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Antologia di Springville

il ritorno del classico di Berardi e Calegari
Recensione di P.Martinotta |   | italia/


Antologia di Springville
Welcome to Springville


Antologia di Springville

C’era una volta il West

      Dove sono Elija, Lenny, Virgil e Quanah, Ollie e Mike,
      l’eterno sceriffo, il dottore, il barista,
      il cacciatore e l’indiano, l’ubriacone, il cowboy?
      Tutti, tutti, dormono a Springville.
I pionieri non fondarono Springville a maggio, ma nel bel mezzo dell’inverno. Lo fecero pensando con speranza al futuro, al quale non potevano che dare il nome di Primavera. Questo è il segreto di Springville in quanto simbolo del selvaggio West: una contraddizione (temporale) che esprime quella (spaziale) di una frontiera mobile e indefinita, in grado di rappresentare il desiderio infinito e confuso di un popolo che stava crescendo troppo in fretta. In questo contrasto fra la realtà effettiva dei fatti e la loro narrazione sembra risiedere l’essenza del vecchio West, cioè una leggenda artificialmente costruita dal filtro della memoria e dalla tradizione - che sono in se stesse, già etimologicamente, traditio, tradimento.

L’attualità di quest'opera non risiede nella modernità dei contenuti, ma è al contrario nella sua atemporalità, nell’essere fuori dai tempi.
Giancarlo Berardi è uno degli autori che, nel corso della sua opera, meglio ha saputo reinterpretare il mito del West. L’attualità dirompente della sua creatura di maggior successo, Ken Parker, si basa, come scrisse il suo stesso autore nella prefazione dell'albo di esordio, sul West come "convenzione che, attraverso la metafora del passato, ci parla del presente". Il West di Welcome to Springville, invece, sembra assumere una forma diversa: l’attualità dell’opera - che continua a incantare generazioni di amanti del fumetto - non risiede nella modernità dei contenuti, ma è al contrario nella sua atemporalità, nell’essere fuori dai tempi. Ecco perché la narrazione essenzialmente moderna di Ken Parker deve assumere la forma del romanzo (da quanto aspettiamo la sua conclusione!), mentre quella di Welcome to Springville deve farsi opera di frontiera, costitutivamente sul confine fra fumetto e poesia epigrafica alla Edgar Lee Master, l'autore di quell'Antologia di Spoon River della quale ci siamo rispettosamente divertiti a rivisitare alcune strofe.

Brian Walker
disegni di Renzo Calegari, Welcome to Springville


(c) degli aventi diritto

Brian Walker<br>disegni di Renzo Calegari, Welcome to Springville<br><i>(c) degli aventi diritto</i>

Una città come spazio relazionale

    Dov’è il vecchio giocatore Hatflield
    Che giocò con la vita i suoi quarant’anni
    Senza pensare al denaro né all’amore né al cielo?
La maggiore qualità di Welcome to Springville risiede nel progetto di una narrazione che non ruota intorno a un unico protagonista, ma attorno a una città in quanto spazio relazionale.
La maggiore qualità di Welcome to Springville risiede nel progetto di una narrazione che non ruota intorno a un unico protagonista, ma attorno a una città in quanto spazio relazionale. Il risultato è un’opera corale il cui fascino non risiede tanto nelle singole avventure quanto dall’intreccio dei personaggi che, di volta in volta, esprimono senza forzature né retorica una sfaccettatura del West. Ogni cittadino diventa, a suo modo, un eroe quando viene interrogato dal lettore, che porge a ciascuno la stessa implicita domanda: che cos’è il West?
Animati da un’ansia etica di stampo dantesco, i cittadini di Springville raccontano la propria storia come si confessa un segreto.
Ognuno dei sette episodi sceneggiati da Berardi e illustrati da Renzo Calegari ha come titolo il nome del suo protagonista ed è introdotto dall’illustrazione di una pistola all’interno di una piccola cornice, che conferisce un tono sacrale all’oggetto, quasi a voler evocare il fantasma che deve parlare. In quest’intreccio di storie, che si perdono e si recuperano, risiede il West in quanto costruzione di un mito e di un universo. Nei testi di Berardi ognuno può trovare il suo West, come nei testi di Edgar Lee Master ognuno può trovare la sua epigrafe. E non importa se i nostri fantasmi stanno mentendo, se non sono stati veramente eroi. Nel saloon il simpatico ubriacone Ollie continuerà a reinventare le proprie storie, almeno finché la bottiglia non è vuota. Noi non ci stancheremo di sentirle raccontare, anche se incerte e fasulle, anche se ambientate in un’eterna Primavera - perché sul West non tramonta mai il sole.

