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Ciò che si perde là, qui si raguna

e uno!
Recensione di  |   | italia/


Ciò che si perde là, qui si raguna
Rat-Man Collection 86


Chiuso il capitolo sui Sacrificabili (almeno per ora: il team di eroi tamarri sembra proprio piacere al Leo nazionale), in cui sono state mischiate carte a dir poco eterogenee, dai b-movie alla vicenda del Cristo (o, più propriamente, alla teologia) al complesso status del döppelanger Ratto, Ortolani ci riimmette nel continuum narrativo portante della testata, con 48 tavole (distribuite salomonicamente in due storie da 24 l'una) all'insegna dell'introspezione e di atmosfere drammatiche e inquietanti, per tacere del sontuoso cliffhanger finale!

Venute meno persino le tradizionali battute poste a precedere immediatamente il titolo, una funzione di alleggerimento dei toni è assolta dagli intermezzi televisivi - trattasi di ottima tv spazzatura, per carità! - che scandiscono appunto il passaggio tra le varie sequenze narrative e da alcune vignette che vengono man mano ritrovate. Il protagonista dell'albo, infatti, è alla disperata ricerca di frammenti di memoria che gli consentano di essere richiamato alla mente dalla persona nei cui ricordi sta vagando e abbandonare così il desolato limbo in cui si trova costretto; e tale prigioniero altri non è che Janus Walker, come anticipato dalla cover, evidente omaggio alla locandina dell'altrettanto angosciante The Road, sottotesto cinematografico che aleggia pure nell'atmosfera generale. Questi, una volta sconfitto, può esistere soltanto sul suddetto piano utopico - da intendersi nel senso letterale di «non-luogo» - che raccoglie scenari, cose e persone accantonati dal figlio, ma non perde affatto il suo fascino algido e letale, oltreché la consueta risolutezza: semmai l'accentuata attitudine riflessiva sugli abbagli presi nelle proprie convinzioni circa la mente umana, sui propri trascorsi e sui propri intenti ne accresce ulteriormente la statura tragica rispetto a precedenti apparizioni.

Rat-man Collection 86
Copertina di Leo Ortolani

(c) Panini Comics 2011

Rat-man Collection 86<br>Copertina di Leo Ortolani<br><i>(c) Panini Comics 2011</i>

Considerando dunque la nostra storia nelle sue basi e nei suoi sviluppi, i referenti interni alla serie più prossimi sembrano essere due albi, La Storia Finita (RMC 56) ed Era mio padre (RMC 61): nel primo - mirabile metafora sulla difficile ma appagante arte della scrittura fumettistica - lo stesso Leo si muove alla ricerca di vignette, mentre nel secondo è l'allora Rat-Boy a doversi districare dalla rete dei propri ricordi con l'aiuto dell'Autore. Particolarmente a fondo si spinge la similitudine tra i due momenti in cui i due padri di Rat-Man si interrogano sul figlio, se si pensa che analoga è la ricerca delle "storie" che permettono all'uno e all'altro padre di entrare in contatto con il loro personaggio attraverso una continua indagine faticosa e non priva di rischi: se Valker se la deve vedere con il Guardiano di sua stessa creazione (che può assurgere a simbolo del blocco della memoria), il "vecchio" Leo, rappresentato come pescatore, se la doveva vedere con la "storia - leviatano", capace di ribaltare la barchetta buttando a mare lui e il frutto del suo ingegno: metafora tutt'altro che criptica. Di fatto questo dialogo tra storie metafumettistiche e storie in continuity si pone anche a livello di un'ulteriore affinità "estrinseca" tra Il prigioniero e il numero 56 della Collection alla quale accennerò oltre.

Prima, però, può valere la pena di soffermarsi brevemente sulle pagine ricuperate da Jan nel suo viaggio verso la breccia, una via di fuga presidiata dal testé citato Guardiano. Al di là dello stemperamento della tensione di cui sopra, esse da un lato offrono pillole di macrotrama (si accenna a Deboroh toccato dall'Ombra, al ritorno da New York, alla cancellazione del ricordo paterno), nonché una sorta di piccola galleria di personaggi più e meno recenti dell'universo rattesco, da Senso di Nano e Numero 6 ai regular Brakko, Clara, Jordan e Cinzia, assenti da troppo tempo e meritevoli di una sola ma spassosa sequenza (discorso a parte merita Tanya, elevata da comparsa ne L'incredibile Ik!, n. 10 della serie autoprodotta - dov'è coinvolta in una gag incentrata non a caso proprio sulla dimenticanza e riprodotta in copia conforme nel nostro albo - a personaggio affatto ininfluente nella trama). D'altro canto, la battuta di Valker «È solo un frammento. Ma è un buon frammento.» (p. 7) può suggerire che, quantomeno in alcuni casi, si tratti di gag non sfruttate ma ritenute valide e dunque fatte riaffiorare sfruttando la particolare impostazione della storia.

Non meno interessanti rispetto alla narrazione le soluzioni grafiche adottate dall'Autore. Le scene ambientate nella memoria di Rat-Man, e dunque la gran parte, sono contraddistinte da un tratto tremolante dato dal ripasso a penna delle matite e molto efficace nel veicolare il senso di incertezza, rarefazione e inquietudine che permea la storia (una tecnica analoga era stata adoperata nel già citato La storia finita, disegnata quasi interamente a biro, ma con opposti effetti di corposità e calore, il che testimonia della versatilità ortolaniana); le vignette o le intere tavole rinvenute, oltreché gli intermezzi, sono invece rappresentati secondo lo stile consueto, a distinguere anche visivamente le due dimensioni.

"Il Prigioniero" (prima parte di due, in corso di pubblicazione), Rat-Man Collection 86, di Leo Ortolani, Panini Comics, Settembre 2011, € 2,50

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