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Milo Manara, disegnatore, illustratore, a volte sceneggiatore

parte prima: gli inizi
Recensione di  |   | italia/


Milo Manara, disegnatore, illustratore, a volte sceneggiatore
 


Milo Manara, disegnatore, illustratore, a volte sceneggiatore

Scheda

La figura

In una ideale storia figurata del fumetto italiano Manara si presenterebbe con una immagine alta, imponente, sovrastante su moltissime altre. Indipendentemente dalla sua effettiva stazza artistica non si può non riconoscere a Manara il merito e l'abilità di essere divenuto marchio inconfondibile per l'illustrazione e il fumetto. I prodotti creativi di Manara, per innumerevoli ragioni, sono stati conosciuti e apprezzati anche al di là della cerchia dei consueti appassionati, ottenendo ampi riconoscimenti di pubblico oltre i confini nazionali e soprattutto (o forse prima di tutto) presso gli esigenti lettori transalpini.

Volendo suddividere la carriera di Manara in fasi artistiche ne riconosciamo facilmente almeno tre. Nella prima fase l'autore si accosta, con lo spirito dell'apprendista, alla scuola del fumetto commerciale in cui più alti erano i volumi di vendita e in cui, più facilmente, si poteva inserire un giovane disegnatore: il fumetto porno-erotico.

Con Manara abbiamo una rielaborazione epocale del concetto stesso di erotismo che, da cupo e onanista che era nella tradizione fumettistica, perlomeno italiana, diviene allegro, provocante ed esibizionista.
Nella seconda fase Manara realizza prodotti artistici che si inseriscono in un percorso che propone una nuova concezione del fumetto. Il fumetto, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, si presenta come strumento artistico adulto e consapevole di sé, alla pari del cinema e della narrativa. Nascono autori finalmente persuasi della possibilità di offrire concezioni artistiche piene e complete, in grado di rappresentare originali concezioni del mondo che possono, di volta in volta, colorarsi di sfumature oniriche, politiche, esistenziali, in una gamma potenzialmente senza fine.

Nella terza parte della sua vita artistica, a partire dalla pubblicazione de Il gioco (1983), le opere di Manara assumono caratteristiche pressoché monotematiche, che cristallizzano le idee dell'artista nelle sue donnine, belle, seducenti, piacevoli ma vuote, prive come sono di sviluppi creativi.

Al di là di queste categorizzazioni rimane il fatto che il successo di Manara è legato alle tematiche che hanno accompagnato tutte le sue fasi del suo percorso artistico e che si possono sintetizzare con il termine «erotismo». Con Manara abbiamo una rielaborazione epocale del concetto stesso di erotismo che, da cupo e onanista che era nella tradizione fumettistica, perlomeno italiana, diviene allegro, provocante ed esibizionista.

L'artista da giovane

Milo Manara, come ci precisa la sua Biografia, nasce a Luson, in provincia di Bolzano, il 12 settembre del 1945. Il padre, segretario comunale, cambia spesso città per ragioni di lavoro costringendo la famiglia a frequenti trasferimenti. È probabile che questa precarietà di luoghi, amicizie e abitudini, sviluppi nel giovane Manara uno spirito avventuroso e itinerante che lo porterà, una volta cresciuto, a numerosi viaggi esotici e che risulterà componente essenziale di moltissime sue storie.

Manara mostra prestissimo una predisposizione per il disegno e la pittura che lo spingerà a frequentare il liceo artistico di Verona. Nel 1963 consegue la maturità. Più tardi, nel 1968, si iscrive alla facoltà di architettura di Venezia, senza però completare gli studi.

Manara vive pienamente le passioni e le illusioni del Sessantotto, aderendo a una ideologia che sarà componente essenziale di alcune sue opere e che non rinnegherà mai del tutto. La primitiva adesione di Manara al mondo dei fumetti ha anche una valenza ideologica, nel senso che nasce dall'esigenza di abbandonare le «arti della borghesia» per abbracciare un genere artistico alternativo e popolare. Il programma artistico-politico di Manara è quindi ben rappresentato nella sua opera del 1969 intitolata «Calcio alla Vacca» che raffigura l'artista impegnato a dare un calcione a una mucca che simboleggia l'arte figurativa tradizionale.

Il calcio alla Vacca
1969: Milo Manara. Da: "Vita e donnine di Milo Manara"

(c) 2008 Leopoldo Bloom Editore

Il calcio alla Vacca<br>1969: Milo Manara. Da: "Vita e donnine di Milo Manara"<br><i>(c) 2008 Leopoldo Bloom Editore</i>

L'erotismo casereccio

Nello stesso 1969 Manara si avvicina al mondo dei fumetti con concrete aspettative lavorative. Grazie alla conoscenza di Mario Gomboli, soggettista e sceneggiatore di Diabolik, viene presentato alla Furio Viano Editore che pubblica, da parecchi anni il fotoromanzo Genius, un «nero» nato sulla scorta del successo di Diabolik, Kriminal, Satanik, ecc.. Manara, con la collaborazione di Pierenzo Boninsegna e Victor Hugo Arias, contribuisce alla realizzazione di 22 numeri del fumetto Genius.

Renzo Barbieri, uno dei primi editori del fumetto porno-erotico che in quegli anni cominciava a riscuotere notevoli successi, prova a far disegnare a Manara qualche numero di Terror, una testata di successo del sottofilone orrorifico. Emerge così l'abilità del giovane Manara nel disegnare navi e vascelli. Per questa ragione gli è affidato il fumetto Jolanda De Almaviva. La serie, ispirata al romanzo salgariano Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, era partita da poco e faceva fatica a decollare. Nelle mani del nuovo disegnatore la corsara, impudica ma con vocazione all'amore e alla giustizia, acquisterà nuovo spessore e, quasi subito, numerosi lettori e grande successo.

