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L’urlo di Long Wei lascia interdetta Milano

…almeno finchè non avrà imparato l’italiano
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L’urlo di Long Wei lascia interdetta Milano
Long Wey 1-2


L’urlo di Long Wei lascia interdetta Milano


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Scheda IT-Longw-1

Scheda IT-Longw-2

Una doverosa introduzione

Parlare di un progetto fumettistico può apparire oggi più difficile - o forse meno immediato - che in passato, ma ciò non significa che sia necessariamente un male.
Lo strabordare dei social networks continua a sdoganare la distanza tra autori e lettori, offrendo ai secondi continue gocce di anticipazioni, contenuti speciali e forum di post-produzione, mentre ai primi consente di raggiungere più pubblici, ed in tempi anche molto precedenti l’effettiva distribuzione e fruizione del prodotto finito. È fondamentalmente il gioco del grande cinema (soprattutto hollywoodiano), dietro al quale le grandi major ammeregane hanno da tempo capito come riconoscere, raggiungere e ritenere il cliente (le cosiddette "3 erre"), grazie ad una potenza di fuoco dei vari settori marketing che consentiva risultati da social networks già prima dei social networks.
Parlare di un progetto fumettistico oggi vuole (vorrebbe) quindi dire muoversi su diversi fronti per aprire un vaso di Pandora contente dosi massicce di extra, volti in qualche modo a "completare" il core business da edicola/fumetteria.

C'è un nuovo eroe in città: Long Wey
Tavola di L. Genovese, Long Wey n.1, pag.98

(c) 2013 Editoriale Aurea

C'è un nuovo eroe in città: Long Wey<br>Tavola di L. Genovese, Long Wey n.1, pag.98<br><i>(c) 2013 Editoriale Aurea</i>
Qualcuno dirà: "era necessario tutto questo preambolo?". La risposta non è mai univoca, nondimeno (ri)marcare questa multidimensionalità del fenomeno è importante se si considera, nel panorama nostrano, come si sia sviluppata e da chi sia stata - o stia venendo - messa in pratica in misura più o meno articolata. Si parte dalla Bonelli, che rimane a tutt’oggi ancorata principalmente al solo impiego del sito ufficiale; si continua con la Star Comics, che ha ampliato il suo ventaglio d’azione "patrocinando" iniziative digitali dei singoli autori (è il caso del blog dedicato all'ottimo dr. Morgue, su piattaforma non di proprietà della casa editrice, e curato dalle stesse autrici del personaggio); si giunge, per il momento, all’Aurea Editoriale la quale, fin dai tempi della sua precedente incarnazione imprenditoriale, ha concesso ai propri autori la costruzione di un prodotto che crescesse di pari passo con l’espandersi della rete, dando origine ad una nuova forma di prodotto che si sviluppa su più "convergenze parallele", invogliando il fruitore a muoversi da un medium all'altro, allo scopo di impreziosire per quanto possibile l’universo letterario di questo o quel personaggio e consentirne una conoscenza più o meno approfondita, a seconda del numero di canali su cui si scelga di muoversi - fermo restando ovviamente che l’elemento principale, già compiuto in sé, deve rimanere il fumetto acquistato: chi non può/non vuole navigare oltre la lettura non deve sentirsi privato di informazioni di primaria importanza.

Long Wei è iniziato da prima del suo esordio in edicola, tra numeri zero, biscotti della fortuna, Facebook, Twitter, e compagnia bella. Qui però si è scelto di parlare solo del "core business"

Ecco che la pretesa di concludere un preambolo ne ha generato inevitabilmente un altro. Per concludere allora basti solo dire "Long Wei", serie nata da un’idea di Roberto Recchioni ed Enzo Marino, e realizzata da Diego Cajelli (principale sceneggiatore) e Luca Genovese (creatore grafico). L’utilità per chi scrive di parlarne solo dopo il secondo numero nasce proprio in ossequio a tutto quanto scritto sopra, ovvero: se un progetto del genere si muove su più fronti contemporaneamente, allora può apparire efficace parlarne a rodaggio già iniziato. In realtà, Long Wei è iniziato da prima del suo esordio in edicola, tra numeri zero, biscotti della fortuna, Facebook, Twitter, e compagnia bella. Qui però si è scelto di parlare solo del "core business", nello specifico dei primi due numeri da edicola.

Discoteca!
Tavola di G. Maconi, Long Wey n.2, pag.5

(c) 2013 Editoriale Aurea

Discoteca!<br>Tavola di G. Maconi, Long Wey n.2, pag.5<br><i>(c) 2013 Editoriale Aurea</i>

Novità stilistiche e testuali

Una delle prime cose che colpisce è la precisa scelta da parte degli autori/creatori di arricchire le classiche 94 tavole con un uso diverso della seconda e della terza di copertina: non più (nell'ordine) l’incontro con i lettori e la pubblicità del prossimo numero/l’elenco degli arretrati, bensì (sempre nell'ordine) uno sguardo mirato al contesto della storia e degli autori, ed un primo sostanzioso assaggi di contenuti speciali, questi ultimi pensati appositamente per aumentare il senso di immedesimazione da parte del lettore con l’immaginario narrativo da cui gli autori hanno tratto ispirazione per la storia appena conclusa - scelta precisa quanto opinabile, nello stile più che nell'intento, se si pensa ad esempio (ma lungi dal fare paragoni!) al nuovo corso di Martin Mystère, dove ogni numero è ora accompagnato alla fine da un nutrito bonus di approfondimenti.
Dopodichè, le storie vere e proprie. Quante volte, anche su queste stesse pagine, si è parlato o anche solo accennato alla differenza di linguaggio, di costruzione della tavola, di intento narrativo, etc., rispetto all'archetipo bonelliano. La questione non verrà quindi ripresa. I primi due numeri di Long Wei si identificano fondamentalmente con il pilota di una prima stagione, seguito dal "caso del mese" che sviluppa alcuni dei comprimari già introdotti in precedenza, creando già un cliffhanger di spessore. L’evoluzione "orizzontale" della macrotrama stagionale viene presentata in forma già accelerata sin dal principio, dovendo comprimersi in un arco di soli dodici numeri - soluzione che privilegia la necessità di un ritmo costantemente sostenuto, senza apparenti riempitivi - mentre le singole trame "verticali" presentano più di un carattere di analogia, legato appunto all'ancora esiguo numero delle uscite.


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