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" Le figlie di
Kronos"


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Una storia che punta l'obiettivo su Myriam...

Myriam si sveglia a mezzogiorno
recensione di Riccardo Panichi



TESTI
Sog. e Sce. Elettra Gorni    

Se Vincenzo Beretta per il proprio esordio sulle pagine di Jonathan Steele aveva tentato un cambio di genere (puntando forte su toni leggeri, quasi demenziali), questa prima prova di Elettra Gorni si segnala invece per il cambio di prospettiva della narrazione, che focalizza l'obiettivo sul personaggio di Myriam.

La storia è costruita attraverso il semplice rovesciamento di uno degli stereotipi della serie, ovvero il rapimento di Myriam e il conseguente salvataggio di Jonathan. Qui infatti le parti si invertono: per una volta è Myriam che deve sudare le proverbiali sette camicie per venire a capo dell'enigmatica scomparsa di Jonathan. Lo sguardo è dunque concentrato su Myriam, tanto nelle sue manifestazioni esteriori (seguiamo la sua indagine, in cui viene spalleggiata da Jasmine), quanto in quelle interiori (la Gorni dà voce ai dubbi e alle paure di una donna che si sente costantemente in discussione).

Jonathan, pur rimanendo un poco sullo sfondo, non viene tuttavia accantonato o trascurato: ci pare anzi molto convincente il modo in cui l'autrice declina la proverbiale goffagine di Jonathan nel misurarsi con i pericoli... dell'amore. Per una volta infatti il biondo investigatore fa la figura del pischello, rimanendo fino all'ultimo completamente ignaro di essere caduto in una trappola sentimentale. Ciò nonostante, abbiamo per la prima volta accesso al lato più sognante di Jonathan, un aspetto restituitoci al meglio grazie alla sensibilità femminile dell'autrice.

E' evidente la passione dell'autrice per la mitologia, argomento che ben si salda alle tematiche divine della serie. Tuttavia l'intreccio è esile esile, ritagliato su misura (un po' stretta) per poter portare avanti un discorso secondo che riguarda i personaggi e le loro relazioni interpersonali. Inoltre la Gorni non si dimostra molto a suo agio nel gestire le scene d'azione, caratterizzate da una certa legnosità e prevedibilità. Aspetti, questi, sui quali l'autrice, qui alla sua prima prova bonelliana, deve sicuramente lavorare. Potendo appoggiarsi ad una storia più robusta e convincente, le sarà anche più facile fare emergere la propria cifra stilisitica, che in questa storia abbiamo soltanto intravisto (e apprezzato).



DISEGNI
Sergio Ponchione    

Sergio Ponchione, che ormai ha un abbonamento agli esordienti (suoi i disegni anche del numero sceneggiato da Beretta), compie un altro passo avanti nella sua carriera da solista.

Ponchione fa grande uso di primi piani e mezzi busti, conferendo massima importanza ai volti dei protagonisti. E si dimostra molto bravo, non soltanto nel trasmettere le loro emozioni, ma anche nell'evocare atmosfere. Si veda ad esempio la sensazione di estraniazione provocata dai volti dell'agente immobiliario (pagg.27-30); o, ancora, la magistrale sequenza del sogno di Myriam (pagg.15-18), che alterna il volto beato e sognante di Myriam a letto con luminosissime e gaie immagini che ben sintetizzano il suo desiderio di passare l'intera vita a fianco di Jonathan.

Certamente da migliorare è invece l'aspetto scenografico (sebbene il mio cuore di modenese si sia sciolto nel vedere il duomo di Modena nella prima pagina dell'albo): troppo scarna la rappresentazione del pianeta delle orchesse, così come un po' rigido è l'enorme ecatonchiro che insegue Jonathan alla fine della storia.



GLOBALE
 

La copertina di Olivares, sebbene sia ben realizzata, nulla coglie dello spirito dell'albo.

In definitiva si tratta di un buon esordio, in cui abbiamo potuto apprezzare la freschezza dei dialoghi e l'attenzione alla psicologia dei personaggi. Speriamo che, nelle prossime prove, a questi elementi si affianchi anche un plot più polposo.
 

 


 
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