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Breve riflessione sullo stato dell'arte

Esalogia delle Origini di Rat-Man - ipotesi per una non recensione
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Breve riflessione sullo stato dell'arte
Rat-man 64-69


Breve riflessione sullo stato dell'arte

Recensione

Sembra facile, ma è difficile

Scrivere di Rat-Man non è facile; ed è così, paradossalmente, perché sarebbe facilissimo. Ciascun albetto del Ratto o quasi, potrebbe compiutamente commentarsi così: mi sono rotolato per terra dalle risate. Ecco. Fatto. Solo che per quanto compiuta, non sembra una gran cosa come analisi. Anche partire per la tangente di equilibrismi verbali non è molto produttivo: in quanti modi mai si potrà dire che la surreale comicità di Leo Ortolani è geniale, funambolica, pirotecnica, esplosiva, sfavillante, bruciante, straniante, spiazzante, iperbolica, incendiaria, folgorante, pantagruelica, demenziale, scorrettissima, bastarda dentro, fiammeggiante, machiavellica e al vetriolo? Il repertorio è limitato, il compito appare improbo.

Disegno cover del n.69

(c) Panini Comics - disegni di Leo Ortolani

Disegno cover del n.69<br><i>(c) Panini Comics - disegni di Leo Ortolani</i>
Una surreale comicità che è geniale, funambolica, pirotecnica, esplosiva, sfavillante, bruciante, straniante, spiazzante, iperbolica, incendiaria, folgorante, pantagruelica, demenziale, scorrettissima, bastarda dentro, fiammeggiante, machiavellica e al vetriolo

E poi non è facile per nulla fissarsi su una storia quando il disegno complessivo è così variegato, complesso, stratificato. Perfino contraddittorio. E affascinante. Con questa esalogia Ortolani è alla terza (quarta? Ho perso il conto, e non è poi così importante tenerlo) elaborazione/rielaborazione/integrazione delle origini del Ratto. Per gioco (magari un po' crudele verso i lettori)? Per smemoratezza? Per indecisione? In realtà lo stato delle Origini si limita ad adattarsi alla natura del protagonista. Che è mutevole, proteiforme. Alla fine degli anni '80 Ortolani crea una nitroglicerina comica alla quale impone il nome di Rat-Man: nella mente del suo creatore (immaginiamo) il personaggio è destinato a una vita non molto lunga, e vissuta nello spazio di storie brevi e brevissime. Rat-Man è una gag di carta. E' la quintessenza della gag: poi, però, proprio per questa sua caratteristica, il soggetto in questione sfugge di mano al suo demiurgo, straripa e infine approda in edicola sotto l'ala di un big dell'editoria a fumetti. Sono cose che ti cambiano dentro, che riscrivono il tuo DNA mentale, e quello del tuo personaggio. Devi cominciare a pensare prima di agire, non puoi più reagire semplicemente di riflesso a uno stimolo. Il Ratto diventa adulto.

La cover del n.64

(c) Panini Comics - disegni di Leo Ortolani

La cover del n.64<br><i>(c) Panini Comics - disegni di Leo Ortolani</i>

Ogni tanto si leva qualche lamento sui "vecchi tempi in cui Rat-Man faceva più ridere davvero". Suvvia, davvero sarebbe stato possibile reggere 100 albi, e anni e anni al ritmo delle comiche primigenie del Ratto? Le farse con le torte in faccia sono capolavori di brevità (se il regista e gli attori son bravi, sia chiaro), farne una pellicola della durata di Heimat è volersi far del male (anche se il regista e gli attori sono i migliori).

In giro per la rete

Heimat
La voce di Wikipedia
Hybris
La voce di Wikipedia
No, Ortolani ha seguito il nuovo DNA con il quale la sua creaturina gli si proponeva: ha iniziato a rendere complessa la Storia del Ratto prima e più delle singole storie. Ha cominciato a (poter) pensare su tempi lunghi, e con tranquillità. E chiaramente rendere complesse le singole storie è un mezzo importante per raggiungere la complessità del disegno globale, l'obiettivo dei tempi lunghi. Eppur si ride lo stesso. Il meccanismo è infatti rimasto lo stesso: fare uso, per l'effetto comico, tanto della situazione più ridanciana che di quella più drammatica (e la strategia della crudeltà è sempre stata la più divertente, a ben vedere).

