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" La città delle
memorie perdute"


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Come un fiore a primavera
recensione di Riccardo Panichi

Chiuso il capitolo del passato di Jonathan, si apre con questo malinconico racconto una sottotrama destinata a cambiare profondamente i sentimenti dei tre protagonisti. E a fare sbocciare l'amore tra Jonathan e Myriam... forse!



TESTI
Sog. e Sce. Federico Memola    

Una piccolo racconto di grande significato.
La parola "riempitivo" non è certo adatta per definire questa cinquantina di pagine di vitale importanza per la definizione della psicologia dei personaggi. Sarebbe in effetti più indicato parlare di un "prologo", che introduce con decisione quello che sarà uno dei temi dominanti dei prossimi numeri. Conclusa la lunga sottotrama che ci ha svelato i segreti del torbido passato di Jonathan, inizia ora inevitabilmente una minisaga dei sentimenti, necessaria conseguenza degli avvenimenti degli ultimi mesi. Jonathan, liberatosi finalmente dal peso di un'adolescenza difficile, può ora guardare con occhi diversi alla vita. Ed è inevitabile che essi incrocino quelli di Myriam, che da tempo aspetta segnali dal biondo investigatore del futuro.

La storia, pur non godendo di uno spunto particolarmente originale (è chiarissimo sin dalle prime pagine che i tre amici sono vittime di un incantesimo), è tuttavia un ottimo espediente per introdurre la tematica sentimentale. L'idea di privare Jonathan e Myriam dei ricordi e di ricondurli così a comportamenti istintivi, permette a Memola di fondare su basi solide e psicologicamente coerenti tutto quanto verrà prossimamente.

Buona la resa dell'atmosfera di sospensione che aleggia nella città tedesca. L'autore predilige vignette mute o scarne di dialoghi, riuscendo a trasmettere la claustrofobia e la disperazione di un'insensata lotta per la sopravvivenza. Molto meno efficace è invece l'incontro finale con la fata/strega che tiene in pugno le sorti del villaggio. Al di là del classico racconto di roghi medioevali, mi sembrano eccessivamente enfatizzati i dialoghi, così come sono un po' banali le motivazioni della vendetta.



DISEGNI
Antonella Platano    

Antonella Platano, guest star in prestito dall'imminente Gregory Hunter, ci offre una prestazione solo in parte positiva. Il punto forte dell'ex-disegnatrice di Legs è sicuramente l'interpretazione di Jonathan. Espressivo, plastico, vivo: il volto del protagonista sembra esaltare le doti della Platano, che ci regala quella che è forse la più bella caratterizzazione fisica del biondo detective dall'inizio della serie. Mediocre invece Myriam, i cui lineamenti sono eccessivamente idealizzati e ammorbiditi. In alcune vignette la rossa canadese sembra davvero una bambola.

Dove però la Platano delude è nella definizione della città stregata. L'uso del retino è qui grossolano e limita fortemente gli effetti dei contrasti chiaroscurali. La disegnatrice non ha purtroppo colto con il suo segno la magica atmosfera di sospensione che i testi di Memola avevano in parte creato. Peccato dunque, perché una maggiore coesione di testo e disegno avrebbe giovato enormemente all'economia dell'intero racconto.



GLOBALE
 

L'evolversi della situazione sentimentale dei protagonisti è generalmente una sicura garanzia di interesse nello sviluppo di una serie. Se Memola saprà evitare il rischio di farne una telenovela, allora i prossimi numeri saranno sicuramente imperdibili.

Vedi anche la scheda della storia
 

 


 
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