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" Il popolo delle
foreste"



Pagine correlate:

…è l'attrazione per l'ignoto, un vento che ti prende e ti porta via prima ancora che tu te ne accorga…

Verso il mare delle nebbie. . .
recensione di Sabrina Mancosu



TESTI
Sog. e Sce. Federico Memola    

Delineata l'intelaiatura della saga fantasy, il lavoro di Memola si orienta verso la messa a punto/definizione degli scenari, delle atmosfere nonché del tono delle avventure a venire. Nondimeno, in questo secondo episodio, l'autore pare teso, pure, a sviluppare alcune delle coordinate emerse nell'albo introduttivo "Odissea nell'ignoto", che trovano la loro ragion d'essere nell'aver annodato, nei numeri precedenti, tutti i fili sospesi.

Chiuso, con la ricomparsa di Myriam, il ciclo relativo al doposaga lunare (n. 43), svanita ogni traccia di ambiguità nel rapporto di amicizia tra Jonathan e Jasmine (n. 43), ricucita e recuperata l'intesa tra le due ragazze (n. 44), questa breve parentesi fantasy si propone come momento ideale per rivolgersi a nuovi lettori e attrarre, come già sottolineato da Riccardo Panichi nella recensione al n. 45, parte di quelli "delusi dalle prime storie del biondo investigatore del futuro".

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L'elegante figura di Jasmine
disegni di Giardo (c) 2002 SBE
   
 

E "Il popolo delle foreste" proprio per la sua natura di "storia all'interno della storia", fruibile in sé quasi a prescindere dalla cornice che pure la comprende e giustifica, si dimostra particolarmente idonea a svolgere il compito di mettere in luce i tratti caratteriali, psicologici, i meccanismi emotivi dei protagonisti della serie. Non a caso Memola, in una sorta di incipit classico, dedica proprio a Myriam, Jonathan e Jasmine le prime pagine dell'albo. E dalle quali emerge con immediatezza l'animo avventuroso e irrequieto del nostro eroe; il piacevole mélange di timidezza e irruenza, insicurezza e avventatezza della sua esuberante compagna; la natura riservata e discreta dell'elegante amica e socia.

Tratti che saranno ulteriormente indagati nel corso della narrazione in rapporto sia ai singoli avvenimenti che li vedranno protagonisti sia ai nuovi attori entrati in scena nel numero precedente di cui Memola definisce contorni e personalità. Diffidente e un po' guascone, Rani, ad es., lungi dall'entrare in concorrenza con Jonathan gli si affianca contribuendo, cedendogli spesso l'iniziativa, a metterne in risalto audacia e determinazione. Ma si pensi pure alla deliziosa comparsa Callisia che, contrapponendo curiosità a curiosità, sottolinea la disponibilità a misurarsi col "nuovo" (e ignoto) del nostro novello Ulisse. Al contrario l'assumere del personaggio di Aliya maggior consistenza farà perdere via via visibilità alla figura di Jasmine. Pur avendo abilità e "ambiti di competenza" differenti la forte personalità e vitalità della djinn, indipendente e decisa, capace di iniziative personali risolutive nei momenti cruciali, avrà buon gioco nel relegare una Jasmine più che mai disorientata e a disagio in un mondo sconosciuto, ad un ruolo marginale. Condizione non nuova e spesso vissuta da questo personaggio che non è mai riuscito a conquistarsi, all'interno della serie, uno spazio definito.

In realtà lo svolgersi dell'azione rende presto evidente la centralità rivestita dai personaggi di Myriam e Jonathan. E ciò non stupisce coloro che hanno seguito l'evoluzione della serie e quindi il mutare dei protagonisti. La raggiunta stabilità emotiva dell'affascinante investigatore costituisce il punto di arrivo di un percorso di crescita che tanto deve proprio alle sue compagne d'avventura.

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E Jonathan supera la prova
disegni di Giardo (c) 2002 SBE
   
 

Nel Jonathan che rifiuta di riconoscersi nell'eroe assetato di sangue, non vi è solamente l'attestazione, una volta di più, della sua incredibile forza di volontà quanto piuttosto il rifiuto di un modo d'essere che, con le debite differenze e in misura decisamente meno sanguinaria, non era, in parte, estraneo al Jonathan degli esordi.

