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Cinquecento di questi Alan!


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Satira della società italiana

Non manca la costante parodia della società italiana: memorabile è la sequenza d’apertura del n.11 dove in un ospedale a metà strada tra il nosocomio e il campo di concentramento, diretto da quello che sembra in tutto e per tutto un ex medico nazista, è una palese strizzatina d’occhio (anzi, strizzatona) alla malasanità e forse anche al fatto (ma potrei anche sbagliare) che molti medici e psichiatri, ligi servitori della croce uncinata, seppero in seguito riciclarsi più che bene nelle strutture postbelliche. O magari anche solo una non troppo velata allusione a un diffuso approccio medico-paziente piuttosto lontano dai parametri asclepiadei (per usare un eufemismo).

Satira dell’eterna lotta tra il bene e il male

In Alan Ford questi nemici del mondo sono a dir poco perfettibili e spinti da motivazioni assurdamente ridicole
Come in tutti i fumetti che si rispettano, anche in Alan Ford non mancano i folli paranoici che vogliono conquistare il mondo, contro i quali il Gruppo TNT si trova di volta in volta a lottare. Tuttavia, anche i vari Tromb, Aseptik e Cospiratori che popolano le pagine dei primi numeri sono lontani anni luce da, per esempio, il temibile Mister Ypsilon che ritroviamo in Kriminal, o altri perfetti, inossidabili, astutissimi e attrezzatissimi arcinemici di altri supereroi salvatori del mondo. Se, infatti, nella più classica delle situazioni il contrasto tra bene e male avviene ad altissimo livello, con armi, metodi, sistemi e motivazioni in un certo senso di ordine superiore (sia per il cattivo di turno che vuole vendicarsi dell’umanità, sia per l’oscuro eroe che si autocandida per contrastarlo e vincerlo), in Alan Ford questi nemici del mondo sono a dir poco perfettibili e spinti da motivazioni assurdamente ridicole. Tromb, ad esempio, odia il mondo perché viene preso in giro per il suo aspetto fisico. L’unica cosa che questi personaggi hanno in comune con le proprie controparti classiche è l’abbondanza di risorse materiali. L’intelligenza, tuttavia, è spesso latitante, come ad esempio emerge dalla risposta di Aseptik a chi gli faceva notare che, uccidendo tutta la vita sul mondo e sul pianeta, sarebbe morto anche lui: "Io non morirò, perché ho la mascherina", risponde il folle. Ah sì?

Ad affiancare il folle e potente di turno non manca lo scienziato pazzo pronto ad assecondarne le folli trovate. Così è con Kreutzer, in Operazione Frankenstein o Lamp ne Il dente cariato. Comun denominatore di queste menti eccelse è la totale assurdità dei progetti ideati e la lucida follia con cui si cerca di realizzarli. In Operazione Frankenstein, ad esempio, l’idea è quella di "ricreare" il ricco di turno ormai semicadavere ambulante, attraverso una serie di trapianti effettuati utilizzando organi e arti di famosi atleti, artisti ecc. appositamente rapiti allo scopo.

Satira dell’horror

Non manca la parodia dell’horror. Oltre alla raccapricciante Operazione Frankenstein e ai quadri ricorrenti qua e là, dove Magnus sfoggia la sua mirabile perizia grafica, val la pena ricordare La paura fa spavento, con tanto di classico "fantasma", o Idem Idem, che lascia il lettore sempre sul filo del rasoio e persuaso dell’effettiva esistenza di un essere tremendo e soprannaturale fino a quando (come nel Mastino dei Baskerville, di Conan Doyle) la verità ben poco trascendentale non viene svelata nelle ultime pagine. Il culmine arriva con Wurdalak e la sua banda di vampiri in uno degli ultimi albi della gestione Magnus (In Transilvania c’è un castello che...): dopo i quadri di apertura dell’albo dove da un vecchio e cupo castello della Transilvania emergono il conte vampiro e un suo deforme servitore, ecco staccarsi da una torre una vecchia imposta sbattuta dal vento, la quale atterra naturalmente sulla testa del tenebroso nobile. Nel furioso rimprovero del conte («Krud, vecchio fannullone, ti avevo detto di riparare quella dannata persiana!»), nell’ovvia risposta del servitore («Ma la lasciavo così per creare un po’ di sinistro colore!») e nell’altrettanto ovvia risposta di Wurdalak («Ma vecchio scemo, è il dolore sinistro! Fosse almeno atterrata sulla tua testaccia vuota...»), c’è tutta la satira dell’horror a cui Magnus e Bunker non hanno mai saputo o voluto rinunciare.

