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Murphy è un serial killer, ma fra i sei delitti che gli sono stati attribuiti ce n'è, apparentemente, uno di troppo, uno che non corrisponde del tutto al suo "modus operandi"...
Un delitto a regola d'arte |
Dopo pochissime pagine di lento preludio, la prima parte di questo nuovo numero di Julia si trasforma in un serrato (e concitato) inseguimento, da parte della polizia, di un serial killer colto in flagrante. Un inseguimento forse un po' troppo lungo e non particolarmente avvincente, - in ragione non tanto dei limiti propri del fumetto tout court (e, in particolare, dei fumetti di dimensioni tutto sommato abbastanza ridotte come Julia), quanto della scelta, da parte di Berardi, di rispettare rigidamente, sempre e comunque, in ogni albo di questa serie, la canonica suddivisione delle tavole in sei vignette di eguali dimensioni; o, in ogni caso, in tre strisce di eguale altezza -. E' comunque positivo, di per se stesso, che il ritmo lento, meditativo, delle storie di Julia (si pensi, ad esempio, ad un numero eminentemente introspettivo come "L'ombra del tempo" JU 16) sia scosso, di tanto in tanto, da qualche sequenza un po' più dinamica... Meno positivo, in quanto decisamente forzato, il fatto che Julia (ovvero colei che, nel "sottotitolo" della testata, Berardi continua a presentare come una criminologa) si trovi a fianco di Webb durante questa operazione di polizia. Una volta tracciato il profilo psicologico del serial killer, per quale ragione Julia dovrebbe partecipare a una operazione di pattugliamento? La ragione, dal punto di vista di una strategia narrativa normalmente associabile a una produzione di basso consumo, risulta chiara quando, al termine dell'inseguimento, il serial killer, seminati quel pacioccone di Ben, quell'imbranato di Webb e, ovviamente, tutta una massa anonima di agguerriti poliziotti (i quali servivano, evidentemente, solo a fare un po' di scena), finirà con l'arrendersi proprio a Julia. Senza fiatone e senza un capello fuori posto, Julia, in una sorta di replay del finale de "I sequestrati" JU 5, non dovrà infatti far altro che pronunciare pochissime parole ben scelte (in sintesi: "che ti ha fatto la mamma per farti diventare un serial killer?") per far piagnucolare quello stesso criminale che, fino pochi minuti prima, non aveva esitato a far uso della propria pistola sparacchiando a destra e a manca... Il resto dell'albo prosegue secondo lo schema ormai collaudato, in questo primo anno e mezzo di vita della serie, della ricerca di un colpevole di omicidio mediante dei colloqui con tutte le persone che conoscevano la vittima. Berardi, stavolta, ha però il pregio di "depistare" un poco il lettore: dopo essere stato indotto a supporre che la storia si sarebbe incentrata sulla figura di Steven Murphy, il serial killer protagonista del primo terzo dell'albo, il lettore scopre infatti che l'arresto di questo personaggio è un semplice pretesto per dare il via, in modo un po' meno banale del solito, all'investigazione sull'omicidio di Jennifer Sisley (un omicidio che, come recita il titolo dell'albo, Steven nega di aver commesso). La trama gialla, come sempre, è abbastanza priva di motivi di interesse (a meno che non si ritenga interessante l'incursione di Julia in un club privato per scambisti...) e, suppongo, decisamente deludente per gli appassionati del genere. Basti pensare al fatto che l'indizio decisivo, pur essendo mostrato a pag.56, possa essere interpretato dal lettore solo quando, a pag.123 (ovvero a otto pagine dalla fine dell'albo), Berardi mostra, infine, una foto del cadavere di Jennifer. Particolarmente criticabili, inoltre, sia la soluzione del caso (è verosimile che un omicida scelga di disporre il cadavere della sua vittima secondo criteri così particolari e così inequivocabilmente riconoscibili?), sia il suicidio finale del "colpevole" (se, in assenza di confessione del presunto colpevole, la prova è inutilizzabile, perché uccidersi? E se il suicidio deriva da motivazioni psicologiche del personaggio, perché non approfondirle meglio?).