Una stabilità emotiva, si diceva, mai indagata - anche perché recentissima - nelle sue immediate e naturali conseguenze come mostrano alcune scene del n .45, con un Jonathan alle corde di fronte alla proposta, altrettanto avventurosa per quanto meno epica, di convivenza da parte di Myriam. Il suo continuare a percepirsi e proporsi, nelle prime pagine del "Popolo delle foreste", come un vagabondo senza radici appare significativo in tal senso, tanto quanto il suo progressivo farsi rapire da quel vento che ti prende e ti porta via prima ancora che tu te ne accorga (n. 45). Non meno evidente, nello sviluppo della storia, l'essere Myriam l'unico ancoraggio, per il nostro eroe, ad una realtà che proseguendo nel viaggio si stanno lasciando sempre più indietro. Una scelta non facile e forse sarà proprio questa la sfida più impegnativa per Jonathan nel suo viaggio verso l'ignoto.

Pur con una struttura tutto sommato lineare e, in parte, prevedibile nel suo svolgimento, l'episodio, in definitiva, riveste diversi motivi d'interesse per nuovi lettori e affezionati. E si dimostra di piacevole lettura, grazie ad una sceneggiatura frizzante e briosa che alterna, con mestiere, azione e stasi. Per quanto… la scena degli scheletri che assalgono nella grotta Jonathan ci sia sembrata molto… alla Indiana Jones e quelle conclusive con l'eroe che ferito, sostenuto dalla sua donna, abbandona il campo di battaglia passando tra ali di spettatori, molto … alla Bruce Willis ;-)!



DISEGNI
Sergio Giardo    

Dal ponte della Shantea agli interni del palazzo reale di Kahlil El-Zahir, dai vicoli e taverne di Al-Saran al cuore dell'intricata e inquietante foresta e poi di nuovo nei giardini del califfo, sul molo del porto, sul ponte della Shantea… un continuo rincorrersi e sovrapporsi di sfondi differenti ad accompagnare agguati, inseguimenti, combattimenti, fughe, incontri e prove fantastiche, momenti di sconforto, scene di seduzione… Una storia impegnativa per Sergio Giardo. Interpretata al meglio, ci pare, pur con qualche distinguo.

Efficace la resa dinamica delle molteplici scene d'azione; piacevole l'incantata e luminosa atmosfera da "luogo senza tempo e senza dove" di alcuni ambienti nel palazzo del califfo, e l'immediata contrapposizione, affidata ad un, a tratti, pesante chiaro/oscuro, con la soffocante e avvolgente oscurità della foresta nonché della grotta dove Jonathan domina e conquista la spada. Tuttavia non nascondiamo una certa delusione davanti alle panoramiche dell'isola e del palazzo reale, e qualche perplessità di fronte al popolo delle foreste e alla rappresentazione della regina Raflesia. Nondimeno assolutamente deliziosa la figura della piccola Callisia.

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Disarmante Callisia
di Giardo (c) 2002 SBE

Piglio deciso e risoluto per il capitano Rani, profilo dolce e delicato per la djinn Aliya… e anche per Myriam e Jasmine. Un tratto più morbido quello usato da Giardo evidente, in particolare, nella resa dei personaggi femminili… forse troppo a nostro parere. È probabile, ad es., che la minuta e composta graziosa figura in veste da odalisca di Myriam sia più congeniale alle atmosfere evocate nella narrazione, tuttavia lo stesso Giardo ci aveva abituati a ben altra presenza scenica e capacità espressiva di questo personaggio, a momenti quasi ingombrante nella sua "eccessiva" fisicità.

Interessanti le interpretazioni quasi caricaturali di personaggi marginali quali l'esattore delle tasse al molo, Nabir, ma anche di alcune comparse al porto e nella taverna di Al-Saran.



GLOBALE
 

Pochi anche in questo secondo episodio i tasselli per venire a capo della scomparsa di Kasim: l'impressione è che Memola voglia giocarsi le sue carte senza fretta. All'indizio dell'immagine di una Sfinge Nera nei ricordi di Aliya, lasciato cadere nel n. 45, riusciamo a sommare un nuovo e misterioso personaggio, Asad, e una potente "Lega della perla" di cui il sultano Kahlil El-Zahir vorrebbe, con l'aiuto della magia, assumere il potere … ma niente di più. Rimangono sempre sullo sfondo motivazioni e circostanze che hanno portato al rapimento del vecchio afgano. Molte, è evidente, le aspettative che si stanno addensando sull'episodio finale: legittimo chiedersi se un unico albo riuscirà a non deluderle.

Non riescono ad appassionarci le copertine degli albi: l'incontro di Jonathan con il popolo delle foreste nasce sulla base di una disponibilità reciproca del tutto opposta a quanto proposto nella cover del n. 46; per quanto gradevole la colorazione calda scelta per quella de "La schiava del califfo" eccessivo appare lo spessore quasi demoniaco attribuito alla figura adombrata del califfo, che diventa reale solo dopo aver ceduto alla volontà della spada.
 

 


 
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