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Cinquecento di questi Alan!


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Una voce fuori dal coro (la mia)

Diciamo subito che personalmente dissento. Non per partito preso, ma per convinzione. E cercherò di esporre qui le mie ragioni.

Tanto per iniziare, se da un lato lo spartiacque grafico tra le due ere è netto e inequivocabile, con un n.76 (disegnato da un pur volenteroso Luigi Corteggi) decisamente non all’altezza del Divino, meno lo è quello delle storie.

Riservandomi di esaminare più oltre l’aspetto grafico (assolutamente importante, ma comunque secondario rispetto ai contenuti), una storia tipo Una missiva importante (n.78) è deliziosa. Esilarante la scena di Bob che viene ipnotizzato da una vecchia zingara o la lotta di Alan in una bufera di neve. Anche l’appena citato Mi ricordo che..., al di là della realizzazione grafica d’emergenza, non aveva nulla da invidiare ai numeri precedenti.

Affermare che dopo il n.75 Alan Ford sia cambiato irrimediabilmente in peggio sarebbe come sostenere che dopo i Beatles il rock and roll sia morto
Intendiamoci: un cambio c’è stato. Inevitabilmente c’è stato. Per gli adoratori della Premiata Ditta si è trattato chiaramente di una soluzione di compromesso. Ma affermare che dopo il n.75 Alan Ford sia cambiato irrimediabilmente in peggio sarebbe come sostenere che dopo i Beatles il rock and roll sia morto.

Vorrei esaminare questo punto un po’ meno emotivamente. Innanzitutto, e senza voler fare assolutamente della filosofia spicciola, la verità è che davvero "tutto scorre" (panta rei). Nulla è immutabile. L’evoluzione di un fumetto è fisiologica. Può piacere o non piacere, ma è assolutamente normale e naturale. E lo è ancora di più, a mio parere, per un fumetto come Alan Ford legato così strettamente a doppio o triplo filo alla realtà del momento.

Alan Ford, figlio del suo tempo

Alan Ford, come abbiamo visto, fu figlio del suo tempo. Nacque in un’epoca di 007 cromati e irreali, di contestazione, di post-boom economico e quant’altro. E soprattutto nacque in Italia. La prima domanda da porsi, per valutare correttamente o con giudizio non solo il passaggio Magnus/non più Magnus, ma l’intera evoluzione alanfordiana, è: "Alan Ford sarebbe mai potuto nascere alla fine degli anni Settanta o agli inizi degli anni Ottanta?". Oppure: "Le storie di Alan Ford degli inizi avrebbero mai attecchito se pubblicate un decennio più tardi?". Non scordiamoci che i primi passi di Alan Ford, come fumetto, furono commercialmente parlando, stentati.

Altrimenti detto, all’evolversi di una situazione o di un contesto temporale (eventi, economia, società...) mi pare inevitabile che si abbia un’evoluzione anche in un fumetto come Alan Ford che da tali elementi ha sempre preso spunto.

Che poi tale cambiamento o evoluzione possa risultare gradita o sgradita, è un discorso diverso e puramente soggettivo. Anzi, a sottolineare quanto sia soggettivo, desidero citare l’esempio di un mio amico d’infanzia e gioventù che fece conoscenza con l’Alan Ford dell’era Piffarerio e conobbe l’Alan Ford dell’era Magnus solo in un secondo tempo. Egli non solo non riscontrò alcun anticlimax tra i due periodi, ma addirittura preferiva i disegni di Piffarerio a quelli di Raviola (salvo poi in età adulta rivalutare quest’ultimo, naturalmente, ma non a discapito del primo). È altresì indicativo che il recente cambiamento di rotta che ha preso Alan Ford ha prodotto un’inversione anche nell’andamento delle vendite (fino allora lentamente in declino), a riprova che il nuovo corso risulta gradito a diverse persone (non credo sia stato condotto un sondaggio sul lettorato di Alan Ford, ma presumo che una piccola parte siano lettori recuperati e una parte più consistente lettori nuovi, forse anche giovani).