Jolanda nel suo splendore
Jolanda de Almaviva, Edizioni RG

(c) aventi diritto

Jolanda nel suo splendore<br>Jolanda de Almaviva, Edizioni RG<br><i>(c) aventi diritto</i>

Jolanda è il primo prodotto in cui possiamo vedere all'opera, in completa autonomia, il nostro autore. Manara si presenta come un disegnatore dal tratto molto gradevole ma ancora incerto. Usa la china con molta attenzione e cura, non solo per delineare le figure ma anche per ottenere dei gradevoli effetti di chiaroscuro che offrono alla visione rotondità dimensionale. Nello stesso modo in cui dimostra di sapere usare i tratteggi, Manara esprime una inconsueta abilità nel manipolare i vuoti e gli spazi bianchi per realizzare visioni di effetto. Nel disegno di Manara (e questa sarà una sua caratteristica) i chiari prevalgono sugli scuri. Le dimensioni sono dettate dai brevi confini suggeriti dalle chine, incise in maniera prudente, oltre i quali esplode la luce.

Ivonne, bella e spietata creola, antagonista di Jolanda
Jolanda de Almaviva, Edizioni RG

(c) aventi diritto

Ivonne, bella e spietata creola, antagonista di Jolanda<br>Jolanda de Almaviva, Edizioni RG<br><i>(c) aventi diritto</i>

In queste sue prime opere Manara non ha ancora la capacità

Quel che colpisce nei suoi primi lavori è lo sforzo di non limitarsi a gettare in pasto al lettore disattento stanche e veloci sequenze di corpi nudi, come fa la maggior parte degli autori, anche di talento, per necessità o per caso, prestati al facile mondo del fumetto erotico commerciale di quegli anni.
di descrivere la naturalezza dei movimenti, la morbidezza dei corpi, in particolare quelli femminili, con la maestria che farà la sua fortuna qualche anno dopo. Il meglio lo dà nell'illustrazione di navi e vascelli, raffigurate con un dettaglio minuzioso, davvero inconsueto per un fumetto di questo tipo. In genere anche gli interni sono descritti con cura.

Quel che colpisce nei suoi primi lavori è lo sforzo di non limitarsi a gettare in pasto al lettore disattento stanche e veloci sequenze di corpi nudi, come fa la maggior parte degli autori, anche di talento, per necessità o per caso, prestati al facile mondo del fumetto erotico commerciale di quegli anni.

In Jolanda possiamo apprezzare uno studio calcolato delle inquadrature in cui, il più delle volte, vi è una certa attenzione al dettaglio. Nella sequenza che proponiamo più giù troviamo una rappresentazione già sperimentale, con l'uso di effetti al negativo. Per rappresentare le ore dell'alba il nero assoluto di figure su cavalli al galoppo è fatto spiccare su lattei scenari. La soluzione ottiene il risultato di far risaltare lo scenario attorno ai cavalieri in movimento, comunicando, nello stesso tempo, allo spettatore la sensazione della pace della natura che si risveglia lentamente, solo lievemente turbata dalla dinamicità delle figure nere che si staccano dallo sfondo. Manara, con l'inconsapevole sensibilità dell'artista, ci offre, con poche inquadrature, un leggibile metatesto che spiega con chiarezza luogo (lungo un fiume che conduce a una baia) e tempo (l'alba). Lo svolgimento, lento ma progressivo, del continuo temporale è offerta dall'uso sapiente dei neri e degli scuri che evidenziano la luce mentre si impadronisce della inquadrature, fino a divenire padrona assoluta, quando si appropria dell'ultima macchia di nero di un vascello alberato, prima in controluce all'approdo, dopo a vele spiegate nel sole.

Ivonne galoppa verso il suo appuntamento
Jolanda de Almaviva, Edizioni RG

(c) aventi diritto

Ivonne galoppa verso il suo appuntamento<br>Jolanda de Almaviva, Edizioni RG<br><i>(c) aventi diritto</i>

Luci inconsuete
Jolanda de Almaviva, Edizioni RG

(c) aventi diritto

Luci inconsuete<br>Jolanda de Almaviva, Edizioni RG<br><i>(c) aventi diritto</i>

Verso il vascello
Jolanda de Almaviva, Edizioni RG

(c) aventi diritto

Verso il vascello<br>Jolanda de Almaviva, Edizioni RG<br><i>(c) aventi diritto</i>

E' giorno.
Jolanda de Almaviva, Edizioni RG

(c) aventi diritto

E' giorno.<br>Jolanda de Almaviva, Edizioni RG<br><i>(c) aventi diritto</i>

Manara rimarrà legato a Jolanda sino al 1973, disegnando 49 albi della lunghezza di 114 pagine ciascuno.

Verso la maturità

L'attività, ripetitiva e stancante, legata alla serialità di Jolanda non soddisfa Manara che, non appena ne ha la possibilità, passa al Corriere dei Ragazzi per cui disegna la serie La parola alla giuria con i soggetti di Milo Milani. Si apre così una collaborazione che proseguirà sino al 1976, quando il Corriere dei Ragazzi si trasformerà nello scipito Corrier Boy.

In questo periodo le esigenze creative di Manara si ispessiscono. L'autore cerca nuove strade, slegate dal fumetto tradizionale, che confluiranno, grazie all'apporto dello sceneggiatore Silverio Pisu, in un personaggio del tutto anticonvenzionale: Lo scimmiotto. Inizia così la fase della maturità dell'artista.



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