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Il ritorno degli Scorpioni

Casali e Camuncoli alle prese con i personaggi creati da Pratt
Recensione di  |   | italia/


Il ritorno degli Scorpioni
Gli Scorpioni del Deserto 7 "Quattro sassi nel fuoco"


Scheda IT-SCDES-7

Ritornano con una nuova avventura gli Scorpioni del Deserto, serie creata da Hugo Pratt nel 1969 per raccontare le gesta di un'unità irregolare dell'esercito inglese, incaricata di fronteggiare le armate italiane e tedesche sul fronte africano durante la seconda guerra mondiale.

Dopo l'episodio illustrato da Wazem l'incarico di far proseguire le avventure del capitano Koinsky tocca all'affiatatissima coppia composta dallo sceneggiatore Matteo Casali e dal disegnatore Giuseppe Camuncoli.

La scelta della casa editrice Lizard di affidare la storia ai due autori emiliani è stata particolarmente coraggiosa, in considerazione del fatto che i due sono sicuramente meno conosciuti del belga Wazem sul mercato francofono, verso cui l'albo è indirizzato, e che pur essendo due autori già affermati il loro retroterra culturale pare lontano da quello della serie.

Raccogliere l'eredità di Pratt è sicuramente un compito in grado di far tremare i polsi agli autori più affermati, tanto più che gli Scorpioni del Deserto è la serie più autobiografica dal maestro di Malamocco, in cui ha fatto ricorso, per narrarla, anche ai propri ricordi personali, giacché si trovava sul fronte africano durante la seconda guerra mondiale, tanto che addirittura il protagonista, il polacco capitano Koinsky, ha nome e fattezze di una persona realmente conosciuta dall'autore.

La versione di Koinsky di Camuncoli
Quattro sassi nel fuoco pag.65

(c) 2007 Cong Sa

La versione di Koinsky di Camuncoli<br>Quattro sassi nel fuoco pag.65<br><i>(c) 2007 Cong Sa</i>

A distanza di alcuni mesi dalla pubblicazione dell'albo in versione tascabile e in bianco e nero, e nell'imminenza della versione a colori, si può affermare che la sfida è stata vinta. I due autori emiliani avvalendosi della supervisione di Patrizia Zanotti,
Raccogliere l'eredità di Pratt è sicuramente un compito in grado di far tremare i polsi agli autori più affermati, tanto più che gli Scorpioni del Deserto è la serie più autobiografica dal maestro di Malamocco
storica collaboratrice di Pratt, e recandosi addirittura nei luoghi in cui hanno poi ambientato il racconto, per poter meglio immergersi nelle atmosfere della serie, sono riusciti a proseguire l'opera di Pratt in maniera consequenziale, riuscendo ad evitare di riproporne in maniera pedissequa le caratterizzazioni, ma rivitalizzandola al contrario in base alla loro loro sensibilità personale.

Sono rispettate tutte le caratteristiche proposte solitamente da Pratt nella serie: la storia prosegue in strettissima continuity con quelle precedenti, si svolge in pochissimi giorni, e Koinsky prosegue la redazione del suo diario di guerra. Si perde il tono sarcastico dell'ultimo Pratt a beneficio di maggiore azione, scelta voluta per privilegiare il lato più avventuroso della serie. I personaggi sono delineati in maniera adeguata e credibile, soprattutto i due protagonisti Koinsky e Cush, nel loro rapporto di odio-amore, tratteggiati il primo nella sua odissea personale durante la seconda guerra mondiale, quasi un viaggio iniziatico alla ricerca di se stesso, e l'altro nel suo curioso integralismo che sembra mescolare tratti sciiti a quelli sunniti.

E' rispettata l'immagine stessa del fronte africano della seconda guerra mondiale costruita per la serie da Hugo Pratt: un conflitto che non vede fronteggiarsi eserciti imponenti, ma singoli individui, ripresi nel loro smarrirsi di fronte ad una realtà che non riescono mai a dominare e neppure comprendere completamente. E' così per Koinsky, come anche per i co-protagonisti degli episodi precedenti: il tenente Stella, il beduino Hassan, madame Brezza, il comandante Fanfulla. Tutto questo senza che però manchino mai, nelle storie degli Scorpioni, temi più complessi e di interesse generali, come in questo episodio la violenza del colonialismo europeo e le speranze di indipendenza etiopiche.

Quattro sassi nel fuoco- preludio
Specchio + supplemento della Stampa

(c) 2008 La Stampa

Quattro sassi nel fuoco- preludio<br>Specchio + supplemento della Stampa<br><i>(c) 2008 La Stampa</i>

Il merito maggiore dei testi scritti da Casali risiede nella capacità di immergersi nelle ambientazioni dell'epoca
Il merito maggiore dei testi scritti da Casali risiede probabilmente più che nella costruzione dei dialoghi (il confronto con Pratt non può che vederlo perdente) e delle scene d'azione, nella capacità di immergersi nelle ambientazioni dell'epoca, facendo ricorso costante a informazioni storiche e sociali, come ad esempio le ferite prodotte dall'utilizzo dell'iprite da parte dell'esercito italiano e le speranze che i rastafari ripongono nell'etiope Hailé Selassié.

Il talentuoso Camuncoli si pone completamente al servizio della serie, adattando il suo stile agli episodi precedenti, lavorando in maniera esauriente sia sulle atmosfere sia sulla recitazione dei personaggi, e proponendo un montaggio delle vignette meno rigido della gabbia prattiana, pur rispettandone l'assunto di fondo.

Su tutto l'episodio aleggia in maniera pressante la presenza di Corto Maltese, il più famoso dei personaggi prattiani, pronto probabilmente per essere rievocato anche lui in un prossimo futuro, al di là della sua presenza nel Preludio pubblicato su "Specchio". Gli Scorpioni del Deserto- Quattro sassi nel fuoco di Casali e Camuncoli- Lizard edizioni srl, collana Tascabilizard- brossurato, b/n, 66 pagine, 9,50 €

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