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Giochi di guerra

etica ed estetica della guerra ai nostri tempi secondo Ortolani
Recensione di  |   | italia/


Giochi di guerra
Rat-man 70, "Ratto"


Giochi di guerra

Il Ratto va alla guerra

Su Rat-Man e Leo Ortolani se ne sentono tante.

Non mi riferisco alle lamentazioni sul fatto che il personaggio non farebbe più ridere come una volta. Di tanto in tanto Rat-Man e Ortolani sono accusati di essere eccessivi, di non riconoscere alcunché di sacro, di non rispettare nessun dramma; e anzi di offendere la sacralità di certi drammi, sminuendoli, quasi insozzandoli con un umorismo che sarebbe fuori luogo. Come dimostra questa prima parte di RATTO, attentamente letta, si tratta di un errore di prospettiva e interpretazione.

Lo spettacolo va a incominciare!
disegni di Leo Ortolani

(c) 2009 Panini Comics

Lo spettacolo va a incominciare!<br>disegni di Leo Ortolani<br><i>(c) 2009 Panini Comics </i>

Come vediamo in questo albo, la ferocia, l'assoluta ferocia satirica è la più potente lente, a un tempo deformante e perfettamente sintonizzata, con la quale Ortolani mette a fuoco il dramma. E non perché dopo aver riso ci si senta in colpa per aver riso delle situazioni evocate e rappresentate nel fumetto - sarebbe importante ma in fondo banale. No, è perché il filtro della satira, grazie alla sua crudeltà priva all'apparenza di pietà, fornisce all'argomento così drammatico uno spessore e una profondità - e un impatto - che in una narrazione "seria" non sarebbero altrettanto disturbanti. L'errore è forse tutto qui: la guerra, la crudeltà e la stupidità umane (o qualunque altra tragedia), si dice, dovrebbero essere argomento solo per opere serie, severe, austere; e comunque, edificanti.

La guerra, la crudeltà e la stupidità umane è bene risultino disturbanti quando vengono raccontate.
Ebbene no; la guerra, la crudeltà e la stupidità umane è bene risultino disturbanti quando vengono raccontate. E' bene perché lo sono. In guerra non si muore eroicamente, si muore male: in modo stupido e lurido. Ed è appunto ciò che Ortolani ci mostra in RATTO: quanto sia sporca la guerra; quanto siano stupidi e meschini gli esseri umani: quelli che la fanno; e quelli che non ne sono sfiorati neppure quando l'hanno sotto gli occhi. Quelli che ne fanno uno spettacolo da lustrini e ballerini per una torpida umanità che vive davanti alla tv; e quella torpida umanità.

Mostrare il re nudo

Scherzandoci su, Ortolani nega anche quell'ultima epicità che riesce a insinuarsi in una rappresentazione drammatica, per quanto realistica e dura sia, attraverso la nobiltà del dolore. La guerra del Vietnam (assumiamo che si tratti di essa, data la parodia di Rambo realizzata con RATTO, per quanto aggiornata con molte caratteristiche delle guerre più recenti; ma sicuramente qui è rappresentata ogni guerra moderna a livello simbolico) è del tutto spogliata di ogni ornamento e retorica della sua infernalità, di ogni sofferenza spettacolarizzata. E' questo che disturba, perché ci nega ogni consolazione epica; ci chiama tutti in causa, con una durezza che non ci fa sconti.

Ratto nella sua magnificenza
disegni di Leo Ortolani

(c) 2009 Panini Comics

Ratto nella sua magnificenza<br>disegni di Leo Ortolani<br><i>(c) 2009 Panini Comics</i>
E' raro trovare una condanna del dramma mediatico, lo spettacolo di maggior successo dei nostri tempi, più forte di questa pronunciata da Ortolani. RATTO mi ha riportato alla memoria un fumetto, a diffusione quasi carbonara, pubblicato alcuni anni or sono: Hitler=SS di Vuillemin e Gourio, che faceva uso dello stesso registro stilistico estremo per narrare, nel suo caso, dell'Olocausto.

La dissonanza tra l'argomento e lo stile, è questo dunque a disorientare e far perdere di vista il senso autentico di quanto messo in scena nel presente albo di Rat-Man. Ma la dissonanza, è utile ricordare, è ciò di cui fa uso anche Art Spiegelman in Maus, certo in modo differente da Ortolani, quando rende in veste ferina gli esseri umani; e la massima dissonanza è quella di dare sembianze di topo alle vittime, mostrandole prive di qualsivoglia cosmetica nobiltà, null'altro che ciò che apparivano ai loro aguzzini. Negando l'epica del dolore per restituire solo il dolore.

Ratto e Rat-Man sono le due facce, agghiaccianti, della stessa medaglia: la nostra.

Un giudizio complessivo è naturalmente opportuno lo si rimandi a storia ultimata; tuttavia, come esposto sopra, quanto sin qui visto è pienamente sufficiente a riconoscervi rigore di analisi e lucidità di esposizione; e un'efficacia inferiore probabilmente solo a un'esperienza in prima persona. Sufficiente a creare l'aspettativa di una delle storie rattesche più interessanti (visto che Ortolani pare aggiungere ogni mese frecce al suo arco, progredendo sempre più, usare un'espressione di maggiore entusiasmo sarebbe un azzardo ;-)).

Ratto e Rat-Man (o ancor meglio Deboroh, l'uomo assolutamente comune) sono le due facce, agghiaccianti, della stessa medaglia: la nostra. "Ratto", Rat-man 70, di Leo Ortolani, in edicola da gennaio 2009, brossurato, b/n, Panini Comics, € 2,5

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