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" Caccia al drago"

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Adesso si fa sul serio!
recensione di Riccardo Panichi

Draghi, forze magiche fuori controllo, ribelli africani, agenzie concorrenti, circhi disposti a tutto, senza dimenticare le immancabili dee: per Jonathan e compagne un'avventura che richiede nervi d'acciaio!



TESTI
Sog. e Sce. Federico Memola    

Jonathan Steele ormai vola, e non solo grazie alla sua automobile potenziata. Questa lunga storia africana, la prima in tre albi, è un'ulteriore conferma dell'ottimo stato di salute di cui gode la testata, che da qualche mese sta salendo prepotentemente di tono. Ormai i personaggi e le avventure hanno acquisito spessore e Memola sta ripagando con belle storie tutti coloro che gli hanno dato fiducia nonostante il traballante inizio.

Il tempo del rodaggio è finito: le tematiche della serie sono state presentate, molti personaggi importanti sono stati introdotti, l'ambientazione si è dimostrata piena di potenzialità e la prima traccia di continuity è stata accennata. Ora è venuto il momento di fare sul serio e di valorizzare al meglio tutte le premesse.
Caccia al drago
, pur con qualche pecca, riesce in questo intento e permette al biondo investigatore di fare qualche passo in avanti verso, è proprio il caso di dirlo, l'Olimpo del fumetto Bonelliano.

Un così grande numero di tavole disponibili dovrebbe garantire all'autore libero spazio d'azione e una narrazione ad ampio raggio. E in effetti, per la prima volta dall'inizio della serie, Memola riesce pienamente a dare respiro e equilibrio alla storia raccontata, evitando ad esempio di dover sacrificare il finale per mancanza di pagine. Sin dalle prime battute la vicenda in cui sono coinvolti Jonathan e compagne riesce a catturare l'attenzione e a non svilupparsi in modo banale.

"Il tempo del rodaggio è finito ed è giunta l'ora di valorizzare al meglio tutte le premesse fin qui esposte"
   
La prima parte della storia è molto leggera, quasi umoristica. La scalcinata banda di africani permette all'autore di introdurre il tema centrale della vicenda con ironia, alternando le dovute spiegazioni ad alcune simpatiche gag che hanno per protagonista Goro e Atan. La successiva liberazione del drago, catturato da un circo per renderlo l'attrazione numero uno, è una sequenza che riassume le capacità del trio: c'è Jasmine che recita la formula, Myriam che si trasforma e Jonathan che risolve la situazione a modo suo. Ma il vero scopo del proseguimento della storia è dimostrare l'impossibilità da parte del trio di agire sempre da soli. Così, uno ad uno, i componenti dell'agenzia falliscono nel loro compito specifico, non riuscendo ad evitare la morte del drago e non potendo contrastare in alcun modo la terribile forza magica che li opprime.

Chi subisce il contraccolpo psicologico più forte è certamente Jonathan, che, da sempre abituato a cavarsela da solo, prova sulla sua pelle come le sue azioni siano sostanzialmente un modo di appagare il proprio ego. Memola, numero dopo numero, sta lentamente evolvendo il carattere del suo personaggio; ma mentre da una parte ne sta valorizzando la figura di predestinato, dall'altra lo sta demolendo psicologicamente.

"Jonathan sta lentamente abbandonando la sua figura di cinico egoista"
   
Non vedremo più lo spavaldo avventuriero che appariva nel n.1, nè il cinico egoista delle prime avventure. Volendo proprio semplificare al massimo, Jonathan sta pian piano riscoprendo i valori del gioco di squadra, dell'amicizia e, probabilmente nel futuro prossimo, dell'amore. Per affrontare questo cambiamento deve però soffrire, mettersi in discussione e accettare di parlare del proprio passato, cosa che negli ultimi tempi sta facendo sempre più di frequente (a proposito, ormai in ogni numero Memola inserisce un sogno o una visione, che, oltre ad essere spesso ben realizzata, è una sorta di trailer del famoso numero di agosto, dove molti dettagli del passato di Jonathan verranno rivelati).

