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" L'eterno riposo"


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Chi è l'autore dell'atroce ed efferato delitto del Saint George, ospizio alla periferia di Garden City? Ma, soprattutto, cosa si nasconde dietro le desolate vicende umane dei suoi ospiti?
Aldilà delle apparenze, nessuno è quello che sembra.

Inutile sacrificio
recensione di Fabrizio Gallerani



TESTI
Sog. e Sce. Giancarlo Berardi
   

Con questo episodio, dietro un apparente semplicità formale, Berardi introduce nella serie un tema assai delicato (e dal carattere prettamente "minimalista"), come quello dell'abbandono degli anziani, facendolo però entrare non dall'ingresso principale, ma, per così dire, dalla porta di servizio.

Il vero protagonista dell'albo è infatti il Saint George, casa di riposo dal destino segnato dalla imminente chiusura, vista quasi come metafora del destino che attende gli anziani ospiti, condannati dalla vita a finire i propri giorni nell'indifferenza generale. Questa soluzione narrativa non è affatto casuale, infatti, malgrado il rischio di cadere nella retorica sia sempre dietro l'angolo quando si affrontano temi come questo (ormai universalmente omologati anche se così poco frequentati dal fumetto seriale) è proprio grazie al parallelismo di cui sopra che Berardi, con consumata abilità, riesce ad scongiurarne il pericolo.

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Gli ospiti del Saint George
disegno di Sergio Toppi - (c)1999 SBE

Così come l'apparente rispettabilità del Saint George nasconde una realtà ben differente, fatta di intrallazzi politici e tresche clandestine, anche la triste rassegnazione dei suoi ospiti è solo la facciata dietro la quale si celano sentimenti assai meno onorevoli. In previsione della sorprendente rivelazione finale, Berardi prepara il terreno durante l'intero albo, calando il lettore, a fianco di Julia, nella realtà della casa di riposo. Le psicologie degli anziani occupanti dell'ospizio sono impietosamente messe a nudo, e ognuno di loro rivela la sua personale dose di cinismo, nessuno escluso.

"In previsione della sorprendente rivelazione finale, Berardi prepara il terreno durante l'intero albo..."
   
Così, proprio quando la soluzione dell'enigma poliziesco parrebbe concedersi una digressione dal rigido realismo imposto alla serie (con un colpo di scena degno di un romanzo della Christie) il lettore ha ormai raggiunto il giusto livello di sospensione dell'incredulità, e la verità di Berardi non risulta più così incredibile.

E nell'epilogo si riuniscono i destini dell'ospizio e quello dei suoi ospiti: sia l'omicidio dell'amante del direttore che il suicidio/omicidio della vittima sacrificale, alla fine, non sono bastati a salvare la casa di riposo dalla demolizione ed i suoi occupanti dall'indifferenza della società.

Ad un soggetto così ben strutturato fa il paio una sceneggiatura ineccepibile dal punto di vista formale, ma non particolarmente elaborata sul piano strettamente narrativo. L'attenzione di Berardi è rivolta a rendere al meglio le personalità dei vari ospiti della casa di riposo (cosa che peraltro gli riesce egregiamente) senza curarsi troppo di costruire una vera e proprio "detection" all'interno della storia. Gli indizi raccolti durante l'indagine portano tutti a false piste e, come in altre occasioni, anche in questo caso Julia arriva alla soluzione esclusivamente grazie al proprio intuito.

Per altre considerazioni, note, citazioni e incongruenze leggete la Scheda della Storia.



DISEGNI
Sergio Toppi    

Inevitabile.

Inevitabile che l'incontro di due autori dagli stili così personali come Toppi e Berardi, potesse avvenire esclusivamente al prezzo di qualche compromesso da parte di una delle due rispettive "filosofie" creative.

"Inevitabile che l'incontro di due autori dagli stili così personali potesse avvenire esclusivamente al prezzo di qualche compromesso da parte di una delle rispettive "filosofie" creative"
   
Infatti, il caratteristico stile narrativo che, coniugato alla sofisticata abilità artistica, fa di Toppi uno dei più grandi autori italiani, si colloca esattamente agli antipodi rispetto a quello di Berardi. Osando un paragone azzardato, si potrebbe rilevare come, nei fumetti da lui sceneggiati, Toppi usi la messa in tavola quasi alla stregua di una scenografia teatrale: anche quando racconta una vicenda con una precisa sequenza temporale, lo fa spesso eliminando la netta suddivisione in vignette, mescolandole in una specie di continua dissolvenza incrociata.

La ormai famosa "closure" (famosa almeno da quando Scott McLoud ne ha adottato ufficialmente il termine nel fondamentale Understanding Comics) orfana degli spazi bianchi fra una vignetta e l'altra, viene così ad essere inglobata nella pagina stessa, garantendo quindi l'efficacia narrativa, ma, allo stesso tempo, restituendo la senzazione di una generale unità di tempo e di luogo, proprio come a teatro. Ed anche la sua regia, in accordo al personale stile di disegno, accentua in maniera evidente i contrasti visivi, affiancando campi lunghi a piani molto ravvicinati, con l'occhio attento più alla composizione globale che al ritmo narrativo.

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La disperata rassegnazione nei visi di Toppi
disegno di Sergio Toppi - (c)1999 SBE

   
La tecnica di Berardi (a partire dal Ken Parker della maturità, passare per le altre sue creazioni, e arrivare infine a Julia, dove l'attenzione alla forma è, per quanto possibile, ancora più sentita), invece, è proprio all'opposto: la pagina è importante soprattutto per la sequenzialità che suggerisce.

La dimensione delle vignette, così come i campi lunghi e i piani ravvicinati, non svolgono affatto una funziona scenografica, ma servono a sostenere il ritmo del racconto, ad accelerarlo o a rallentarlo, quando serve.

Nel suo approccio alla serie, Toppi, con estrema professionalità, ha compreso alla perfezione queste esigenze, "limitando" di conseguenza il suo intervento a quello che restava fuori dalla diretta influenza di Berardi. Il risultato è un eccellente lavoro di caratterizzazione di ambienti e personaggi: i suoi netti bianchi e neri, mitigati solo dall'inconfondibile tratteggio, ben si adattano alle angosciose atmosfere della storia, mentre le rughe sui visi degli anziani ospiti del Saint George, ci raccontano i loro sentimenti in maniera molto più efficace di quanto non potrebbero mai fare le sole parole.



GLOBALE
 

Vecchietti disperati, cinici ed assassini... l'agosto bonelliano appena trascorso rischia di essere ricordato proprio per questa ondata di rivendicazione della cattiveria senile. Infatti, in barba all'imperante buonismo, oltre a Julia anche Dylan Dog si è trovato nello stesso mese alle prese con un gruppo di spietati assassini della terza età: nientemeno che gli invecchiati "Bimbi Smarriti", un tempo allegri compagni delle avventure di Peter Pan, ed oggi crudeli strupratori di Campanellino, in Il battito del tempo, bell'episodio scritto da un ispirato Medda per la testata dell'indagatore dell'incubo. Dopo i precedenti occorsi al povero Tex, speriamo soltanto che stavolta non sia l'associazione pensionati a rivolgersi al Codacons. :-)

Molto suggestivo il soggetto realizzato da Soldi per la copertina di questo numero, anche se desta curiosità la scelta di rappresentare un episodio della storia assolutamente marginale rispetto al tema dell'albo.

 

 


 
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