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" A un passo
dall'inferno"


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La scelta di Jonathan
recensione di Riccardo Panichi

Il passato è tornato: per Jonathan la sfida è non rimanerne travolto.



TESTI
Sog. e Sce. Federico Memola    

Non è un caso che, alla nascita di un nuovo personaggio, una delle richieste più frequenti dei lettori sia quella di vederne raccontate le origini. Spesso infatti il passato è l'unica chiave possibile per comprendere al meglio la psicologia del protagonista e le ragioni del suo agire. Gli esempi sono innumerevoli e illustri: si va da Batman, il cui fattore scatenante è stato l'omicidio dei genitori, ai sensi di colpa dell'Uomo Ragno, colpevole di non avere fermato il ladruncolo che avrebbe poi ucciso lo zio. Per non parlare di Nathan Never e dei suoi tumultuosi e angoscianti trascorsi. E' curioso, a questo proposito, che il mistero legato alle origini di Jonathan ci venga svelato proprio nel n.19, un numero che tutti i lettori del "musone" ricordano di certo; L'abisso delle memorie è infatti il fondamentale albo in cui viene raccontata la morte di Laura e il rapimento di Ann, rispettivamente moglie e figlia di Nathan.

Onore a Memola per come ha preparato l'avvento di questo momento: attraverso un sapiente uso di sequenze oniriche, visioni e mezze frasi, ha creato un'aspettativa enorme intorno al "cattivo" Ripley, un climax che idealmente si è risolto nell'inaspettata telefonata che Jonathan riceve nelle prime pagine, dando il via al valzer delle rivelazioni.

Ci sarebbero molte parole da spendere sulle problematiche sollevate da questa storia, ma, dovendo fare una cernita, non si può che cominciare dalla questione del rapporto Jonathan-Ripley.
A questo proposito invito chi non l'avesse già fatto a dare un'occhiata agli interventi (vedi scheda) che Memola ha postato su Ayaaaak, la mailing list dei fan Bonelli. Le argomentazioni dell'autore milanese, che rispondeva alle critiche di alcuni lettori, sono molto ponderate e profonde. Le sue parole lasciano trasparire quella particolare apprensione di chi desidera profondamente che le motivazioni del proprio eroe siano comprese da tutti.

Diciamo che Memola è riuscito bene nel suo intento, anche se la ricerca dell'emotività è andata spesso a scapito dell'equilibrio interno della narrazione, complice anche la penuria di pagine.
L'approccio alla storia è piuttosto classico: una torbida figura dal passato torna a tormentare l'eroe, che cerca di evitare di essere trascinato nuovamente nell'abisso dal quale era uscito faticosamente. Le implicazioni psicologiche sono invece molto originali, quasi sorprendenti. Contrariamente a quanto fosse prevedibile (e inizialmente raccontato da Jonathan), Ripley non è l'orco cattivo delle favole, ma un reietto, un rifiuto della società capace di avere la meglio soltanto su dei ragazzini. Una mezza tacca, che, se in passato era stata forse temibile agli occhi di un bambino di otto anni, ai tempi della narrazione è soltanto la grottesca caricatura di se stessa.

"Jonathan matura, pagina dopo pagina, la consapevolezza della necessità di riconsiderare le proprie azioni"
   

Con questi presupposti, Jonathan matura, pagina dopo pagina, la consapevolezza della necessità di riconsiderare le proprie azioni e di rivedere il giudizio su Ripley, che fino a quel momento aveva svolto unicamente la funzione di capro espiatorio e di responsabile di tutti i suoi scompensi psicologici. Alla luce dei nuovi sviluppi Jonathan perde ogni interesse nel vendicarsi del suo aguzzino: primo perchè inconsciamente sente di avere già sfogato la sua rabbia uccidendo, nella visione avuta in Pakistan (cfr. n.12), il fantoccio che rappresentava le sue paure e gli orrori giovanili; secondo perchè il ritorno di Delora, creduta morta, ha eliminato il motivo profondo del suo odio per Ripley, al di là della difficile infanzia passata a causa sua. Perchè Jonathan, che non aveva avuto alcun problema a scappare dall'orfanotrofio, non è mai riuscito a liberarsi dell'influenza di Ripley, una volta che la banda dei ragazzi era stata sciolta? Semplicemente perchè non ha voluto, o meglio, perchè non è stato abbastanza forte per farlo. Il vero motivo del rancore covato negli anni è stato la morte (apparente!) di Delora, della quale Jonathan si era innamorato come solo gli adolescenti possono fare.