Hatfield
disegni di Renzo Calegari, Welcome to Springville


(c) degli aventi diritto

Hatfield<br>disegni di Renzo Calegari, Welcome to Springville<br><i>(c) degli aventi diritto</i>

Ancora una mano, Calegari!

L’edizione Mondadori 2014 di questa classica miniserie - originariamente pubblicata sulla rivista Skorpio tra il 1977 e il 1983 - presenta le tavole restaurate, con la colorazione inedita di Maurizio Mantero, dei contenuti extra, le presentazioni di Ferruccio Giromini e di Giancarlo Berardi.
La matita di Calegari assume un ruolo attivo nella costruzione del racconto, non si limita a seguire il testo, ma lo anticipa, lo sostituisce, si fa essa stessa narrazione.
Nel quadro generale di un omaggio al fumetto e all’amicizia, l’albo è dedicato (per i motivi spiegati nell’introduzione) a Renzo Calegari, perciò degli undici episodi totali vengono selezionati soltanto i sette disegnati dall’autore genovese ed esclusi i quattro illustrati da Ivo Milazzo.

L’opera è attraversata da una forte unità. I disegni di Calegari dialogano coi testi di Berardi con un’intensità non inferiore a quelli del miglior Milazzo: la sua matita assume un ruolo attivo nella costruzione del racconto, non si limita a seguire il testo, ma lo anticipa, lo sostituisce, si fa essa stessa narrazione, curando l’espressività del personaggio e l’atmosfera del contesto prima di immergersi nell’azione. Nelle vignette quanto negli acquerelli posti alla fine del volume (ventiquattro pagine di studi inediti) il tocco di Calegari si mostra allo stesso tempo delicato e incisivo. La fluidità narrativa è esaltata da un abile montaggio delle sequenze, mentre le inquadrature alternano sapientemente campi e controcampi alla John Ford.

Welcome to Springville
la cover del volume Mondadori

(c) 2014 Mondadori Comics

Welcome to Springville<br>la cover del volume Mondadori<br><i>(c) 2014 Mondadori Comics</i>

L’intero volume è attraversato da un confronto fra discorso fumettistico e cinematografico, che si esplicita nel dvd allegato. Qui le dodici pagine d’illustrazioni dell’episodio Ancora una mano, Hatflield cambiano forma e, attraverso scorrimenti e zoom, danno vita a un cortometraggio di quattordici minuti concepito come prequel di Ombre Rosse - l’archetipo di ogni film western. Il corto è curato dall’eclettico Berardi, che scrive e interpreta persino la colonna sonora (Fun, The Gambler e la deliziosa Welcome to Springville - arrangiate da Andrea Cervetto).
L’intero volume è attraversato da un confronto fra discorso fumettistico e cinematografico.
Tolte dalla carta e imposte al formato video le immagini perdono la loro potenza e scorrevolezza senza guadagnarne in profondità, ma l’operazione - nonostante gli evidenti limiti, innanzitutto di montaggio e doppiaggio - ha un suo perché: le immagini finali si alternano alle prime sequenze del film di John Ford e si chiudono con il tradizionale "ma questa è un’altra storia". Perché il West è una frontiera mobile e inafferrabile, una leggenda che non finiremo mai di raccontare.

Il dvd contiene anche una parte extra dedicata alle biografie di Calegari e Berardi. A uno sguardo più ampio sono loro gli eroi che emergono dal paesaggio di Springville: perché il fumetto, come il West, ha bisogno di costruire un’aura alle proprie leggende. E mai un mito fu più meritato. Welcome to Springville, di Giancarlo Berardi e Renzo Calegari, cartonato, 21x28 cm, 144 pagine + Dvd, Mondadori Comics, €12,99, dicembre 2014

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