Salta direttamente al contenuto






Cinquecento di questi Alan!


Pagina 1
Pagina 2 *
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
Pagina 6

Pag.2/6 :: Torna a pagina precedente

Maggio 1969

Avevo tre anni e, sebbene abbia ancora ricordi vivi di quel periodo della mia vita, nulla c’entrano con la prima ricorrenza del ’68 o con il clima sociale o politico dell’epoca. Men che meno con quello fumettistico. Della nascita di Alan Ford, quindi, non ho alcuna esperienza diretta.

Ciò nondimeno, avendo assaporato gli ultimi rigurgiti sessantottini del finire degli anni ’70 (la cui eco si spegnerà definitivamente nell’83/84) e avendo comunque pescato in pubblicazioni e ricordi dell’epoca, qualcosa credo di poter dire comunque.

Alan Ford nasce in un momento un po’ particolare della storia italiana in generale e della storia italiana del fumetto, in particolare. Quando vede la luce è qualcosa di talmente originale, una spaccatura così totale, rispetto al passato, che (come Bunker ricorderà a più riprese) ci vollero ben due anni prima che letteralmente sfondasse (con il n.26, Superciuk). Tempi oggi impensabili. Forse anche allora, ma immagino che Andrea Corno, presso cui Bunker collaborava, credesse nel progetto, così come vi dovevano credere gli stessi Magnus e Bunker. I quali peraltro avevano (e producevano) fumetti importanti e redditizi come Kriminal e Satanik.

Magnus & Bunker
Roberto Raviola (a destra) e Luciano Secchi nel 1967


(c) degli aventi diritto

Magnus & Bunker<br>Roberto Raviola (a destra) e Luciano Secchi nel 1967<br><i>(c) degli aventi diritto</i>
È proprio su Kriminal che il geniale duo del fumetto italiano fa le prime prove generali per Alan Ford. Nel numero 93 Festa Happening, infatti, la storia si sviluppa lungo linee che nulla hanno a che vedere con il genere "ufficiale" a cui Kriminal appartiene, quello del noir, dell’eroe cattivo o presunto tale, sempre o quasi vincitore, un po’ stile Diabolik (l’iniziatore del genere), per intenderci. In Festa Happening tutti questi aspetti passano in secondo piano per un momento e la scena viene occupata dall’aspetto satirico e assurdo. L’aspetto noir passa da protagonista a comprimario e, per la prima volta, diventa elemento secondario.

Chi fosse interessato, può procurarsi il n.407 di Alan Ford dove l’episodio è ristampato corredato da un’interessante paginetta introduttiva di Max Bunker e preceduto da un’intervista "virtuale" con il grande Max che, per gli appassionati, vale la pena di leggere.

La rivoluzione "Alan Ford"

La scelta è rivoluzionaria e, nel caso di Kriminal, rappresenta un unicum. In Alan Ford rappresenta il tema principale.

Alan Ford irrompe deciso e dissacrante facendo saltare ogni schema o cliché a quel tempo esistente. Non solo: se ne fa beffe
Perché diciamo che il mix di satira grottesca, realismo noir, avventura poliziesca e umorismo dell’assurdo sono rivoluzionari? Perché in un mondo assuefatto e dominato da generi classici, definiti e sostanzialmente "stagni" (il fumetto per bambini, il fumetto d’avventura pura, il fumetto poliziesco, il fumetto western, il fumetto noir) Alan Ford irrompe deciso e dissacrante facendo saltare ogni schema o cliché a quel tempo esistente. Non solo: se ne fa beffe.

Molto si è detto e si è scritto in merito e francamente non ho la pretesa di aggiungere molto ai fiumi d’inchiostro (o alle numerose, e assai più edotte, pagine Web pubblicate sull’argomento). Mi limiterò ad elencare alcune di queste palesi rotture rispetto al passato, non senza avere detto (en passant, ma non troppo) che a mio parere, il motivo del successo iniziale di Alan Ford (folgorante dopo i primi due anni di quasi stenti) deve molto all’aria rivoluzionaria e contestatrice che si respirava in Italia all’epoca.

La prima e più palese rottura è sicuramente la smaccata parodia dell’agente segreto (o del ladro, criminale, supereroe) superattrezzato, perfettissimo e infallibile che grazie ad attrezzature al limite del fantascientifico si tira sempre fuori dai guai in maniera rocambolesca ma sempre vincente. Una visione sicuramente lontana dalla realtà (ma si sa, il fumetto o il cinema sono fatti per sognare) della quale Alan Ford si prende elegantemente gioco proponendo un’interpretazione esattamente opposta (e forse più realistica) dell’arsenale logistico di un gruppo di agenti segreti (privati o meno). Ecco quindi Grunf e le sue bislacche e fallimentari invenzioni le quali, per quanto improbabili e destinate inevitabilmente all’autodistruzione, riescono sempre nell’intento di portare a destinazione gli agenti del Gruppo TNT mandati in missione (soprattutto Alan e Bob). Classica ed esemplare è la sequenza della Gita a San Guerreta grazie alla quale Alan giunge in quella fittizia repubblica delle banane, ma non meno esilarante, ad esempio, è il sistema con cui un Gruppo TNT quasi al completo scorta (per poi superare... passandovi sotto) il pullman elettorale di Notax in Un voto per Notax a bordo di una specie di bancale a rotelle propulso da una gigantesca elica (azionata a mano, naturalmente). Nelle prime centinaia di numeri le strampalate, ma in fondo geniali (considerato il budget spesso nell’ordine del dollaro o due) invenzioni di Grunf occupano uno spazio considerevole, magari non tanto in termini di pagine, quanto piuttosto nell’economia delle singole storie. Una cosa è certa: come si è detto i membri del Gruppo TNT giungono sempre a destinazione (più o meno integri) e questo depone sicuramente a favore del povero e spesso ingiustamente vituperato Grunf.


Pag.2/6 :: Continua nella pagina seguente

Condividi questa pagina...