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Quando i coccodrilli non piangono...

Morte e resurrezione!
articolo di Riccardo Panichi

Le due vite di Jonathan Steele
Ogni quotidiano conserva in uno dei cassetti della sua redazione un fascicolo che odora di iattura. Se potessimo sbirciarne il contenuto, vi troveremmo probabilmente un doloroso addio a Giovanni Paolo II, un commosso elogio di Carlo Azeglio Ciampi o un passionale saluto a Sofia Loren. Nel gergo giornalistico questi articoli vengono detti coccodrilli: si tratta di pezzi biografici che rendono onore a quelle grandi personalità che, per anzianità di servizio, potrebbero lasciarci da un giorno all'altro. Anche uBC, come ogni redazione che si rispetti, ha un suo cassetto virtuale pieno di coccodrilli, capaci di scatenare vigorosi gesti apotropaici tra i protagonisti delle nostre serie preferite.

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Jonathan ha proprio ragione! (disegno di Rossi)
1999 (c) SBE
   
 
Tutto questo per dire che, già da qualche mese, si era pensato a come salutare degnamente un giovanotto che non meritava di lasciarci. Al sottoscritto sarebbe toccata la parte più triste, ovvero quella di tesserne lamentosamente le lodi, dispensando di tanto in tanto qualche buffetto per ricordarne gli azzardi e gli errori. Jonathan Steele stava infatti per terminare il suo corso editoriale: il 28 giugno avrebbe abbandonato i suoi 27.000 fedelissimi lettori dopo 64 numeri. Insomma, senza fare troppi giri di parole, stava per morire. E così è stato. Ma chi in questi cinque anni ha seguito le avventure del biondino, una cosa l'ha imparata: che lui non si arrende. Mai. E chi ha letto i numeri 29 e 32, ha imparato anche un'altra cosa: che Jonathan è gia morto. E risorto. Soltanto nella finzione, si obietterà. E invece...

E invece ancora una volta la realtà ha superato la fantasia, anche quella più sfrenata dei fumetti. Prima sotto forma di rumorosa voce di corridoio, poi con la benedizione di Federico Memola (vedi anche la sua intervista), ha cominciato a diffondersi una notizia che aveva dell'incredibile e che ci ha costretto a trascinare il file coccodrillojs.doc nel cestino. "Jonathan Steele, una volta terminata la pubblicazione con la Sergio Bonelli Editore, riprenderà regolarmente alla Star Comics". Morte e resurrezione! E mai sono stato più felice di dover riscrivere da capo un pezzo.

Detto questo, il passaggio di consegne editoriali rappresenta uno snodo cruciale per la vita del personaggio e dei suoi autori. La nuova serie, a quanto pare, costituirà, pur nella continuità degli ingredienti primari, una forte discontinuità con quanto abbiamo letto fino ad oggi, sia per quanto riguarda lo stile narrativo, sia per ciò che concerne le tematiche.

In altre parole, siamo oggi nella terra di mezzo che separa il ciclo che si è appena concluso da quello che comincerà questo autunno. E proprio in virtù di questa privilegiata posizione, ci è parso utile ripercorrere brevemente le tappe della prima vita di Jonathan, analizzando, scevri dalle ipocrisie che una morte definitiva del personaggio avrebbe giocoforza comportato, ciò che nella sua avventura editoriale ha o non ha funzionato.

Cosa non ha funzionato?
Non c'è giudice più giusto ed implacabile del pubblico. E non c'è dubbio che sia stato proprio il disinteresse dei lettori ad aver decretato lo "sfratto" di Jonathan Steele da casa Bonelli. Ecco perchè, al di là di considerazione critiche che lasciano il tempo che trovano, è importante capire cosa non abbia funzionato nella formula... magica di Jonathan Steele. Abbiamo provato a individuare alcuni possibili spunti di riflessione:

  • Come spesso accade, all'origine c'è un peccato originale, di cui dobbiamo accettare le conseguenze pur non essendo i responsabili del misfatto. Nel caso di Memola, la mela ha la forma del n.44 di Zona X, la testata sulla quale, in un primo tempo, le avventure di Jonathan Steele avrebbero dovuto essere pubblicate. Si trattava dell'ultimo numero di Zona X, che fu seguito, ad appena un mese di distanza, dall'uscita lampo del n.1 di Jonathan Steele, la cui struttura originaria di miniserie era stata, nei mesi precedenti la chiusura, opportunamente "potenziata" per reggere il peso di una serie regolare. Quest'uscita ravvicinata, lungi da essere tempista, generò invece una serie di equivoci, di cui la serie si sarebbe liberata a fatica:
    1) Il più innocuo: che Jonathan Steele fosse in qualche modo il seguito di Zona X, o quantomeno uno spin off di una delle sue miniserie.
    2) Il più grave: che Jonathan Steele fosse una serie raffazzonata, preparata in tutta fretta e fatta uscire con il solo scopo di raccattare i lettori orfani di Zona X (equivoco avvalorato dalla scarsa qualità dei primi numeri).

