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Adesso si fa sul serio! recensione di Riccardo Panichi Draghi, forze magiche fuori controllo, ribelli africani, agenzie concorrenti, circhi disposti a tutto, senza dimenticare le immancabili dee: per Jonathan e compagne un'avventura che richiede nervi d'acciaio!
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Jonathan Steele ormai vola, e non solo grazie alla sua automobile potenziata. Questa lunga storia africana, la prima in tre albi, è un'ulteriore conferma dell'ottimo stato di salute di cui gode la testata, che da qualche mese sta salendo prepotentemente di tono. Ormai i personaggi e le avventure hanno acquisito spessore e Memola sta ripagando con belle storie tutti coloro che gli hanno dato fiducia nonostante il traballante inizio.
Il tempo del rodaggio è finito: le tematiche della serie sono state presentate, molti personaggi importanti sono stati introdotti, l'ambientazione si è dimostrata piena di potenzialità e la prima traccia di continuity è stata accennata. Ora è venuto il momento di fare sul serio e di valorizzare al meglio tutte le premesse.
Un così grande numero di tavole disponibili dovrebbe garantire all'autore libero spazio d'azione e una narrazione ad ampio raggio. E in effetti, per la prima volta dall'inizio della serie, Memola riesce pienamente a dare respiro e equilibrio alla storia raccontata, evitando ad esempio di dover sacrificare il finale per mancanza di pagine. Sin dalle prime battute la vicenda in cui sono coinvolti Jonathan e compagne riesce a catturare l'attenzione e a non svilupparsi in modo banale.
Chi subisce il contraccolpo psicologico più forte è certamente Jonathan, che, da sempre abituato a cavarsela da solo, prova sulla sua pelle come le sue azioni siano sostanzialmente un modo di appagare il proprio ego. Memola, numero dopo numero, sta lentamente evolvendo il carattere del suo personaggio; ma mentre da una parte ne sta valorizzando la figura di predestinato, dall'altra lo sta demolendo psicologicamente.
Ma queste riflessioni sui comportamenti dei protagonisti sono dettate più che altro da brevi dialoghi che intermezzano le scene d'azione, vero fulcro non solo di questa vicenda ma dell'intera serie. Ormai lo stile narrativo sembra essersi stabilizzato: le sequenze solitamente si susseguono con molto ritmo e poche pause, privilegiando lunghe sparatorie o scontri armati. Il principale difetto di questo tipo di narrazione sta tuttavia nella poca suspance creata; spesso il lettore tende ad assuefarsi alle lunghe vignette doppie che commentano le gesta dei tre amici e di conseguenza fatica ad immedesimarsi, apprezzando raramente il freddo susseguirsi di proiettili, magie e fughe.
Sotto il profilo del soggetto, in dubbiamente valido, non c'è niente di particolarmente negativo da segnalare, se non qualche imprecisione nella struttura portante. Ad esempio perchè fare partire il padrone del circo all'inseguimento del drago per poi dimenticarsene completamente e farlo morire in tre vignette assolutamente anonime? Le 282 tavole sono ben utilizzate e la sceneggiatura si sviluppa in modo molto piacevole. Giusta la scelta di inframezzare la storia principale con la saga delle dee, che stanno assumendo sempre più spessore e rivelano qui alcuni dettagli interessanti sul biondo detective.
Due parole sui comprimari, generalmente tratteggiati con abilità. Tra gli africani il più simpatico è Goro, ma anche la figura di Atan riesce a sopravvivere alla semplice lettura. Tuttavia Memola dà il meglio di sè con l'agenzia inevestigativa inglese, piena di personaggi paradossali e grotteschi come l'acidissima madre e Timothy "la piovra".
Seconda prova per Sergio Giardo sulle pagine di Jonathan Steele dopo l'esordio sul n.7. Il suo tratto è visibilmente migliorato e, nonostante l'impegno piuttosto esteso (282 pagg.), la qualità delle tavole rimane sempre su ottimi livelli. L'uso esteso dei retini esalta le sfumature cromatiche sia dei paesaggi che degli interni pur risultando a volte eccesivamente pesante in termini di leggibilità. La sua interpretazione di Jonathan è forse la migliore tra quelle viste sino ad ora. Del biondo detective australiano viene messo in luce soprattutto il carattere fondalmentamene giovanile e prestante attraverso un gran numero di primi piani molto curati sia nella definizione dei lineamenti che in quella dell'espressione. Giardo è molto bravo a far trasparire nelle scene cruciali l'aria da uomo maturo (o comunque di una certa esperienza) di Jonathan, che a volte sembra solo celare il suo lato più "musone" dietro ad una facciata di solarità e cinismo.
Nonostante la retinatura della pelle, che rimane, come ha più volte ribadito Memola, una scelta del disegnatore, Jasmine appare caratterizzata meglio del solito. Dal tratto di Giardo traggono beneficio soprattutto plasticità e elasticità del corpo, mentre ancora scarsina è la capacità di fare recitare il personaggio, che, probabilmente a causa della spigolosità dei lineamenti, è finora il più ostico da ritrarre.
I personaggi di contorno sono prevalentemente buoni . Gli africani sono in genere ben delineati e i loro visi lasciano emergere bene il loro carattere vagamente grottesco. Tra questi spicca Goro, il "gigante buono", un vero enigma dalla prima all'ultima vignetta, interpretato magistralmente grazie ad una serie di primi piani che ne evidenziano la solo apparente stupidità, maschera di un'enorme saggezza. Nel complesso una prova sul 6/7, quindi ottima, che sfiora l'eccellenza ma non la raggiunge a causa di alcune sbavature dovute probabilmente alla fretta nella parte finale della storia e all'esagerato uso dei retini, che, sebbene siano bene applicati, trasmettono troppa freddezza al lettore.
Il progresso di Olivares come copertinista è stato lento ma inesorabile e le tre cover di questa lunga avventura africana testimoniano perfettamente il grande equilibrio raggiunto tra la sintesi e la spettacolarità.
La posta continua ad essere gestita senza infamia e senza lode, senza comunque, e tutto sommato è la cosa più importante, risultare stupida. Buona idea quella di inserire delle brevi schede sui miti delle dee che popolano le avventure di Jonathan. Con questa lunga avventura in tre albi Jonathan Steele è giunto al suo quindicesimo albo. I lettori che non hanno apprezzato questa nuova proposta hanno bene o male abbandonato la serie, guidando così la testata verso la stabilità, un pubblico che ha visto delle potenzialità nel personaggio e nel mondo in cui vive e che ha deciso di seguirne le avventure ogni mese. L'impressione è che questo pubblico difficilmente si potrà lamentare, almeno fino quando verranno sfornate storie di questo calibro; infatti, chi ama l'avventura leggera, raccontata con freschezza e ironia (un po' la stessa che anima i film di James Bond), non può che divertirsi leggendo le avventure del biondo australiano uscito dalla penna di Federico Memola. Certamente chi aveva amato il lato "musone" di Nathan Never e cercava una nuova serie di fantascienza (genere a cui Jonathan comunque non appartiene) difficilmente si potrà accontentare delle problematiche psicologiche introdotte in queste prime storie; ma è giusto ricordare che il personaggio di Jonathan sembra tutt'altro che tagliato con l'accetta e per ora è in continua evoluzione.
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