La cover del n.65

(c) Panini Comics - disegni di Leo Ortolani

La cover del n.65<br><i>(c) Panini Comics - disegni di Leo Ortolani</i>

Oggi è diverso soltanto perché l'effetto parte da più lontano, e va ricercato più in profondità. La risata non è più epidermica, e quindi scomposta, nata dalla semplice brutalità con la quale è trattata la realtà dei personaggi e loro vengono maltrattati; oggi nasce da un meccanismo più articolato - seppur non meno brutale -, da un solleticamento di reazioni psicologiche non superficiali, ed è quindi composta: meno esplosiva e immediata, ma più prolungata.

Uno che è capace di essere sia Stanlio e Ollio che Woody Allen, a seconda di quel che le circostanze gli permettono e richiedono, è un po' difficile da vedere come in disarmo.
Ortolani va a stuzzicare e disturbare sistemi di pensiero che non si contentano della scorrettezza politica immediata e selvaggia con la quale suscitava il riso più scoppiettante e che pure continua a usare quando serve, ma necessitano di un maggior uso del ragionamento. Meccanismo che è anche meno capace di fissarsi nella memoria, ma più capace di lasciare il retrogusto del piacere provato. Uno che è capace di essere sia Stanlio e Ollio che Woody Allen, a seconda di quel che le circostanze gli permettono e richiedono, è un po' difficile da vedere come in disarmo. E forse basterebbe riflettere fino in fondo sull’ironia/autoironia con la quale Ortolani rivolge a sé stesso e alle Sacre Leggi Televisive gli sberleffi alla volta della serie tv del suo Topo. E’ evidente anche una componente di autocompiacimento, e lo strizzare l’occhio ai lettori della serie a fumetti (O, voi Iniziati); tuttavia la presa per i fondelli di certe dinamiche commerciali è una sintesi più rigorosa di un saggio di economia.

Alle radici dell’Ortolani-pensiero?

Con l'esalogia arriviamo al culmine dell’evoluzione del personaggio. Per ora, chiaro. Riflettevo sulla possibile lettura proposta da Giovanni Gentili in chiave cristiana e salvifica della storia e del personaggio. Non mi ero mai soffermato su questa possibilità; alcuni tratti, una volta considerata la cosa, appaiono innegabili: al di là dei necessari aspetti umoristici di Rat-Man (e del parallelo/assonanza Janus Valker/Darth Vader, che pure lì a ben vedere..), osserviamo la tentazione e la caduta d(e)i Valker; la redenzione che passa attraverso la passione e il sacrificio di Deboroh. E ciò che Cinzia, il capitano Krik e altri personaggi provano per Rat-Man più che amore o affetto ha indubbi tratti assimilabili alla fede.

La cover del n.66

(c) Panini Comics - disegni di Leo Ortolani

La cover del n.66<br><i>(c) Panini Comics - disegni di Leo Ortolani</i>

La lettura proposta, così stretta, letterale, è senza dubbio convincente e ancor più seducente, tuttavia non mi convince fino in fondo del tutto, nonostante la messe di riferimenti. Di sicuro, è più che possibile, e anzi probabile. Tuttavia il capro espiatorio è un archetipo religioso e ancor più psicoculturale che precede di millenni la figura del Cristo (che certamente ne incarna la figura più esemplare per la cultura europea).

