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" Il cacciatore"


Pagine correlate:

Un serial killer se la prende con le prostitute. E di fronte all’abisso della follia la polizia preferisce avvalersi dell’opera di Julia, che se ne intende: in poche pagine avanza un profilo psicologico verosimile, litiga con Webb, cinguetta con lui, ha il suo solito incubo, si fa sgridare da Emily, sgrida Toni, si fa aiutare da Leo, scopre il colpevole. Come? Sempre la solita storia? Ma no! Stavolta Julia indossa persino i panni di chi si introduce di nascosto nella casa dell’assassino e si lancia in uno spericolato inseguimento aereo: che avventure, questa criminologa!

Julia nel mirino
recensione di Giuseppe Pelosi



TESTI
Sog. Giancarlo Berardi
Scen. Giancarlo Berardi e Gino D’Antonio
   

Effettivamente il soggetto si attorciglia intorno a luoghi narrativi già visitati dalla serie, e non trova nell’originalità il suo punto di forza; né si puo affermare che la trama, pur nota, sia valorizzata da una narrazione particolarmente innovativa, magari sperimentale, in qualche modo diversa; o che l’intreccio risulti comunque appassionante, l’assassino imprevedibile, la soluzione sorprendente. Del resto l’impianto giallo non è mai stato il vero obiettivo dell’autore: Berardi vuole “semplicemente” narrare la vita di una criminologa. Ed è una narrazione seriale, con tutti i topoi della narrazione seriale Bonelli: i coprotagonisti, i siparietti, i temi fissi. Julia è un fumetto “ripetitivo”. Pare quasi che tutti e quattordici i numeri sinora usciti raccontino la stessa storia; cambia solo l’ambientazione di turno, e poco altro. È appunto seriale.

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L’incubo di Julia
disegno di Laura Zuccheri - (c)1999 SBE

Il fatto è che se con Ken Parker Berardi era stato fortemente innovatore, qui di innovare, francamente, sembra che non gli interessi; gli preme “solo” la narrazione in serie. Ovvio che questa scelta possa parere una scelta di basso profilo, ovvio che il ripetersi dei topoi può parere una caduta nello stereotipo narrativo, ovvio che il purista amante del giallo si senta deluso, ovvio che chi ricorda l’innovazione di KP resta male a tutta questa ripetitività. Ma chi, invece, legge Julia solo per quello che è, un fumetto popolare (nell’accezione più positiva e bonelliana che esista), non può che apprezzare la scorrevolezza e la precisione formale, il globale “realismo” della serie, la sua aderenza alla vita che conosciamo, e che, diciamolo, di solito i fumetti non ci raccontano: se Julia cede la sua originalità narrativa alla letteratura e al cinema che l’hanno preceduta, si deve comunque riconoscere che in quanto fumetto non ha parenti... L’originalità è qui. Ad alcuni questo basta e piace, ad altri questo sembra poco e stantio. Chi ha ragione? Tutti e due.

"se Julia cede la sua originalità narrativa alla letteratura e al cinema che l’hanno preceduta, si deve comunque riconoscere che in quanto fumetto non ha parenti"
   
Le critiche rivolte a Julia sono sacrosante, non si possono smentire; ma esistono modi di leggere questo fumetto (non più giusti, solo diversi), che riescono a farsi bastare quello che c’è: personaggi veri, ottima narrazione, facile riconoscibilità della serie. Ovviamente a molti questo non basta, o non basta più. L’omologazione continua di ogni storia alle caratteristiche delle precedenti stufa il lettore abituale più esigente, ma sicuramente cattura il lettore occasionale. E a noi viene proprio l’impressione che Berardi voglia catturare questo lettore, quasi a cercare senza rischi quel successo commerciale che Ken Parker non ha avuto. Il “lettore professionista” si è stufato forse di soggetti che a questo punto appaiono “i soliti”, si è stufato forse dei volti di attori; ma il lettore occasionale? Secondo me apprezza. È una colpa di Berardi? Ha il diritto di deludere le nostre aspettative di appassionati? Può negarci con tale premeditazione il fumetto d’autore che ci aspettiamo da lui? Forse sì. A questo punto, però, mi pare ovvio che le posizioni siano inconciliabili: i delusi da una parte, sconsolati e stupiti dalla banalizzazione dei temi compiuta da tanto autore; gli ancora innamorati dall’altra, ad accettare il semifreddo se non si può avere la crostata. E non è solo “rassegnazione”, è proprio disponibilità a mangiare meno raffinato perché è comunque cibo fatto in casa; roba genuina.

