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Anni di piombo

vendetta e perdono
Recensione di  |   | italia/


Anni di piombo
Valter Buio 4


Anni di piombo

Scheda IT-VBUIO-4

Il terrore reale

Per tutta una serie di motivi il fumetto "da edicola" italiano si è trovato sempre a disagio con i temi più contigui alla nostra attualità.
Bilotta, con I nostri debitori, viola un tabù consolidato nel fumetto popolare affrontando un tema ancora attuale e drammatico: il terrorismo.

Le vicende legate al terrorismo italiano, con le code che hanno macchiato di sangue l'Italia sino a qualche anno addietro, sono un campo minato entro cui il narratore popolare si muove con cautela. Non fosse altro per il motivo che chiunque abbia affrontato le problematiche del terrorismo (in qualsiasi contesto comunicativo) è stato forzatamente collocato in una area politica determinata.
Bilotta, dunque, infrange una convenzione di prudenza e racconta. Gli anni di piombo sono rivisitati attraverso la rappresentazione di un immaginario formatosi oltre trent'anni dopo l'accadimento dei fatti, un immaginario fatto di dolore, di odio e di vendetta. L'autore, ponendosi dal lato delle vittime, ricostruisce l'esistenza di quelli che erano troppo piccoli per ricordare, o magari non erano nati ancora, ma, ciononostante, ebbero la propria vita tragicamente trasformata a seguito dell'assassinio di una persona, uccisa in un attimo, senza che neanche sapesse il perché.

Quel che affascina in questo numero è come Bilotta sappia mescolare le surreali atmosfere in cui si muove il personaggio Valter Buio con una concretezza quotidiana descritta con estremo realismo.
La tangibilità della vicenda non è di ostacolo ad un secondo livello di narrazione che supporta quesiti esistenziali più impalpabili. I numerosi frammenti narrativi, fra di loro connessi con sapienza come in un mosaico, fanno emergere una serie di elementi disorientanti che propongono al lettore interiori approfondimenti.

Ingredienti

Vediamo di analizzare gli elementi che corrispondono alle vertebre dello scheletro della storia narrata.
Il dolore dell'animo. Tutti i personaggi sono tormentati da un cruccio. Valter Buio si affligge per l'abbandono da parte della moglie Aurora. Davide Cenci soffre per un padre che gli è stato strappato. La figlia di Davide soffre per un padre che non ha mai avuto. Cristian, il rivale di Valter, si tormenta quando intravede i propri fantasmi interiori.

I debiti. L'elemento dei debiti si ripete ricorrente. Balestra è inseguito dai creditori. Il tavolo da cucina di Davide Cenci è cosparso di solleciti di pagamento (p. 79). Anche il protagonista ha i suoi problemi economici (p. 76). Il percorso di senso indica l'impossibilità di ottenere, su questa terra, la remissione dei propri debiti e ricevere il perdono. I debiti di Balestra, mai rimessi anzi rivendicati con violenza dai creditori, sono l'indice concreto di una spietatezza di sentimenti che regna in un mondo privo delle sue radici cristiane.

Perdono ed oblio. Il perdono non è ammissibile in questa storia cruda. L'idea del perdono è spesso collegata a quella dell'oblio. Valter Buio non accetta di perdonare Cristian e la moglie. Chiede l'oblio (p. 60) che già trova nell'alcol (p. 26). Ma in cuor suo non vuole perdonare Aurora proprio perché il perdono significherebbe consentirle di dimenticarlo (p. 30). Davide Cenci non ammette il perdono e dà un senso alla sua vita nella ricerca della vendetta. La figlia di Davide, nell'ambito, però, di una analisi lucida e razionale, non accetta l'ipotesi del perdono anche perché collegata alla dimenticanza: il dovere dei vivi è quello di ricordare (p. 93).

La vendetta. Dall'impossibilità del perdono consegue l'ineluttabilità della vendetta. Valter Buio si vendica subdolamente nei confronti del suo rivale. Davide Cenci persegue e consegue una sanguinosa vendetta.
Nel mondo reale l'unica via percorribile sembra portare alla vendetta. Sono dunque i fantasmi a offrirci un insegnamento e una strada diversa. Gli spiriti, in Valter Buio, non soffrono per il male ricevuto, piuttosto per il ricordo del male arrecato, anche quando questo è stato involontario. Si tormentano, questi corpi eterei, per i cari che hanno lasciato in terra che non riescono inconsciamente ad abbandonare. Almeno sino a quando non credono di rinvenire un simulacro di serenità, un barlume di luce che dia un po' di senso all'oscurità dell'animo di chi è dannato a vivere ancora.

Disegni e copertina

Un così intenso sforzo narrativo sicuramente avrebbe meritato una diversa illustrazione. Il tratteggio di Ivan Vitolo appare, in troppe tavole, frettoloso e superficiale, quasi fosse una prima stesura orfana di un passaggio definitivo. I volti dei personaggi sono stilizzati con una certa cura anche se spesso mancano di gradevolezza. Eppure alcune tavole (in particolare le prime 14) sono incisive e cariche di effetti dettagliati. Con lo scorrere delle pagine il disegnatore perde di vivezza e di accuratezza. In particolare, a partire da p. 64, le tavole scadono visibilmente. Sicuramente a Vitolo non mancano le qualità. Proprio per questo si leva la delusione quando emergono inquadrature approssimative, oggetti e sfondi malamente abbozzati (p. 75). L'auto di Buio, ad esempio, è definita con poche linee che non offrono dimensionalità (p. 29). La frettolosità che rovina un talento, emergente a tratti, è probabilmente imputabile a determinate tempistiche imposte che sacrificano la cura degli artisti alla velocità della produzione.

Schizzano fuori dalla stampa, invece, i tratteggi e i colori della copertina di Paolo Martinello. L'artista in questo numero abbandona i colori cupi per privilegiare toni tenui che non mancano di sortire effetti egualmente drammatici. L'abilità del tratto offre scorci con una profondità di campo senza fine su cui si staglia una scena dettagliata all'inverosimile. Tragicamente evocativa, una estesa macchia di rosso, in primo piano, si staglia sul tenue pastello che riporta un doloroso oblio.
Basta anche un veloce colpo d'occhio alla copertina per inquadrare la storia nella completezza delle sue suggestioni. Le realtà e i magnetismi che la narrazione propone all'interno dell'albo non potevano essere presentati meglio.



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