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Ciao Luigi

un saluto a Luigi Bernardi
Articolo di  |   | italia/


Ciao Luigi
Luigi Bernardi


Luigi Bernardi se n’è andato qualche giorno fa. La discrezione di questa figura fondamentale nella cultura degli ultimi trent’anni impone un saluto sobrio, senza frasi ridondanti o iperboli particolari. Anche se sembrerà il contrario.

Amante del concetto di "bottega" e "gavetta", non aveva paura di spronare coloro che gli si proponevano con le proprie opere laddove scorgesse una qualche competenza artistica...

Luigi Bernardì è stato un uomo illuminato, amante della "racconto e del raccontare", che da dietro le quinte e con il suo saper fare, ha saputo influenzare la narrativa di genere più di chiunque altro, nel panorama italiano. Scriverne ora, per quanto mi riguarda, non è da sciacalli dell’informazione: chi mi conosce sa che ne parlavo in questo modo già venticinque anni fa, quando mi fece conoscere i libri di Pennac e mi introdusse a Burroughs. Guardarlo muoversi con nonchalance tra quella marea di talenti ancora a venire, un autentico vivaio che lui coltivava con passione, era un insegnamento all’amore per la letteratura, per il "raccontare" che oggi dovrebbe essere considerata scuola, se solo non fossimo circondati da rock-star dell’editoria.

Con poche parole indicava cosa c’era di valido nel multicolore mondo della narrazione e ciò che invece era bluff. Impietoso, certo, schietto ma mai aggressivo. Mai. Non solo: è stato un grandissimo dell’editoria a fumetti. Il suo prodotto si contraddistingueva sempre per la confezione eccelsa. Basta sfogliare una pagina qualsiasi di Nova Express, l’ultima meravigliosa creatura del panorama delle riviste contenitore a fumetti, dove la carta, la grammatura, persino i caratteri dei numeri di pagina erano curati in un modo che non s’era mai visto. "Costa tantissimo un numero di Nova" mi disse una volta al banco di un bar, davanti a un caffè "Troppo" e io gli dicevo "Sì, ma è meravigliosa." e lui sorrideva. Perché voleva questo dalle persone che arrivavano i suoi prodotti: lo stupore negli occhi, il "sense of wonder".

Lo otteneva sempre.

Nova Express

(c) aventi diritto

Nova Express<br><i>(c) aventi diritto</i>

In Italia Luigi si è distinto immediatamente per la sua passione per la letteratura a fumetti e di genere. Profondo conoscitore dei meccanismi della narrazione ma anche memoria storica di portata non comune. Amava le fanzine, quelle iniziative culturali amatoriali, autofinanziate, alcune dalla vita effimera, dove indicava con precisione cosa ci saremmo letti nei venti/trent’anni successivi. Poi il salto: crea la casa editrice L’Isola Trovata, che propone un catalogo di autori di fama mondiale: Breccia, Munoz, Sampayo, Mattotti, Scarpa, Ghigliano, Berardi, Calegari, Milazzo, Pichard, Tardi, Lauzier, Altan, Cavezzali, Panebarco tra gli altri. Non contento, invade le edicole con una rivista divenuta storica: Orient Express, che si contraddistingue dalle altre per la qualità eccellente delle storie e la cura per i redazionali. È su quelle pagine che Ken Parker si trasforma da fumetto popolare a fumetto, che Magnus può finalmente sfoggiare il suo stile e talento eccezionale presentando al mondo le splendide avventure de Lo Sconosciuto e dove, finalmente, viene tradotto il capolavoro di Cadelo, I cavalieri del Santo Asse, scritto da Jodorowsky.

Orient Express è la sua prima vera creatura e in essa Luigi Bernardi riversa tutto il proprio amore per la cura dei dettagli. Da allora è un susseguirsi di idee brillanti, innovative, commoventi per la passione di cui sono intrise. Non contento crea la Glénat Italia che ha il pregio di rilanciare Lupo Alberto ma soprattutto di introdurre un fumetto di un mercato che di lì a poco avrebbe letteralmente spopolato: Akira, di Katsuhiro Otomo.

Orient Express

(c) aventi diritto

Orient Express<br><i>(c) aventi diritto</i>

È il 1990 e l’epoca de L’Isola Trovata e di Glénat Italia si sta per chiudere per lasciare il posto a quello che può essere ritenuto il più ardito sogno editoriale nel campo del fumetto.

Cosa è stata Granata Press per l’editoria Italiana non è facile da descrivere perché chi dice Granata Press non può non dire Metrolibri (che col fumetto ha poco a che fare ma che ne è legata a doppio filo). Nata come casa fornitrice di servizi editoriali, la Granata inizia con la romana Play Press, di cui cura il lettering degli albi a fumetti che preludono la grande invasione di comics Marvel per poi, nell’arco di pochissimi mesi, divenire una casa editrice punto di riferimento per tutto il fumetto italiano. Alcune scelte editoriali segnano la svolta. Ken il guerriero e Mangazine invadono le edicole, facendo esplodere la mania manga che tutt’oggi imperversa, seguiti dall’astro più luminoso, Nova Express. Anche qui è inutile cercare di spiegare cosa ha significato Nova Express per il mondo dell’editoria come è impossibile dimenticare l’editoriale del numero uno: pochissime righe di dura condanna per l’avvio della prima guerra del Golfo.

Sui sommari dei sedici numeri di questa rivista scorrono Magnus, Frank Miller, Saudelli, Ikegami, Pirus, Chaykin, O' Neill, Mattotti, Igort, Hewlett, Baldazzini, Varenne, Deum, Mezzo, Catacchio, Gabos, Vinci e tantissimi altri. Ma è con la Metrolibri che lascia la sua impronta indelebile: Lucarelli, Cacucci, Fois, Ferrandino, Di Giovanni, Teodorani non sarebbero chi sono senza il lancio voluto da Bernardi per la sua Metrolibri.

Purtroppo Granata Press e Metrolibri, per i costi elevati che rendono insostenibile la loro vita editoriale, terminano contemporaneamente, legate economicamente come sono e per Luigi inizia la seconda fase della sua carriera, prettamente artistica. Si divide tra la scrittura e le collaborazioni importanti con case editrici del livello di Einaudi e Hobby & Work.

Zero

(c) aventi diritto

Zero<br><i>(c) aventi diritto</i>

E non solo. Scrive. Scrive probabilmente quello che avrebbe voluto leggere: romanzi noir d’ambientazione prevalentemente bolognese. Scrive per il teatro e, finalmente, scrive fumetti. Crea i personaggio Clea C. e Gaijin e (ri)propone il personaggio Fantomas (sostituiendone l’ultima lettera, creando Fantomax).

Sono tantissime le iniziative volute da Luigi Bernardi e molte di più quelle in cui è stato coinvolto. Non ci è dato sapere cosa covasse mai Luigi Bernardi in questi ultimi tempi. Quello che dobbiamo sapere e di cui dobbiamo fare tesoro è sicuramente il suo ruolo di Maestro culturale e di vita. Amante del concetto di "bottega" e "gavetta", non aveva paura di spronare coloro che gli si proponevano con le proprie opere laddove scorgesse una qualche competenza artistica come, era garantito, riusciva a sconsigliare di perseverare oltre coloro che francamente non avevano la stoffa (e di rado ha sbagliato) e questo, in un periodo dove l’apparire è infinitamente più importante dell'essere, rende incolmabile il vuoto che lascia.

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