  • Ma ci sono almeno altri due buoni motivi per i quali l'uscita del primo numero di Jonathan Steele avrebbe dovuto essere posticipata di almeno qualche mese:
    1) La prima avventura della serie avrebbe dovuto essere la storia uscita poi sui n.3/4. Ma i lunghi tempi di lavorazione non ne permisero il completamento entro la data prestabilita, così Memola fu costretto ad approntare in fretta e furia un n.1 alternativo, che si rivelò una vera e propria pietra dello scandalo (ne parleremo più avanti).
    2) Più in generale, Jonathan fu la quinta serie ad essere varata in meno di due anni, addirittura la terza in soli 10 mesi. E potè beneficiare di meno della metà del lancio pubblicitario di cui avevano goduto testate come Magico Vento, Brendon e Julia.

    Risultato: il n.1 di Jonathan Steele fu, in quanto a vendite, uno dei peggiori flop di sempre in casa Bonelli. Un peccato originale, dunque, che ha costretto la serie ad una difficile partenza ad handicap: non a caso le voci che volevano Jonathan in debito di ossigeno cominciarono a diffondersi fin dai primissimi mesi di pubblicazione.

  • Una volta illustrato il difficile ambiente in cui la testata di Memola andò ad inserirsi, bisogna tuttavia ammettere che coloro che decisero, nonostante tutto, di acquistare il primo numero di Jonathan Steele, non furono certo ricompensati dalla sua qualità. Per una sua disamina, rimando alla recensione che uBC scrisse a suo tempo. In prospettiva storica, possiamo solo aggiungere che forse il peggior difetto di quella storia consisteva nella sua inerzia, nella sua totale incapacità di suscitare reazioni forti e, di conseguenza, di fare parlare di sè. Se la confrontiamo, ad esempio, con un'altro albo fortemente criticato come il n.1 di Brendon, dobbiamo riconoscere che quest'ultimo, quantomeno, aveva provocato una violenta levata di scudi nella critica, sentitasi in dovere di esprimere il proprio deciso rifiuto verso un modo di fare fumetto, che, per quanto esecrabile, Chiaverotti aveva da subito ben delineato.

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    Contaminazioni nipponiche? (disegno di Vercelli)
    1999(c) SBE
       
     
  • Jonathan Steele rimarrà poi nella storia della Bonelli come la testata degli equivoci. Due in particolare hanno contribuito ad aumentare la diffidenza nei confronti del personaggio creato da Memola:
    1) Due vignette triangolari, un paio di linee cinetiche et voilà, la frittata è fatta: Jonathan è subito bollato un po' da tutti come la testata mangofila, che strizza bassamente l'occhio al pubblico nippodipendente degli adolescenti, riutilizzando gli stilemi grafici degli autori orientali. E poco importa che, di fatto, la fantomatica ibridazione tra manga e Bonelli si riduca a un paio di tavole del n.1 (ancora lui!) e a qualche sequenza disegnata da Teresa Marzia. Sebbene manchino precisi studi in proposito, la sensazione è che il maturo pubblico bonelliano sia poco incline a vedere tradita l'identità del segno grafico, soprattutto in una direzione manga, che potrebbe venire avvertita come una concessione al "ggiovane", invece che come una legittima sperimentazione artistica. Ne segue dunque che la nomea di serie giapponesizzante non ha affatto giovato all'affermazione di Jonathan nel bacino di lettori Bonelli (anzi, forse l'ha ostacolata), mentre, d'altra parte, l'aderenza perlopiù integrale ai canoni occidentali non poteva certamente attirare il pubblico dei lettori di manga.
    2) Che Jonathan sia stato pensato per un pubblico più giovane non costituisce un equivoco, ma corrisponde alla realtà. L'equivoco nasce invece con l'affermarsi dell'idea che, al fine di raggiungere quel particolare segmento di mercato, Memola avesse progettato una serie scema, fracassona e maliziosa. Un'idea che, va detto, i primi numeri della serie, tra tette al vento e personaggi e avventure monocordi, avevano contribuito ad avvalorare. In realtà, la vera cifra della serie è emersa ben presto: giocando sull'intreccio sentimentale e su tematiche che, pur provenienti dal futuro e ammantate di magia, spesso affondano le loro radici nella nostra realtà, Memola ha poi dimostrato di saper attribuire diverse chiavi di lettura alle sue storie, giovani, frizzanti, ma sicuramente non sceme. L'eccessiva insistenza sul dettaglio glamour, tuttavia, ha troppo spesso ricordato il cosiddetto fan service, ovvero quell'insieme di situazioni pruriginose che nei manga giapponesi vengono inserite per strizzare l'occhio ad un pubblico di adolescenti in tempesta ormonale.

  • La scelta di pubblicare avventure che si concludevano a metà dell'albo successivo (come succede abitualmente in testate quali Tex e Martin Mystère), si è rivelata assai infelice. Si tratta di un formato editoriale vecchio e antipatico, legato ad una visione del fumetto ormai sorpassata. Fortunatamente la rotta è stata corretta abbastanza tempestivamente (con il n.12 si è infatti passati ad avventure che occupavano uno o due albi interi), ma il solo fatto che il cambiamento sia avvenuto a furor di popolo fa presagire quanto questo fattore abbia pesato nel primo giudizio dei lettori.

