ubcfumetti.com
Indice del SitoNovità !Cerca nel SitoScrivi a uBC
MagazineRecensioni




" Frammenti di
realtà"


In questa pagina:
Testi
Disegni
Globale

Pagine correlate:

C'è un po' di Ran in tutti noi...

Impronte degli dei
recensione di Riccardo Panichi



TESTI
Sog. e Sce. Federico Memola    

Visto e considerato il periodo di vacche magre per le vendite di fumetti, si è ormai consolidata la consuetudine di festeggiare con fuochi d'artificio anche l'uscita in edicola del cinquantesimo albo. Memola ha colto questa occasione per proporci una storia anomala, il cui intento evidentemente celebrativo nasconde una confessione autoriale e un breve e malinconico estremo saluto ad alcuni personaggi conosciuti sulle miniserie di Zona X.

Sebbene venga evocata la tematica degli universi paralleli (ormai divenuta un must per ogni ricorrenza importante), la storia è piuttosto costruita secondo un meccanismo di scatole cinesi. Diversi piani di realtà si compenetrano vicendevolmente, generando un effetto nebbia che può essere diradato soltanto nelle ultime pagine, quando finalmente ci viene fornita la matrice della storia, ossia uno strano esperimento, a cui Jonathan si è sottoposto, che espande la coscienza umana al di fuori del corpo. Narrativamente, siamo dunque di fronte ad un racconto in soggettiva, nel quale assistiamo ad eventi che vengono prodotti dallo stato psicologicamente alterato di Jonathan.

Proiettato dall'esperimento in un "universo parallelo", per così dire, tutto mentale, in cui è solo con la propria coscienza, Jonathan deve prima di tutto ricostruire un sistema simbolico che gli permetta di orientarsi in questo spazio alieno. La sua mente, attraverso un'operazione di figurativizzazione della psiche profonda, crea così inconsciamente il primo piano di realtà sensibile, quello in cui si trova ricoverato in un ospedale. Tuttavia, dal momento che non capisce di aver inconsapevolmente generato lui stesso tutto quanto gli sta intorno, non può che rappresentarsi in quanto malato di autismo, incapace di relazionarsi con un mondo che gli pare una cristallizzazione distorta dei suoi rapporti interpersonali (Myriam è sua moglie, Jasmine e Max, i suoi più cari amici, "interpretano" un dottore e un infermiere che lo proteggono, Rickman fa il cattivo e minaccia Myriam, ecc.) e che dunque non vuole riconoscere.

Intrappolato in questo stallo cognitivo, Jonathan cerca in altri mondi quella coerenza che non trova in questo piano di realtà: genera così due ulteriori piani - o frammenti, per riprendere il titolo:

  • Un sogno, fortemente simbolico, in cui rivivono tutte le fondamentali caratteristiche del suo animo: la tensione verso l'ignoto (simboleggiata dal muro), l'angoscia di una vita difficile sin dall'infanzia (rappresentata dal mostro che sbuca all'improvviso e che bracca un Jonathan bambino), la difficoltà nel relazionarsi con altre persone (il piccolo Jonathan che comportandosi in modo scomposto, pur in buona fede, non riesce a dimostrare le proprie buone intenzioni a Myriam), la successiva scoperta dell'amore fino all'estremo sacrificio per esso (che anche in questo sogno, come già nella realtà, equivale a morire per salvare Myriam). Il sogno ripercorre dunque in chiave simbolica quel percorso di crescita interiore di Jonathan che i lettori hanno potuto constatare seguendo questi primi 50 numeri della serie.

  • Una serie di allucinazioni compensative, dove è ancora protagonista di mirabolanti avventure che si contrappongono allo statico e monocromatico mondo in cui si ritrova malato. Allucinazioni prodotte tuttavia non da Jonathan stesso, bensì da ciò che sopravvive in lui di Ran, ovvero dalla parte caotica e disordinata del suo animo, da quel lato oscuro di Jonathan che sottomette il sociale all'egoistica soddisfazione della sete di avventura.

    Ma chi è veramente Ran, questa entità che pretende di governare completamente l'animo di Jonathan e che alberga in parte anche in altri personaggi (protagonisti di miniserie come "La stirpe di Elan", "Legione stellare" o "Cleopatra 2000")? Probabilmente si tratta di Memola stesso, dell'autore che cerca di guidare secondo i propri percorsi i personaggi da lui creati, ma che, così come Ran, finisce sconfitto da essi stessi, poichè essi prendono il sopravvento e si autodeterminano.

    Jonathan riesce a ricomporre i differenti frammenti di realtà rintracciando un minimo comun denominatore tra di essi: il sacrificio per Myriam, la scelta della morte, estrema forma di autodeterminazione. Soltanto dopo aver raggiunto questa consapevolezza Jonathan riesce a ritrovare la strada di casa, il percorso da seguire per uscire dai labrinti della propria psiche. Ora sa che nel suo animo reca l'impronta di un Dio (religioso o autoriale, ma cambia davvero qualcosa?), ma sa anche di poter sempre decidere da solo la proprio strada.

    E' un vero peccato che questa storia non sia riuscita fino in fondo. La sua struttura metanarrativa, ben pensata ed intelligente, ha trovato scarso riscontro in una sceneggiatura che indugia troppo a lungo su verbosi scambi tra Jonathan e Ran, fino a sembrare saccente e didascalica. Vi è poi un errore propriamente tecnico: se davvero si tratta di una storia in soggettiva (come ci sembra di aver bene argomentato), risulta scorretto inserire sequenze (nel piano di realtà dell'ospedale) alle quali Jonathan non può aver assistito (si vedano i dialoghi tra Myriam e Jasmine, o il rapimento di Rickman). Va tuttavia detto che tali sequenze costituivano il plot giallo della storia, necessario in qualsiasi albo Bonelli, per quanto sperimentale esso sia. Dispiace però vedere che tali logiche sottomettono una buona idea come questa fino a snaturarla in una sua parte.



    DISEGNI
    Sergio Giardo    

    Niente da dire: in una storia come questa, giocata prevalentemente sull'aspetto espressivo dei personaggi, Giardo non può che fare un ottimo lavoro. La sua padronanza di tutti i personaggi della serie è ormai completa. Si può dire che con Jonathan fa praticamente quello che desidera (basta osservare la serie di volti nel confronto con Ran).

    Solo un aspetto ci sentiamo di criticare. Abbiamo già parlato del trasformismo di Giardo, di come in questi primi 50 numeri si sia proposto con stili tra loro anche molto diversi. Ecco, forse questa storia poteva essere l'occasione per fare fruttare questa evoluzione stilistica. I diversi frammenti di realtà avrebbero potuto essere rimarcati ognuno da uno stile diverso, espediente che avrebbe meglio segnalato l'eterogeneità di ogni piano di realtà.



    GLOBALE
     

    Il +7 del globale è un premio:

  • Alla bella copertina di Giancarlo Olivares
  • Alla riflessione sullo statuto di personaggio di fantasia di Jonathan Steele
  • Al raggiungimento in ottima salute di questo cinquatesimo numero

    A Memola e a tutti gli altri autori facciamo i migliori auguri perchè possiamo riparlare negli stessi termini anche del prossimo grande traguardo: il n.100 ;-)
     

  •  


     
    (c) 1996 uBC all right reserved worldwide
    Top
    http://www.ubcfumetti.com §