Ma queste riflessioni sui comportamenti dei protagonisti sono dettate più che altro da brevi dialoghi che intermezzano le scene d'azione, vero fulcro non solo di questa vicenda ma dell'intera serie. Ormai lo stile narrativo sembra essersi stabilizzato: le sequenze solitamente si susseguono con molto ritmo e poche pause, privilegiando lunghe sparatorie o scontri armati. Il principale difetto di questo tipo di narrazione sta tuttavia nella poca suspance creata; spesso il lettore tende ad assuefarsi alle lunghe vignette doppie che commentano le gesta dei tre amici e di conseguenza fatica ad immedesimarsi, apprezzando raramente il freddo susseguirsi di proiettili, magie e fughe.
Per fortuna Memola non si prende mai troppo sul serio e la freschezza con cui detta i tempi delle sue storie permette di chiudere un occhio sulla ripetitività di certe sequenze.

Sotto il profilo del soggetto, in dubbiamente valido, non c'è niente di particolarmente negativo da segnalare, se non qualche imprecisione nella struttura portante. Ad esempio perchè fare partire il padrone del circo all'inseguimento del drago per poi dimenticarsene completamente e farlo morire in tre vignette assolutamente anonime?

Le 282 tavole sono ben utilizzate e la sceneggiatura si sviluppa in modo molto piacevole. Giusta la scelta di inframezzare la storia principale con la saga delle dee, che stanno assumendo sempre più spessore e rivelano qui alcuni dettagli interessanti sul biondo detective.

"Finalmente è ben chiaro chi sarà il nemico da combattere, la nemesi di Jonathan"
   
E, a proposito, Thomas Rickman assurge a questo punto al ruolo di villain numero uno della serie. Ciò è un bene, poichè è risaputo che ogni eroe dei fumetti ha bisogno della sua nemesi per poter dare davvero il meglio di sè. Pensate a cosa sarebbe stato Magico Vento senza Hogan o Martin Mystère senza Orloff e gli Uomini in nero. Quindi ben vengano i cattivi, soprattutto se non sono stereotipati bensì ben sfumati.

Due parole sui comprimari, generalmente tratteggiati con abilità. Tra gli africani il più simpatico è Goro, ma anche la figura di Atan riesce a sopravvivere alla semplice lettura. Tuttavia Memola dà il meglio di sè con l'agenzia inevestigativa inglese, piena di personaggi paradossali e grotteschi come l'acidissima madre e Timothy "la piovra".
Il drago rimane forse un po' troppo sulle sue, risultando fin troppo mite e buono. Non che ci si aspettasse un bella fiammata inceniritrice, ma esso rimane purtroppo soltanto un testimone della storia, deludendo forse gli appassionati di fantasy che non vedevano l'ora di ammirare un bel dragone verde sulle pagine di un fumetto Bonelli.



DISEGNI
Sergio Giardo    

Seconda prova per Sergio Giardo sulle pagine di Jonathan Steele dopo l'esordio sul n.7. Il suo tratto è visibilmente migliorato e, nonostante l'impegno piuttosto esteso (282 pagg.), la qualità delle tavole rimane sempre su ottimi livelli. L'uso esteso dei retini esalta le sfumature cromatiche sia dei paesaggi che degli interni pur risultando a volte eccesivamente pesante in termini di leggibilità.

La sua interpretazione di Jonathan è forse la migliore tra quelle viste sino ad ora. Del biondo detective australiano viene messo in luce soprattutto il carattere fondalmentamene giovanile e prestante attraverso un gran numero di primi piani molto curati sia nella definizione dei lineamenti che in quella dell'espressione. Giardo è molto bravo a far trasparire nelle scene cruciali l'aria da uomo maturo (o comunque di una certa esperienza) di Jonathan, che a volte sembra solo celare il suo lato più "musone" dietro ad una facciata di solarità e cinismo.