Max Bunker, in una foto recente


(c) degli aventi diritto

Max Bunker, in una foto recente<br><i>(c) degli aventi diritto</i>

Anche l’evoluzione di Alan Ford è figlia del suo tempo

È altresì indicativo che il recente cambiamento di rotta che ha preso Alan Ford ha prodotto un’inversione anche nell’andamento delle vendite, a riprova che il nuovo corso risulta gradito a diverse persone
Tornando alle storie e nello specifico all’evoluzione di Alan Ford dal n.75 in poi, è inevitabile rilevare un richiamo sempre più frequente alle vicende, ai personaggi e ai fenomeni di costume che in quegli anni si vivevano in Italia. Non per nulla diventano parecchio frequenti albi come Loggia P38 e Losche trame (chiaro riferimento alle vicende della P2), Portubell (satira sulla fortunata trasmissione di Enzo Tortora, ma non scordiamo l’esilarante Rischia o Trapassa?, satira di Lascia o Raddoppia?, il telequiz condotto da Mike Bongiorno, scritto e disegnato in piena era Magnus) e Renato Uno come te non c’è nessuno, con il quale un Bunker padre prende amorevolmente in giro la passione di una figlia "topina".

Paolo Piffarerio, amico e collaboratore di vecchia data di Max Bunker (con il quale aveva già realizzato Maschera Nera e altre opere anche serie, come ad esempio Fouché), subentrerà a Magnus e disegnerà un numero non indifferente di albi. Piffarerio è sicuramente disegnatore esperto e con stile proprio e, in collaborazione con Paolo Chiarini (già passatore a china dei disegni di Magnus) raggiunge a lungo andare una certa stabilità producendo regolarmente numeri che, a parere del sottoscritto, risultano graficamente assai gradevoli pur non essendo chiaramente opera del Divino. A Piffarerio va riconosciuto il merito di essere riuscito ad operare una sintesi tra il proprio stile e quello, nettamente diverso, di Magnus, senza snaturare né l’uno né l’altro (almeno a mio personale parere: ci sarà sicuramente chi invece troverà il compromesso inaccettabile).

Fine dell’era Piffarerio e logoramento

Per quanto abile e produttivo, Piffarerio arriverà anch’egli a logorarsi e il suo annunciato abbandono (che peraltro era già nell’aria quando ai suoi numeri iniziarono ad avvicendarsi quelli disegnati occasionalmente da altri) dà vita alla ricerca di nuovi talenti con il lancio di un concorso di selezione. Tralascio volutamente ogni valutazione specifica su questi rari numeri, alcuni dei quali ottimamente disegnati, ad esempio quelli di Giovanni Romanini, allievo di Magnus, e altri di fattura decisamente meno buona. Il buco di vent’anni (vedi oltre) che nella mia esperienza personale separa l’era Piffarerio dall’era Perucca non mi consente di approfondire oltre.

Di questo periodo, che nella mia vicenda alanfordiana personale va dal 1976 al 1985, gli unici appunti che mi sento di muovere sono i seguenti. Il primo è la graduale eliminazione de facto di due personaggi (Geremia e Cariatide) fossilizzati in un perenne e litigioso "duo dormicchia". Se da un lato è comprensibile il problema posto dalla necessità di giostrare sette (e più, contando gli animali) personaggi all’interno di ciascuna storia, il fatto che dieci pagine o più di ogni numero (o quasi) fossero occupate da un litigio tra Geremia e Cariatide o tra questi due e Bob alla lunga finiva per stancare. Il secondo appunto è l’invasione di animali nel Gruppo TNT che fa di quest’ultimo (a detta degli stessi membri) un vero e proprio zoo. Per finire, forse inevitabilmente, le storie stesse iniziano ad essere parecchio ripetitive e l’impianto o struttura generale inizia a dare segni di logoramento e cedimento.


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