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" Il segreto delle
nereidi"


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Tutte le cercano, tutte le vogliono…

Caccia alle nereidi
recensione di Sabrina Mancosu



TESTI
Sog. e Sce. Federico Memola    

Chiusa l'ultima pagina de "Il segreto delle Nereidi" è inevitabile chiedersi cosa di nuovo sia stato svelato sugli esperimenti genetici che un misterioso e non meglio precisato dottore conduceva, qualche numero fa (n.39), su un'apparente piattaforma petrolifera nel mare del Nord. La domanda, legittima in sé, si impone a maggior ragione considerando le attese createsi a seguito della didascalia posta ad una delle vignette conclusive dell'albo, nella quale si anticipava che quanto di misterioso fosse rimasto a fine lettura del "Progetto Atlantide" sarebbe stato svelato proprio ne "Il segreto delle Nereidi (indicazione inserita anche nell'introduzione al n.39).

Una promessa mancata a ben vedere.

L'episodio, costruito aprendo su più fronti, si limita a cucire insieme personaggi e temi dell'oramai lontanissimo n.1 e del più recente n.39, con l'obiettivo di fornire un quadro coerente di riferimento al nucleo centrale della narrazione, che ruota intorno ad una, più o meno consapevole (a seconda delle parti in campo), caccia alle Nereidi. Un intreccio complesso a sostenere una storia esile esile, non priva di forzature e incongruenze (vedi scheda), giocata su un'altalena di colpi di scena, rocambolesche sequenze d'azione e lunghe spiegazioni cui è affidato il compito di tenere uniti i lembi dei due albi. Nessuno spessore per quelli che potremmo definire "personaggi-cerniera".

La presenza delle ninfe marine semplicemente aleggia sull'albo senza che sia loro riconosciuto altro ruolo che quello della preda che si nasconde ai cacciatori. L'unica nereide che compare, Ianira, solo nelle sequenze finali, abbandonando la "bolla rigenerante", riuscirà a ritagliarsi un piccolo spazio d'azione che, comunque, non attribuirà una maggiore consistenza al suo personaggio.

(30k)
Trovato: sì, ma cosa?
disegni di Vercelli (c) 2003 SBE
   
 
Analogo discorso per quanto riguarda il dottor Waterman. La sua presenza, anticipata dai mutati, si esaurirà ingloriosamente in una manciata di vignette e nulla aggiungerà alla figura dello scienziato crudele e privo di scrupoli conosciuto, tempo prima, da Isabel e Jonathan. Di concreto niente è stato svelato sui retroscena, sulle motivazioni che hanno guidato i suoi studi per la creazione di esseri anfibi e/o sugli obiettivi immediati degli stessi, al di là della ricerca di una soluzione all'instabilità della mutazione.

Gli interessanti spunti legati alla città sommersa e alla ricomposta mappa, custodita al suo interno, si spengono nella finalità meramente scenografica e strategica (punto di raccordo per le varie parti in gioco) attribuita alla prima, e strumentale alla seconda.

Un'occasione persa, in definitiva. E dispiace, anche perché se un ritorno del dottor Waterman nelle pagine di Jonathan Steele appare evidente, non così sembra di capire, dal tono delle battute finali scambiate dalla ninfa con l'investigatore, per la nereide Ianira e le sue compagne. Personaggi, queste ultime, dotate di indubbio fascino, e dal forte spirito di gruppo, di cui ci sarebbe piaciuto conoscere e scoprire ben altri segreti.

E proprio non aiutano a superare la delusione alcuni aspetti, diciamo, "secondari" della narrazione: come non chiedersi, ad es., cosa ne sia stato di Jasmine? Di quel personaggio che fin dalla sua prima comparsa (n.2) si esponeva alle situazioni più impensate e pericolose pur di ottenere, come investigatrice, un minimo di credibilità?



DISEGNI
Gino Vercelli    

Un lavoro che non riesce a convincerci del tutto.

Disturba non poco l'approssimazione con la quale ci sono restituiti alcuni scenari-chiave per lo svolgimento della narrazione. La città sommersa in primo luogo. Comprensibile l'intento di rendere, in qualche modo, l'eccezionalità della situazione e della scoperta: un complesso abitativo creato nelle profondità marine, di difficile datazione e ignoto stile architettonico. Si può così accettare senz'altro quella sorta di "effetto miraggio" che avvolge di mistero le rovine nelle prime inquadrature. Tuttavia si tratta pur sempre di strutture "reali" e concrete che, nel prosieguo, Vercelli si limita appena ad abbozzare quando non le appiattisce del tutto sullo sfondo della bolla d'aria. Altresì per quanto riguarda la grotta nella quale si rifugia, con l'aiuto di Jonathan, Ianira: si pensi alle sommariamente accennate figure sulle pareti o alle attrezzature (?) che dovrebbero gestire la "bolla rigenerante".

Apprezzabili, invece, le varie sequenze d'azione nelle quali Vercelli ci pare dia il meglio di sé, e così pure la resa emotiva dei vari personaggi, per quanto nelle scene di gruppo o nella resa delle figure secondarie il tratto appaia un po' troppo frettoloso. Non dispiace la caratterizzazione del nuovo "acquisto", l'affascinante e atletico archeologo Sean.



GLOBALE
 

Aprire, su vari fronti, a sviluppi futuri: questo, probabilmente, il vero intento di Memola ne "Il segreto delle Nereidi". È quanto suggeriscono l'implicito "arrivederci" tra Jasmine e l'archeologo Sean, il ritorno della coppia di Max e Isabel non più in una funzione alternativa rispetto a Myriam e Jasmine, il patto-ricatto sancito nelle ultime sequenze dell'albo tra lady Sinclair e il dottor Waterman. Ed è proprio questo continuo e costante guardare oltre, uno dei tratti che più apprezziamo del lavoro di Memola. Ci lasciamo così, senza nessun rimpianto, questo numero alle spalle e aspettiamo, fiduciosi :-), i nuovi sviluppi
 

 


 
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