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già visitati dalla serie, e non trova nelloriginalità il
suo punto di forza; né si puo affermare che la trama, pur nota, sia
valorizzata da una narrazione particolarmente innovativa, magari
sperimentale, in qualche modo diversa; o che lintreccio risulti
comunque appassionante, lassassino imprevedibile, la soluzione
sorprendente. Del resto limpianto giallo non è mai stato il
vero obiettivo dellautore: Berardi vuole
semplicemente narrare la vita di una criminologa. Ed è una
narrazione seriale, con tutti i topoi della narrazione seriale
Bonelli: i coprotagonisti, i siparietti, i temi fissi. Julia è un
fumetto ripetitivo. Pare quasi che tutti e quattordici i
numeri sinora usciti raccontino la stessa storia; cambia solo
lambientazione di turno, e poco altro. È appunto seriale.

Lincubo di Julia disegno di Laura Zuccheri - (c)1999 SBE
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Il fatto è che se con Ken Parker
Berardi era stato fortemente innovatore, qui di innovare, francamente,
sembra che non gli interessi; gli preme solo la narrazione in
serie. Ovvio che questa scelta possa parere una scelta di basso profilo,
ovvio che il ripetersi dei topoi può parere una caduta nello
stereotipo narrativo, ovvio che il purista amante del giallo si senta
deluso, ovvio che chi ricorda linnovazione di KP resta male a
tutta questa ripetitività. Ma chi, invece, legge Julia solo per quello
che è, un fumetto popolare (nellaccezione più positiva e
bonelliana che esista), non può che apprezzare la scorrevolezza e la
precisione formale, il globale realismo della serie, la sua
aderenza alla vita che conosciamo, e che, diciamolo, di solito i fumetti
non ci raccontano: se Julia cede la sua originalità narrativa alla
letteratura e al cinema che lhanno preceduta, si deve comunque
riconoscere che in quanto fumetto non ha parenti...
Loriginalità è qui. Ad alcuni questo basta e piace, ad
altri questo sembra poco e stantio. Chi ha ragione? Tutti e due.
"se Julia cede la sua originalità narrativa alla letteratura e al
cinema che lhanno preceduta, si deve comunque riconoscere che in
quanto fumetto non ha parenti"
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Le critiche rivolte a Julia sono sacrosante, non si possono smentire; ma
esistono modi di leggere questo fumetto (non più giusti, solo
diversi), che riescono a farsi bastare quello che cè: personaggi
veri, ottima narrazione, facile riconoscibilità della serie.
Ovviamente a molti questo non basta, o non basta più.
Lomologazione continua di ogni storia alle caratteristiche delle
precedenti stufa il lettore abituale più esigente, ma sicuramente
cattura il lettore occasionale. E a noi viene proprio
limpressione che Berardi voglia catturare questo lettore, quasi a
cercare senza rischi quel successo commerciale che Ken Parker non ha avuto.
Il lettore professionista si è stufato forse di soggetti
che a questo punto appaiono i soliti, si è stufato forse
dei volti di attori; ma il lettore occasionale? Secondo me apprezza. È
una colpa di Berardi? Ha il diritto di deludere le nostre aspettative di
appassionati? Può negarci con tale premeditazione il fumetto
dautore che ci aspettiamo da lui? Forse sì. A questo punto,
però, mi pare ovvio che le posizioni siano inconciliabili: i delusi da
una parte, sconsolati e stupiti dalla banalizzazione dei temi compiuta da
tanto autore; gli ancora innamorati dallaltra, ad accettare il
semifreddo se non si può avere la crostata. E non è solo
rassegnazione, è proprio disponibilità a mangiare
meno raffinato perché è comunque cibo fatto in casa; roba genuina.
"Una delle critiche più ricorrenti è per i personaggi con volti
dattore"
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Impossibile chiarire perché a qualcuno Julia piace e altri invece
dichiarano calorosamente il loro disappunto: diventa una questione di
pelle, di gusto, e anche di target, perché no? Una delle critiche
più ricorrenti è per i personaggi con volti dattore:
beh!, ci si deve rendere conto che è gusto personale, no? Non è
sbagliato in sé, usare questi volti, e ovviamente di
fianco a chi li odia cè chi ci si diverte... Non chiediamo a
Julia ciò che Julia non è, non inquietiamoci se non risponde alle
nostre aspettative: se volevamo lazione, non è qui che la
troviamo, e quella che cè pare capitata lì per sbaglio,
come nella scena dellinseguimento aereo di questo numero, alquanto
inverosimile, e dunque totalmente stonata col tono generale della serie...
Il fatto è che chiedere al fumetto di Asterix un intreccio
realistico è forse fuori luogo, come chiedere a Julia il ritmo di
Arma Letale...
Per altre considerazioni, note, citazioni e incongruenze leggete la Scheda della Storia.
  
Laura Zuccheri è sempre comunque una bel conforto per la sete degli
occhi: il suo tratto, che constatiamo peraltro in continua
evoluzione, è estremamente pulito e equilibrato, molto espressivo
ma senza eccessi, sintetico e dinamico.
 Anthony
Hopkins o Barton Lindsay?
disegno di Laura Zuccheri
(c)1999 SBE
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 Kevin Bacon o Derek Lindsay?
disegno di Laura Zuccheri
(c)1999 SBE
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Il layout della pagina è uno dei punti di forza, la sintassi è
perfettamente dominata, cinematografica: cambi di inquadratura,
varietà di immagini, chiarezza del discorso. Il lavoro contiene poi
almeno due scene veramente pregevoli: liniziale inseguimento
nel bosco vale da sola il costo dellalbo, per le sensazioni che suscita, e molto bella abbiamo trovato anche la scena dellincubo, visionaria, inquietante, raccapricciante.
  
Piace e non piace, Julia, come visto da certi messaggi in bottiglia che
galleggiavano nella rete... Secondo me vale la pena di comprarlo anche solo
per le copertine di Marco Soldi. Quella di questo numero, poi,
è di quelle che ti fermi a guardare volte e volte: il cromatismo, la
luce, linquadratura, sono fortemente evocativi. Tra le teste degli
animali appesi appare quella di Julia, quasi prefigurazione di un ruolo di
preda che peraltro la nostra eroina non gioca, in questo numero; e i suoi
occhi di cerbiatta, qui, dicono anche più del solito: quanto ci
vorrà perché la posta di Julia pubblichi la lettera di un lettore
che si dichiara innamorato di lei?
Non è gradevole, forse, trovare lettere indirizzate al
personaggio, per noi che avvertiamo così fortemente la marca
dellenunciatore, per noi che non dimentichiamo mai che Julia è
Giancarlo Berardi, però forse anche questo è il segno del fatto
che Julia arriva ai suoi sostenitori come un personaggio vero e ricco, uno
con cui si può parlare. Semmai cè da chiedersi se i drammi
così personali che alcuni lettori confidano a Julia non meritino
risposte più private, evitando agli altri lettori limbarazzo che
si prova quando si guarda per sbaglio nella corrispondenza altrui...
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