Il vero dualismo, di fatto, si concentra quindi nel rapporto con l'ambigua figura di Delora, della quale Memola ci regala un ritratto molto accurato. La sua relazione con Jonathan è il frutto di una prolungata solitudine, ma mentre per il sedicenne Jonathan essa assume un'importanza tale da cambiargli la vita, per la giovane messicana si tratta solo di una fugace presenza nella sua lacunosa vita sentimentale, un vuoto che verrà colmato solamente da quel Ripley, che "tornò da me, ferito e disperato... io lo curai e lui rimase con me...", quell'uomo tanto atteso che, anche se non veniva in sella ad un cavallo bianco, fosse disposto a restare con lei e soprattutto a darle una figlia.

Altro punto molto interessante è il ruolo di Myriam e Jasmine. Come già accennato altrove, Jonathan sta riscoprendo i valori più importanti, prima l'amicizia, in un futuro prossimo probabilmente anche l'amore. In questo contesto si inseriscono le due ragazze: se qualche mese fa Jonathan si fosse trovato nella stessa situazione, probabilmente avrebbe agito da solo, non lasciandosi convincere dalle pressanti offerte di aiuto. Ora invece (seppur con qualche diffidenza) accetta il supporto di Myriam e addirittura cerca in Max e soprattutto in Jasmine quelle forze necessarie a superare l'ostacolo. Certo, ancora fatica ad ammettere a se stesso di avere bisogno anche di altre persone, ma la strada che sta percorrendo è ben chiara: solo attraverso l'amicizia potrà andare oltre il suo passato e superare le difficoltà che il destino sembra parargli innanzi...

Ho attribuito un ottimo punteggio alla sceneggiatura in virtù di quanto sopra, ovvero di un veramente notevole approfondimento della psicologia di tutti i personaggi e della scelta di alcune tematiche scomode, risolte in modo assai convincente. Tuttavia sono da segnalare alcune debolezze dell'impianto. Innanzitutto la sequenza dell'uccisione del boss, e della sua conseguente resurrezione grazie ai proiettili magici, è attaccata alla meno peggio. Forse qualche tavola in più non sarebbe stata male. Inoltre ci sono alcuni dialoghi un po'eccessivi nella loro ricerca dell'emotività: il momento in cui Delora e Jonathan di reincontrano è sviluppato con fatica, i dialoghi sono un po' legnosi e artificiosi. Problema simile per la teatralissima uscita di scena di Jonathan, che se ne va con un "E' tardi... E io mi sento così stanco...". Nientemeno! ;-)



DISEGNI
Antonio Amodio e Sergio Ponchione    

Prova con alti e bassi clamorosi, quella di Antonio Amodio, coadiuvato dal matitista Sergio Ponchione. La valutazione raggiunta è piuttosto alta soprattuto grazie all'ottimo layout di molte tavole. Ne ricordiamo alcune. Molto bella, ad esempio, la splash page (pag.8), che di fatto dà inizio alla storia dopo il breve riassunto delle prime pagine. Da ricordare anche la splendida pag.95, dove l'attenzione si focalizza perfettamente sulle parole (e relativi stati d'animo) di Jonathan. Eccellente anche la tavola di pag.19, dove in dettaglio sono riportate le reazioni di tutti i presenti alle parole del biondo investigatore.

Per quanto riguarda il disegno vero e proprio, il tratto di Amodio si dimostra a tratti ancora un po' acerbo e grossolano, specie in alcuni primi piani. Due esempi per tutti: la Selene di pag.10 e la Delora di pag.45, l'una troppo essenziale, l'altra eccessivamente "caricata". A far da contrappeso alcune sequenze di indiscutibile valore non solo estetico ma anche espressivo. Perfetto ad esempio il finale (da pag.88 in poi), che si chiude con una tavola che sembra fatta apposta per commuovere.



GLOBALE
 

Cover di Olivares SUPERBA! Davvero impressionante il suo miglioramento in questi 19 numeri, un trend positivo che probabilmente è andato di pari passo con la sempre più crescente fiducia nei propri mezzi che Olivares sta acquisendo.

Il massimo del punteggio globale è frutto, oltre che della copertina, dell'ottima fattura della storia, che ha abilmente aggirato il rischio di deludere il lettore, sviluppando ottimamente tutte le premesse, poste alla base nei numeri passati.

Memola ha gestito finora piuttosto bene il suo personaggio. Gli unici errori che gli si possono imputare sono una partenza falsa (con relativo follow up di livello certo non eccelso...) e un utilizzo non sempre ottimale delle enormi potenzialità dell'ambientazione.
Resta ora da vedere se sarà in grado di portare avanti così bene, dopo il passato, anche il futuro di Jonathan, un futuro che si preannuncia movimentato e pieno di battaglie.
 

 


 
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