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Cinquecento di questi Alan!


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Solo valutazioni personali

Mi rendo conto che tutte queste sono valutazioni assolutamente soggettive, ma se è vero (e non vi è motivo di credere altrimenti) che, dopo la svolta, le vendite di Alan Ford hanno segnato una ripresa, è evidente che non sono l’unico a pensarla così.

Il n. 500 e il n. 1000

Una menzione particolare va all’iniziativa, piuttosto particolare, tale per cui il n.500 e il n.1000 di Alan, entrambi ristampati nel n.500 "ufficiale" ora in edicola, erano già stati pubblicati in anteprima negli anni scorsi, come albi speciali di una collana separata. Nel n.500 Alan e Minuette, proprio nel giorno in cui finalmente convolano a giuste nozze, vengono spediti nello spazio siderale alla volta di Marte da Mister Fitzgerald, loro arcinemico storico. La fine della storia è inconcludente: Alan e Minuette osservano allontanarsi il pianeta blu sullo sfondo buio e stellato del cosmo, salvo entusiasmarsi all’idea del misterioso futuro che li aspetta.

Che sapranno salvarsi e ritornare sulla Terra, dove daranno origine a una linea ereditaria di Alan, Minuette e pronipoti, risulterà chiaro leggendo il n.1000 (pubblicato anch’esso in anteprima). Meno chiaro (ma probabilmente perché non ho letto bene) è il legame di parentela che lega i vari Alan e Minuette originali alle versioni junior e ai piccoli pronipoti (salvo incesti o clonazioni, presumo una discendenza del tipo Alan e Minuette genitori di Alan e Minuette jr., a loro volta genitori, con aiuto di partner esterno non presentato o invisibile, di Alan e Minuette superjunior). La storia del n.1000 vede Alan e Minuette ormai pensionati e in avanzata età sostituirsi ai figli (utilizzando la più classica delle "macchine per ringiovanire") e condurre, a insaputa di questi ultimi e in loro vece, una pericolosa missione.

Lo scopo di queste proiezioni future, anzi (per usare le parole usate nell’albo per pubblicizzare questi numeri speciali) questi "buchi nel futuro", non è chiaro. Per il n.500 ho avuto quasi l’impressione che Bunker abbia voluto mettere le mani avanti, quasi come un’anticipazione scaramantica. Certo non come anticipazione di chiusura della serie che, come può constatare chiunque visiti il sito ufficiale, continuerà ancora oltre la fatidica soglia. Di certo si è trattato di un’idea molto originale, la qual cosa non sarebbe peraltro una novità nel caso del "semper noster". Il n.1000 è chiaramente un divertissement. Per quanto prolifico, dubito che Bunker abbia già scritto i soggetti e le sceneggiature per i numeri fino al 999, da affidare alla MBP per una pubblicazione anche postuma (a prescindere e comunque: lunga vita a Max!). Ma mi potrei anche sbagliare!

Copertine nn. 500 e 1000
disegni di Dario Perucca

(c) 2007-2009 Max Bunker Press

Copertine nn. 500 e 1000<br>disegni di Dario Perucca<br><i>(c) 2007-2009 Max Bunker Press</i>

Quale futuro?

Quando Max cesserà, per scelta, desiderio o cause di forza maggiore, di scrivere Alan Ford, questo cesserà con lui
Bunker più volte ha dichiarato e ribadito di non voler cedere i diritti di Alan Ford fornendo le motivazioni del caso. La scelta è condivisibile. Anzi, direi quasi scontata. Ciò significa che quando Max cesserà, per scelta, desiderio o cause di forza maggiore, di scrivere Alan Ford, questo cesserà con lui. E spinge i vecchi alanfordisti inveterati come me a sperare ardentemente che questo momento si collochi quanto più possibile lontano nel futuro. Se non al n. 1000... quasi!

Appendice: Special Alan Ford

Un discorso a parte meritano gli special di Alan Ford e le riduzioni teatrali, chiamiamole così, dei classici della letteratura mondiale. Un mio caro amico fumettaro le considera delle grandi stupidaggini o se non altro opere insulse. Io, al contrario, le trovo non solo assai godibili, ma geniali. Alle grandi parodie ci avevano abituati già Topolino e la banda dei "Disney italiani". Ma l’analogia finisce qui. A parte L’Inferno di Topolino e poche altre eccezioni, gli adattamenti disneyani (per ovvi motivi di politica editoriale) mancano di quello spessore e quella carica satirica necessaria in una vera parodia.

Bunker non si fa di questi scrupoli. Egli pesca a piene mani soggetti da opere non più tutelate da copyright, soggetti magari antiquati, nondimeno validi e con l’indiscutibile pregio di evitare la fatica di dovere inventare storie nuove (anche se il buon Max non sembra avere alcun problema in questo senso). Dopodiché in 120 pagine di albo fonde, riduce e amalgama con buona fedeltà storie o romanzi quasi dimenticati, alanfordizzandoli.

Lo schema di questi special è sempre lo stesso: il Gruppo TNT si cala nell’improbabile ruolo di una compagnia teatrale che, agli ordini dell’impresario Tobia Quantrill (personaggio che compare per la prima volta nel n.99 Broadway), mette in scena, in uno scalcinato teatro frequentato di volta in volta da un pubblico sempre diverso, ma coerente con la rappresentazione, ora questa e ora quell’opera, da Otello a Frankenstein, dai Promessi sposi al Conte di Montecristo.

Il gobbo di Notre Dame (copertina in due versioni)
AF n.426

(c) 2004 Max Bunker Press

Il gobbo di Notre Dame (copertina in due versioni)<br>AF n.426<br><i>(c) 2004 Max Bunker Press</i>
L’occasione è ghiotta per ritrovare i numerosi personaggi dell’universo alanfordiano, specie dei primi tempi, sotto una luce diversa (gettonatissima è Margot, nell’ovvio ruolo della bella di turno, ma non mancano Beppa Giosef, chiaramente la matrona della situazione, né Tromb, Stampel e altri) e vedere tutti e sette i componenti del Gruppo TNT finalmente in azione, sia pure "sotto mentite spoglie", attraverso dialoghi e aspetti caratteriali del tutto identici a quelli delle storie "standard".

Una sghignazzata (o anche due) a numero è garantita.

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