La cover del n.67

(c) Panini Comics - disegni di Leo Ortolani

La cover del n.67<br><i>(c) Panini Comics - disegni di Leo Ortolani</i>

L'orgoglio intellettuale di Valker, tentato e poi punito dall'Ombra è un tratto per certi versi già odisseico (nel senso del personaggio di Odisseo), e comunque mi pare affondare le radici nella hybris punita dagli dei, che esaltano l'uomo superbo per poi perderlo; e il concetto si è poi riverberato in mille modi nella storia della cultura umana: la vicenda di Valker ci rammenta il monito al quale da ultimo ha contravvenuto Frankenstein (e tra i primi Adamo): Uomo, non devi oltrepassare i tuoi limiti. Però al fondo questo può anche essere solo il classico pregiudizio antiscientifico - e reazionario - del letterato, comune perfino a tanta fantascienza (ovvero: essere geologi non mette al riparo da una psiche da letterati :-)), e in gran spolvero in questi ultimi decenni ipertecnologizzati, ma che vanno imbarbarendo il pensiero scientifico autentico e perdendo la dimensione della razionalità. Anche la fede dei "discepoli" di Rat-Man può in definitiva essere un volgere in parodia amore e affetto: perché davvero ci vuole "fede" per voler bene a uno come lui. Un'interpretazione in chiave cristiana resta probabile come dicevo, ed è legittima alla luce di molti aspetti della narrazione, ma in mancanza di elementi di certezza definitiva non escludo altre possibilità.

Nell'attesa che un futuro ciclo delle origini (ri)strutturi ulteriormente la complessità del passato del Ratto, ponendo le basi per una apocalittica rivelazione finale (e qui è anche perché, secondo me, l'opzione della lettura cristiana è legittima benché non appaia ancora conclusiva: perché tutto sembra puntare a una apocalisse), l'esalogia ne ha potenziato la struttura, ideata in corso d'opera, di racconto del risveglio di una coscienza. A ogni capitolo, si aggiunge e raggiunge un più alto grado di consapevolezza sulla natura del Ratto. Quanto meno da parte dei lettori, è difficile dire quanto ciò sia vero per Deboroh :-).

Oltre "Re" Kirby

Nulla, nulla di questo sarebbe possibile senza la violenza dell'umorismo di Ortolani, che nulla risparmia e tutto dissacra, con un'eleganza intellettuale inversamente proporzionale alla sguaiataggine verbale che adotta. Sarebbe tutto molto noioso. Violenza che è grafica prima che verbale.

Disegno cover del n.68

(c) Panini Comics - disegni di Leo Ortolani

Disegno cover del n.68<br><i>(c) Panini Comics - disegni di Leo Ortolani</i>

Nel 2002, una conduttrice tv, Tamara Donà, affermò che i disegni di Ortolani erano mal fatti, brutti: "Certo i disegni di RAT-MAN li potrebbe fare anche mia sorella.. Anzi, forse potrebbe farli meglio.. Anzi, ora vado a prendere una matita e li faccio anch'io". Fu ovviamente seppellita di pernacchie nei luoghi del fumetto in rete, ma in fondo era colpevole unicamente di essere ignorante - in senso tecnico (se solo non avesse mostrato di esserne anche orgogliosa... è per questo che le pernacchie furono meritate).

Ortolani disegna per ritrarre al suo meglio, che è il peggio, una (dis)umanità deformata, che deve apparire laida e meschina anche nei suoi slanci di purezza; e lo fa da maestro.
Quel che intendo è che se si mostra a un ignorante - appunto nel senso tecnico di persona che non conosce una data materia - una tavola di Tex di Claudio Villa (oggi come oggi un reperto del Triassico :-P), è estremamente probabile che sappia riconoscerne la bellezza, perché Villa disegna con l'intento che i suoi disegni appaiano e siano belli; e lo fa da maestro. Se all'ignorante si mostra una tavola di Rat-Man, quasi sicuramente la troverà brutta: perché Ortolani disegna per ritrarre al suo meglio, che è il peggio, una (dis)umanità deformata, che deve apparire laida e meschina anche nei suoi slanci di purezza; e lo fa da maestro. E perché la costruzione della tavola in Ortolani è tutta funzionale all'ottimizzazione dei ritmi e tempi della comicità: vignette ripetute, annessi e connessi. Se Cinzia insomma fosse disegnata alla Villa sarebbe Marylin, e allora non sarebbe più Cinzia. L'uno e l'altro, Villa e Ortolani, raggiungono il loro scopo con la precisione del neurochirurgo che opera sul cervello. Il senso del grottesco e del bizzarro, della caricatura e della consapevole deformazione (e deformità) non è semplicemente un modulo espressivo di Rat-Man e del suo disegno, ne è il modo di essere.

Il Ratto è adulto, ma ancora non ha compiuto il suo viaggio. Vedremo cosa sarà al termine.



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