Parodie per tutti

L’elenco delle parodie potrebbe essere piuttosto lungo, anche perché Alan Ford stesso nasce, cresce e si sviluppa come fumetto parodistico, una caratteristica che in fondo non abbandonerà mai. Abbiamo così la parodia del politico (Un voto per Notax), la parodia del gangster (il Grande Cesare in Zoo Symphony), la parodia del diseredato (ne L’albero di Natale), la parodia del musicista (La dozzina del pentagramma), la parodia del supereroe e della lotta di classe (in tutta la saga di Superciuk), la parodia dei pirati (Vuoi venire in crociera con me?) e via discorrendo.

Superciuk

A proposito di Superciuk, sicuramente l’arcinemico e antisupereroe per antonomasia del Gruppo TNT, si è detto e scritto così tanto, che non mi pare il caso di aggiungere nulla se non un paio di curiosità (e semplicemente invito chi volesse conoscere meglio il personaggio a consultare la rete).

Superciuk, l'antieroe per eccellenza
copertina di Magnus

(c) 1971 Max Bunker Press

Superciuk, l'antieroe per eccellenza<br>copertina di Magnus<br><i>(c) 1971 Max Bunker Press</i>
La prima riguarda la genesi di Superciuk: narra Bunker che sul finire degli anni Sessanta soleva rientrare sempre molto tardi dal lavoro, vale a dire la mattina molto presto. Il portinaio del condominio di Milano dove viveva (un’epoca dove ancora esistevano i portinai!) era sempre ubriaco e riusciva a puzzare di grappa ed essere alterato già di primo mattino, ovvero quando il nostro rientrava. L’uomo venne quindi soprannominato "Semper ciuc", che in milanese significa "sempre ubriaco". Di lì a "Superciuk" il passo fu breve. Ciò che è meno nota è la nascita dell’aspetto fisico della "Minaccia Alcolica". Premetto che quanto sto per scrivere è testimonianza di seconda mano, ma affidabile.
Non è quindi da escludere che la nascita di Superciuk sia stato il risultato dell’ibridazione fumettistica tra uno spazzino bolognese e un portinaio milanese
Un mio caro amico di Vignola, già appassionato di Alan Ford in gioventù e originario comunque del bolognese, mi narrò un giorno di aver visto per le strade del capoluogo emiliano uno spazzino che era il sosia di Superciuk. Sappiamo perfettamente che Magnus era di Bologna e che Superciuk è per l’appunto uno spazzino (quando non fa il supereroe). E sappiamo anche che Alan Ford era sì scritto da Bunker e disegnato da Magnus, ma gli albi nascevano letteralmente a quattro mani. Non è quindi da escludere (anche se si tratta di pura congettura) che la nascita di Superciuk sia stato il risultato dell’ibridazione fumettistica tra uno spazzino bolognese e un portinaio milanese. Un simile evento poteva nascere solo sulle pagine di Alan Ford e per la gioia di molti così è stato.

Da Superciuk all’abbandono di Magnus nel 1975

I primi 75 numeri di Alan Ford vennero prodotti dalla premiata ditta Magnus & Bunker con contributo di Magnus (non solo grafico, ma anche nei contenuti: le storie venivano scritte da Bunker, ma Magnus vi contribuiva con le proprie idee). Una nota caratteristica di Magnus e di Alan Ford in particolare, ad esempio, furono a quanto pare i "rumori" molto particolari e sui generis inventati per l’albo, come ad esempio "fum fum" per indicare lo sbuffo di una locomotiva a vapore o "frut frut" per lo sfregamento delle dita. O ancora (nel primissimo numero, Il Gruppo TNT), quando tre persone vengono uccise contemporaneamente, le grida con cui passano a miglior vita: se la prima urla "Ah!" la seconda e la terza gridano, rispettivamente, "Bh!" e "Ch!".

Al di là di tutto, per sei anni e settantacinque albi il sodalizio fra Luciano Secchi e Roberto Raviola produce una serie di storie geniali, godibili e, per i fan di Magnus e della sua arte grafica, piccoli gioielli d’arte. Le storie corrono tutte più o meno sullo stesso filo (missione impossibile rocambolescamente riuscita grazie agli apporti più o meno determinanti dei diversi personaggi del Gruppo TNT, sullo sfondo di situazioni o circostanze più o meno attuali o verosimili).

Il n.75, Cala la tela su Superciuk, è quasi emblematico. Non solo lo storico duo decide di dare effetto alla separazione (invero si tratta di Magnus che vuole seguire un suo percorso artistico individuale) dopo una storia che vede protagonista uno dei personaggi più riusciti dell’intera saga, ma la copertina, dove Superciuk saluta i lettori con tanto di fazzoletto, sembra proprio essere un messaggio di Magnus che in tal modo si congeda dai lettori.

Per molti con questo albo si chiude il periodo d’oro di Alan Ford e l’unico Alan Ford che valga la pena di leggere. Per tali soggetti l’Alan Ford post "Magnus & Bunker" è un fumetto che è l’ombra di sé stesso o comunque di qualità inferiore.


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