Anche in questo numero, come già in "Jerry è sparito" JU 6, in "Echi dal passato/Il reduce" JU 9/10 e nel già citato "L'ombra del tempo" JU 16, il vero punto di forza del testo consiste nella profondità dei ritratti psicologici dei personaggi con i quali Julia e Leo entrano in contatto nel corso della loro indagine. Oltre a Steven Murphy, lucido nella consapevolezza della propria condizione mentale eppure al tempo stesso infantile nella sua sbruffonaggine, e a John Sisley, pittore senza successo (o senza talento?) ritirato nella sua torre d'avorio, sono molto ben delineati, sia pur in pochissime pagine, anche Pamela, i genitori di Jennifer e l'ex-pugile Pat Reilly. Riguardo l'"analisi dell'animo umano", è inoltre interessante rilevare come Berardi tenda, a ben vedere, a presentare come sostanzialmente inafferabili, non circoscrivibili, le personalità dei suoi personaggi. Jennifer, ad esempio, ci appare, in base a quel che Julia e Leo riescono ad apprendere, un personaggio eroticamente "perverso" e affetto da ambizioni di potere, ma anche, al tempo stesso, sensibile e generoso. Qual è la sintesi di queste (apparenti?) contraddizioni? Qual è, in altre parole, la sua vera identità? Come già accadeva in molti numero di Ken Parker, è impossibile saperlo... Due parole, infine, su Leo. Introdotto soltanto a partire dal pag.68, Leo si conferma essere, nella seconda parte dell'albo, la vera e propria "spalla" ufficiale di Julia. Come già in molti altri albi della serie, la dinamica fra questi due personaggi è godibile (anche perché, a fianco di Leo, Julia è molto meno fighetta snob repressa del solito). Gradevoli, ad esempio, molti dialoghi, come quello che cito nella scheda. Interessante l'accenno ad un episodio del passato che "lega" Leo a Julia: ci scapperà, prima o poi, un bel flashback?
Tre disegnatori per un solo albo. Già in molti altri casi si è potuta rilevare la compresenza, in uno stesso albo, di tavole realizzate da disegnatori diversi (per non parlare dei vistosi ritocchi "redazionali" operati da autori non accreditati nel tamburino di seconda di copertina). Una prassi, questa, che ha quasi sempre condotto a risultati poco felici. Malgrado la tanto criticata omologazione stilistica della maggior parte dei disegnatori dello staff di Julia, in quasi nessun caso, infatti, si è riusciti ad amalgamare perfettamente il lavoro di disegnatori diversi. Cosa che accade, in particolar modo, proprio per quanto riguarda la rappresentazione del volto di Julia stessa. Anche in questo albo, ad esempio, salta agli occhi la differenza, per non dire l'inconciliabilità, fra i volti di Julia realizzati dai tre disegnatori; senza, peraltro, che nessuno dei tre (così come, in genere, nessuno degli altri disegnatori dello staff) riesca a infondere in Julia il fascino di Audrey Hepburn, dichiarato "modello" di riferimento.
La maggior parte dell'albo è stata comunque realizzata da Gustavo Trigo, autore recentemente scomparso ...il che può far supporre che sia per questa triste ragione che Soldi e Enio siano stati chiamati a contribuire alla parte grafica de "Il delitto negato". Qui, come in tutta la sua produzione bonelliana (vedi, essenzialmente, gli albi di Nick Raider realizzati fra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90), Trigo ha uno stile relativamente scarno, essenziale, leggibile, ma anche assai poco curato; uno stile, per dirla senza mezzi termini, adeguato al tipico fumetto "seriale-popolare" inteso, nell'accezione dispregiativa del termine, come un fumetto privo di particolari ambizioni. Predomina, in altre parole, una sostanziale mediocrità. Mediocrità dalla quale Trigo si discosta, talvolta, solo per realizzare delle vignette ai limiti dell'accettabilità, come la quarta di pag.14 (nella quale il volto della Springler sembra avere urgente bisogno dell'intervento di un chirurgo maxillo-facciale...) o la vignetta di pag.45 (nella quale il collo di Julia è disegnato come un cilindro esageratamente allungato...). Un numero mediocre, quindi. Di una mediocrità che pur lasciando, nonostante tutto, trasparire il talento di Berardi e di Mantero (difficile valutare l'apporto della Salvatori...), contribuisce a non far decollare la serie, malgrado alcuni dei numeri usciti sinora possano far ben sperare... Apprezzabile, quanto a stile, la copertina di Soldi, ma concettualmente criticabile per il fatto che, per accattivarsi un certo tipo di lettore, Julia sia rappresentata, nel corso della scena d'azione con la quale si apre la storia, in tacchi a spillo e minigonna (nell'albo, più realisticamente, Julia ha dei pantaloni lunghi e dei tacchi bassi).
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