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" Il regno delle ombre"

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Chi non muore se la prende
recensione di Luigi Ferrini

"Genere fantasy" significa esclusivamente "storie di cappa, spada e magia"? O ha una sua dignità più profonda, che riguarda l'allegoria con il reale dietro la maschera del fantastico? Jonathan Steele in questo albo si schiera decisamente con la seconda delle due ipotesi...



TESTI
Sog. e Sce. Federico Memola    

Compiendo il suo diciottesimo mese di vita, Jonathan Steele diventa metaforicamente maggiorenne, e ci presenta perciò una storia che funge da pretesto per veicolare un contenuto decisamente "maturo".

La vicenda è la rielaborazione di un topos classico: il ritorno a casa. In storie del genere, l'eroe si trova allontanato dalla sua esistenza "normale", e compie un viaggio (più o meno metaforico) per tornare a casa, alla sua vita di sempre. Ci riuscirà soltanto dopo aver affrontato la causa del suo allontanamento, che potrà essere un personaggio, una paura, un evento. Generalmente storie di questo tipo contengono tra le righe l'allegoria di un cammino di iniziazione, o comunque più in generale la necessità che l'eroe maturi, compia una scelta, fronteggi un avversario spesso interiore.

In questa storia Federico Memola ci presenta un Jonathan proiettato in una dimensione parallela, trasportato in essa per compiere una scelta, nella fattispecie la scelta di uccidere il Divoratore di Anime, ponendo fine al contempo alla vita della bambina che il Divoratore mantiene magicamente viva con lo scopo di utilizzarla come nutrimento.

Una situazione dichiaratamente fantastica, ma proprio per questo particolarmente efficace nel descrivere le conseguenze di una scelta di tipo etico, quale quella dell'eutanasia.

Perché, è chiaro, dietro la facciata del Divoratore di Anime e della scelta di Jonathan (porre fine alle sofferenze della bambina o mantenerla in vita pur sapendola destinata a consumarsi sempre più?) si nasconde una presa di posizione molto decisa da parte dell'autore.

"Decisamente un tema molto forte per un albo bonelliano"
   
Certo, si potrebbe obiettare che più che di eutanasia, qui si parla di accanimento terapeutico, di volere a tutti i costi mantenere in vita ciò che a rigor di logica dovrebbe essere già morto (come del resto nota il medico a pag.28), ma questo cambierebbe di poco la sostanza: Memola riesce a ridare al genere fantasy la sua dignità spesso perduta di metafora del reale; e questo al di là dell'essere o meno d'accordo con le sue posizioni nei riguardi della vita e della morte. Decisamente un tema molto forte per un albo bonelliano.

Peccato che da tutto ciò esca sacrificata la storia a fumetti. Si percepisce chiaramente come tutte le pagine che precedono la scelta finale siano solo un tentativo di allungare il brodo delle 94 tavole per arrivare al clou della vicenda. Molte sequenze sono banalmente posticce (come per esempio quella delle pagine 65-73, cioè il combattimento con il cavaliere mostruoso, assolutamente ininfluente nella dinamica della storia).

La sceneggiatura ha inizialmente un certo mordente, mentre il lettore tenta di capire che cosa stia succedendo, ma piano piano si appiattisce in una serie di incontri successivi, anche slegati tra loro, che si limitano ad annoiare. Anche la scena finale, con Selene deus (è proprio il caso di dirlo!) ex machina, che arriva giusto in tempo per spiegare tutta la verità a Jonathan, stride con l'impianto di azione pura della parte precedente dell'episodio, e finisce col dare una certa immagine di disorganicità di fondo.

Dalla sceneggiatura si salvano alcune trovate interessanti, come il combattimento tra le auto a pag.25, e la bella sequenza finale, nella quale lo sguardo di Jonathan contro il cielo è decisamente emblematico: l'esatta interpretazione di tale sguardo è lasciata alla sensibilità del lettore.



DISEGNI
Sergio Giardo    

Prova mediocre per Sergio Giardo, che ci ha spesso abituato ad altri livelli di cura delle tavole. Le creature fantastiche sono prive di fascino, specialmente gli scagnozzi senza nome del Divoratore di Anime; ma anche il serpente marino non è da meno, e a tratti appare pure ridicolo e grottesco pur se inserito in una scena dal sapore parzialmente drammatico. Scarsa la cura dei fondali, anche nelle scene urbane che invece avrebbero richiesto un'enfasi maggiore per rimarcare lo straniamento di Jonathan, che si trova nel suo mondo ma contemporaneamente fuori di esso. Poco riuscito infine anche l'effetto di "congelamento" che prelude l'arrivo di creature male intenzionate.

L'aspetto del Divoratore di Anime, pur dovendo rispecchiare alcune indicazioni (che trovate nella scheda della storia), risulta quasi ridicolo e assai poco minaccioso, anche nella sua versione di "demone incappucciato", che ricorda quasi il simpatico e assai poco minaccioso Orko di Masters of the Universe!



GLOBALE
 

Molto bella la copertina di Giancarlo Olivares, una delle migliori della serie. Degno di lode inoltre che si affrontino tematiche "difficili" all'interno di una serie decisamente "leggera" quale è Jonathan Steele, sfruttando per questo le possibilità del genere fantasy, che permette di "mascherare" dietro al paravento della magia temi altrimenti difficili da affrontare direttamente.
 

 


 
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