"Una delle critiche più ricorrenti è per i personaggi con volti d’attore"
   

Impossibile chiarire perché a qualcuno Julia piace e altri invece dichiarano calorosamente il loro disappunto: diventa una questione di pelle, di gusto, e anche di target, perché no? Una delle critiche più ricorrenti è per i personaggi con volti d’attore: beh!, ci si deve rendere conto che è gusto personale, no? Non è “sbagliato” in sé, usare questi volti, e ovviamente di fianco a chi li odia c’è chi ci si diverte... Non chiediamo a Julia ciò che Julia non è, non inquietiamoci se non risponde alle nostre aspettative: se volevamo l’azione, non è qui che la troviamo, e quella che c’è pare capitata lì per sbaglio, come nella scena dell’inseguimento aereo di questo numero, alquanto inverosimile, e dunque totalmente stonata col tono generale della serie... Il fatto è che chiedere al fumetto di Asterix un intreccio realistico è forse fuori luogo, come chiedere a Julia il ritmo di Arma Letale...

Per altre considerazioni, note, citazioni e incongruenze leggete la Scheda della Storia.



DISEGNI
Laura Zuccheri    

Laura Zuccheri è sempre comunque una bel conforto per la sete degli occhi: il suo tratto, che constatiamo peraltro in continua evoluzione, è estremamente pulito e equilibrato, molto espressivo ma senza eccessi, sintetico e dinamico.

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Anthony Hopkins o Barton Lindsay?
disegno di Laura Zuccheri
(c)1999 SBE

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Kevin Bacon o Derek Lindsay?
disegno di Laura Zuccheri
(c)1999 SBE

Il layout della pagina è uno dei punti di forza, la sintassi è perfettamente dominata, cinematografica: cambi di inquadratura, varietà di immagini, chiarezza del discorso. Il lavoro contiene poi almeno due scene veramente pregevoli: l’iniziale inseguimento nel bosco vale da sola il costo dell’albo, per le sensazioni che suscita, e molto bella abbiamo trovato anche la scena dell’incubo, visionaria, inquietante, raccapricciante.



GLOBALE
 

Piace e non piace, Julia, come visto da certi messaggi in bottiglia che galleggiavano nella rete... Secondo me vale la pena di comprarlo anche solo per le copertine di Marco Soldi. Quella di questo numero, poi, è di quelle che ti fermi a guardare volte e volte: il cromatismo, la luce, l’inquadratura, sono fortemente evocativi. Tra le teste degli animali appesi appare quella di Julia, quasi prefigurazione di un ruolo di preda che peraltro la nostra eroina non gioca, in questo numero; e i suoi occhi di cerbiatta, qui, dicono anche più del solito: quanto ci vorrà perché la posta di Julia pubblichi la lettera di un lettore che si dichiara innamorato di lei?

Non è gradevole, forse, trovare lettere indirizzate al personaggio, per noi che avvertiamo così fortemente la marca dell’enunciatore, per noi che non dimentichiamo mai che Julia è Giancarlo Berardi, però forse anche questo è il segno del fatto che Julia arriva ai suoi sostenitori come un personaggio vero e ricco, uno con cui si può parlare. Semmai c’è da chiedersi se i drammi così personali che alcuni lettori confidano a Julia non meritino risposte più private, evitando agli altri lettori l’imbarazzo che si prova quando si guarda per sbaglio nella corrispondenza altrui...

 

 


 
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