  • Tra le caratteristiche distintive di Jonathan, quella della stretta continuity che lega i diversi episodi è piuttosto controversa. Dal punto di vista narrativo, va certamente annoverata tra i fattori positivi della serie: almeno nei suoi primi trentadue numeri (ma in buona parte anche dopo), Memola ha imbastito una trama sontuosa e coerente, in cui le diverse sottosaghe si intrecciavano e integravano alla perfezione. Dal punto di vista delle vendite, tuttavia, questa scelta non ha pagato: si è velocemente creato un meccanismo fortemente autoreferenziale, che premiava il lettore fedele, ma escludeva quello occasionale (che, non conoscendo le complesse ragioni e motivazioni dei personaggi, semplicemente non capiva una mazza di quanto stava leggendo). Non a caso Jonathan Steele si è presto stabilizzato intorno ad uno zoccolo duro di lettori parecchio combattivi. Volendo suggerire un paragone eretico, la sua situazione odierna ricorda quella che attraversò Ken Parker dopo la sua chiusura: pochi lettori, ma disposti a tutto pur di vedere proseguire le loro avventure preferite.

    Cosa ha funzionato?
    Nel corso dei suoi primi cinque anni di vita, Jonathan Steele ha però anche costruito molto di positivo. Le nostre recensioni hanno di mese in mese sottolineato prima i progressi della serie, poi, a maturità raggiunta, i suoi successi. Ne vogliamo ricordare alcuni:

  • La qualità sul versante grafico si è mantenuta, fatte salve rarissime eccezioni, su livelli molto buoni. Disegnatori come Sergio Giardo e Giacomo Pueroni, di storia in storia, hanno intrapreso un percorso di maturazione esplosivo, che li ha portati su livelli ottimi, quando non eccellenti. Altri, come Rossano Rossi e il copertinista Giancarlo Olivares, hanno confermato pienamente il loro enorme talento. Infine, gli esordienti hanno spesso ecceduto le aspettative.

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    L'essenza di Jonathan (disegno di Vercelli)
    2002(c) SBE
       
     
  • Il trio di protagonisti ha funzionato benissimo. Merito di un'attenta definizione dei caratteri, ma soprattutto di un'oculata gestione delle dinamiche relazionali e affettive. Dei personaggi abbiamo infatti conosciuto tutto: sogni, paure, aspirazioni, tick, paranoie, difetti... Essi sono guidati da salde convinzioni, ma sono costretti dagli eventi a problematizzarle e, talvolta, a ridefinirle e mutarle. Memola è riuscito poi nell'intento di dare respiro narrativo ad una materia, quella delle relazioni interpersonali, che il fumetto bonelliano ha quasi sempre schiacciato sullo sfondo della dimensione avventurosa. Potremmo considerare come vertice di questa tendenza il n.25 Un nuovo mondo (forse il miglior episodio della saga), in cui il plot è interamente funzionale ad un rigoroso affresco psicologico di Myriam e Jonathan.

  • La serie ha poi affrontato tematiche tutt'altro che facili, quali l'eutanasia, la sessualità degli adolescenti e lo sfruttamento dei minori. Più in generale, ha cercato di sviluppare il proprio discorso etico da una prospettiva mai semplicistica o convenzionale. La sottotrama dedicata al passato di Jonathan, ad esempio, pur ruotando intorno a strutture collaudate (l'uomo misterioso che riemerge dal passato, il tradimento, la vendetta, ecc.), ha saputo reinterpretarle in modo convincente e ricco di sfumature.

  • Le ambientazioni delle storie, dopo un inizio tentennante, hanno cominciato a sfruttare a pieno le proprie potenzialità connesse alla presenza della magia sulla Terra. Molto suggestivi, in particolare, si sono dimostrati quegli scenari che mettevano in luce la difficile integrazione della magia con la tecnologia, la società civile e la sicurezza pubblica e privata.

    Auspicio conclusivo
    Come Jonathan ben sa, non a tutti viene concessa una seconda possibilità. Diventa allora fondamentale fare tesoro degli errori commessi e cercare di non ripeterli. Difficile pensare infatti che il passaggio alla Star Comics porterà in dote molti nuovi lettori. Più realisticamente, l'obiettivo sarà invece quello di non perdere per strada il gruzzolo di aficionados nel passaggio da una casa editrice all'altra. Fondamentale sarà allora una partenza sprint, che fornisca da subito validi motivi per continuare a seguire le avventure del biondino. Se ben gestita, questa nuova serie presenta poi una grande possibilità: ricominciare da capo con una storia che non precluda l'avvicinamento di nuovi lettori e possa contemporaneamente dialogare con i vecchi attraverso un sistema di rimandi alla prima serie fondato sul meccanismo dell'aspettativa.

    Non ci rimane che mandare un in bocca al lupo a Federico Memola e agli altri autori, a cui auguriamo di poterci accompagnare con le avventure di Jonathan fino a quando sentiranno di avere qualcosa di nuovo da dire.
     

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