Nonostante la retinatura della pelle, che rimane, come ha più volte ribadito Memola, una scelta del disegnatore, Jasmine appare caratterizzata meglio del solito. Dal tratto di Giardo traggono beneficio soprattutto plasticità e elasticità del corpo, mentre ancora scarsina è la capacità di fare recitare il personaggio, che, probabilmente a causa della spigolosità dei lineamenti, è finora il più ostico da ritrarre.
Più semplice sicuramente muovere Myriam, più "in carne" e dolce nei tratti somatici. Le sue forme rimangono estremamente generose (come del resto lo sono anche quelle di Jasmine), ma questa sembra essere una costante del personaggio imprescindibile dalle inclinazioni del disegnatore di turno.

I personaggi di contorno sono prevalentemente buoni . Gli africani sono in genere ben delineati e i loro visi lasciano emergere bene il loro carattere vagamente grottesco. Tra questi spicca Goro, il "gigante buono", un vero enigma dalla prima all'ultima vignetta, interpretato magistralmente grazie ad una serie di primi piani che ne evidenziano la solo apparente stupidità, maschera di un'enorme saggezza.
Divertenti, anche se più convenzionali, i membri della agenzia inglese di investigazioni magiche. La loro caratterizzazione ne sottolinea soprattutto il lato umoristico ma non sempre riesce a valorizzare al meglio le divertente situazioni pensate da Memola.

Nel complesso una prova sul 6/7, quindi ottima, che sfiora l'eccellenza ma non la raggiunge a causa di alcune sbavature dovute probabilmente alla fretta nella parte finale della storia e all'esagerato uso dei retini, che, sebbene siano bene applicati, trasmettono troppa freddezza al lettore.



GLOBALE
 

Il progresso di Olivares come copertinista è stato lento ma inesorabile e le tre cover di questa lunga avventura africana testimoniano perfettamente il grande equilibrio raggiunto tra la sintesi e la spettacolarità.
Quella del n.13 è splendida, sia per la scelta del soggetto che per la realizzazione. Il drago, che si staglia dietro la figura di un Jonathan col vento tra i capelli, è disegnato e colorato con grande maestria e sense of wonder.
La copertina del n.14 è un coraggioso e riuscito tentativo di innovazione. Questa volta non è il nemico che incombe sull'eroe, bensì Jonathan che letteralmente piomba dall'alto sui due soldati. Meno felice in questo caso è la coloratura, di un arancione un po' opaco.
Meno bella è la cover del n.15, più convenzionale ma soprattutto disegnata in modo non impeccabile; le smorfie di terrore di Jonathan e Myriam sono quasi comiche mentre Jasmine sembra trovarsi lì per caso!

La posta continua ad essere gestita senza infamia e senza lode, senza comunque, e tutto sommato è la cosa più importante, risultare stupida. Buona idea quella di inserire delle brevi schede sui miti delle dee che popolano le avventure di Jonathan.

Con questa lunga avventura in tre albi Jonathan Steele è giunto al suo quindicesimo albo. I lettori che non hanno apprezzato questa nuova proposta hanno bene o male abbandonato la serie, guidando così la testata verso la stabilità, un pubblico che ha visto delle potenzialità nel personaggio e nel mondo in cui vive e che ha deciso di seguirne le avventure ogni mese.

L'impressione è che questo pubblico difficilmente si potrà lamentare, almeno fino quando verranno sfornate storie di questo calibro; infatti, chi ama l'avventura leggera, raccontata con freschezza e ironia (un po' la stessa che anima i film di James Bond), non può che divertirsi leggendo le avventure del biondo australiano uscito dalla penna di Federico Memola. Certamente chi aveva amato il lato "musone" di Nathan Never e cercava una nuova serie di fantascienza (genere a cui Jonathan comunque non appartiene) difficilmente si potrà accontentare delle problematiche psicologiche introdotte in queste prime storie; ma è giusto ricordare che il personaggio di Jonathan sembra tutt'altro che tagliato con l'accetta e per ora è in continua evoluzione.
 

 


 
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