Non è la prima volta che la nostra criminologa viene sconfitta, ma questa volta lo smacco è doppio, in quanto ella deve sopportare gli elogi e le celebrazioni per il salvataggio dei bambini, azione che sa non essere per suo merito ma per una decisione precedente di Connors. Così la già fragile psiche della Kendall risulta ulteriormente menomata, tanto da chiedersi se il vero scopo di Berardi non sia quello di portarla lentamente, numero dopo numero, ad una crisi di nervi!!

"L'impressione è che Berardi se la stia prendendo comoda e che di sconvolgimenti improvvisi non ne vedremo mai"
   
Il rapporto con Webb procede con grande lentezza ed è difficile scorgere delle reali evoluzioni tra le righe dei reiterati siparietti cui essi danno vita, anche se in questa occasione, per la verità, c'è del materiale più corposo: ci vengono infatti svelati alcuni dettagli del passato di Alan che possono aiutarci a inquadrare meglio alcuni suoi comportamenti. La timidezza cronica e la mancanza di una forte figura paterna spiegano in effetti la naturale diffidenza verso una personalità invadente e verace come quella di Julia.

Anche sotto questo aspetto l'impressione è comunque che l'autore se la stia prendendo molto comoda e che di sconvolgimenti improvvisi non ne vedremo mai, anzi, sarà compito del lettore cogliere nei personaggi (cfr. anche il commento di Francesco Manetti a JU18) i lenti cambiamenti che rappresentano di fatto la vera e propria continuity della testata.



DISEGNI
Enio e
Valerio Piccioni
   

Buoni i disegni di Enio coadiuvato in quest'occasione dal preciso Valerio Piccioni. Spicca immediatamente un'ottima padronanza dell'anatomia del volto: i personaggi trasmettono infatti tutte le loro emozioni attraverso una mimica espressiva davvero notevole. Si vedano ad esempio le tavole che accompagnano il suicidio dei tre seguaci della setta, dove ogni viso è caricato di violente suggestioni, ora di morte, ora di terrore.

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Suicidi rituali. Disegni di Enio (c) 2000 SBE

Purtroppo non sempre il risultato globale è gradevole e uniforme: alcune tavole sono appesantite da eccessivi contrasti chiaroscurali e troppo spesso viene dedicata scarsa attenzione alle anatomie ed agli sfondi. Tuttavia in una vicenda dalla alta carica emotiva lo scopo primario era quello di riuscire a integrare con i disegni ciò che le sole parole non riescono a trasmettere: in questo senso Enio e Piccioni raggiungono in pieno il loro obiettivo.



GLOBALE
 

Per Marco Soldi due copertine dagli esiti opposti: la prima è decisamente sottotono sia per la scelta del soggetto che per la realizzazione, poco efficace soprattutto a causa della scelta cromatica, in questa occasione molto opaca; la seconda è invece un piccolo capolavoro, il cui unico difetto è il ritrarre una scena marginale nell'economia della storia. In questo caso, il dinamismo della cover è accentuato proprio dalla drammatica colorazione dal netto contrasto che esalta le ombre sulle pareti.

Nel complesso è una storia doppia che scorre molto bene e si concentra prevalentemente sulla riuscita figura di Padre Connors, la cui complessità ricorda l'altra grande "antagonista" della serie, la Myrna Harrod della trilogia iniziale (JU1, 2 e 3), ma siamo sempre nell'ambito di quell'aurea mediocritas, di quel torpore che sembra aver colpito la serie dopo il n.8 e che ancora non pare volersi dileguare.

 

 


 
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