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Alan Ford: il più amato dagli slavi

perché fa ancora furore nell’ex Yugoslavia
Recensione di  |   | italia/


Alan Ford: il più amato dagli slavi
Alan Ford


Alan Ford: il più amato dagli slavi

Scheda

  • Alan Ford
    serie mensile creata nel 1969 da Magnus & Bunker, è una divertente e feroce parodia della società contemporanea

Alexandre Manic é un giornalista specializzato in fumetti. Nel 2000 ha affiancato Enki Bilal nella creazione dell’esposizione ad Angoulême di disegnatori dell’ex Yugoslavia, ed é oggi uno degli organizzatori del salone del fumetto di Belgrado.

In questa intervista ci spiega da dove viene l’affezione profonda che lega il suo Paese ad Alan Ford, il personaggio di Bunker & Magnus, nonostante i cambiamenti profondi, storici e politici, degli ultimi 40 anni circa. A dimostrazione che il gruppo TNT non fa parte solo dell’immaginario collettivo italiano, ma che é ancora più forte!

Il primo numero di Alan Ford esce in Italia nel maggio 1969, nel classico formato tascabile. Alan ha le fattezze di Peter O’Toole, nel secondo numero sarà raggiunto dal Conte e un po’ più in là dal Numero Uno Stravecchio dé Vecchionis e dai membri del gruppo TNT.

La prima casa editrice che importa la serie a Zagabria é la Vjesnik, nel 1972. Dopo la separazione dovuta alla guerra, sul mercato croato é stato l’editore Borgis ad assicurare la stampa, mentre su quello serbo prima c’é stato un editore di Kraljevo e oggi la pubblicazione é continuata da Svet (www.svet.co.yu), che accanto a riviste per la casa, i cellulari, l’automobile, l’astrologia e perfino dei porno-soft, dedica un magazine al manga Yu-gi-oh! ed edita “Superstrip Alan Ford”, disponibile nei supermercati serbi a 420 dinari.

L'antica edizione Vjesnik

(c) Magnus & Bunker

L'antica edizione Vjesnik<br><i>(c) Magnus & Bunker</i>

"Nel dopoguerra anzi il pirataggio é stato facilitato", spiega Manic, "e formati jpg scannerizzati nonché CD della serie si sono resi disponibili a piacimento su internet. E’ nata una libreria Alan Ford a Belgrado, che vende solo materiale su questo. Le re-edizioni non si contano più, esistono oggi spettacoli teatrali Alan Ford, gruppi rock serbi, croati o macedoni che si ispirano a frasi tipiche della serie, che sono addirittura entrate nell’idioma popolare! Nel film Gatto nero

In giro per la rete


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approfondimento su Alan Ford
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approfondimento su Alan Ford
gatto bianco
di Emil Kusturica, fateci attenzione, la guardia del corpo legge sempre un fumetto... ed é Alan Ford! Inoltre, la maggior parte degli oggetti usati nel film da uno dei personaggi sono ispirati alle invenzioni di Grunf."

La domanda che sorge evidente a questo punto é: perché questo successo cosi radicale e duraturo? Secondo Manic, esistono molteplici spiegazioni che tengono ad elementi esterni, ma una soprattutto di carattere intrinseco.

Andando con ordine, bisogna considerare che il mercato slavo negli anni Settanta era molto aperto e ghiotto di novità straniere, qualsiasi esse fossero; il formato 22X14 era pratico, i giovani lo leggevano sttobanco a scuola; il prezzo era abbordabile a causa della veste non certo lussuosa e della collocazione in edicola; la caratterizzazione grafica permetteva un facile riconoscimento dei protagonisti e delle loro personalità.

"Il genere contava molto. All’epoca guardavamo in TV il Monty Python Flying Circus, seguivamo l’attore Martin Fellman, ci piacevano lo humour britannico, la parodia, il burlesco e il satirico. La traduzione di Alan Ford fatta da Nenad Brixy ci faceva impazzire: utilizzava una lingua croata teatralizzata ed artificiale, nessuno parlava cosi, ripetevamo le battute morti dal ridere!"

Ma oggi? La serie funziona ancora perché alcuni aspetti toccano un lato ancora più profondo del

...quando il messaggio di un fumetto é che il possesso dei beni materiali non é tutto e che si può avere una vita piena anche da poveracci, chi non vorrebbe leggerlo?!
lettorato slavo:

"Il mondo di Alan Ford é polarizzato, il mondo dei ricchi e quello dei poveri si toccano raramente, e quando succede sono scintille. Negli anni Settanta noi uscivamo da un’economia di Stato e conoscevamo le prime società private, vedevamo certe categorie arricchirsi notevolmente più di altre, e la disoccupazione crescere in certi settori. Socialmente, ci ritrovavamo da un lato con la borghesia ricca o arricchita che si dichiarava comunista, comprendente ristoratori, garagisti, agricoltori possidenti, capi d’industria, dall’altro gli operai diventavano più poveri. Trent’anni dopo la situazione é certo evoluta, ma a parte le condizioni particolari della Slovenia, la bipolarità resta, solo che i protagonisti sono diversi: ora i ricchi sono i politici e i mafiosi. Insomma, per i ragazzini modesti o poveri di 3 generazioni fa come dell’attuale non é difficile identificarsi con Alan! Per la situazione odierna, mi riferisco piuttosto ad un lettorato urbano, dove questi schemi sociali sono ancora validi, non alle campagne."

Quindi un quindicenne slavo del XXI secolo continua a leggere questa serie perché ci si ritrova?
“Credo che Alan Ford aiuti i nostri lettori, con la leggerezza di una favola popolare, a comprendere il loro mondo, con una sottigliezza metaforica rara per un fumetto popolare. Il nostro Paese conosce ancora sacche di grande povertà. E c’é questo personaggio di cui ci parlavano i nostri nonni e i nostri genitori, che é un poveraccio, orfano, con pochi ricambi di vestiti, che vive situazioni assurde ma conserva sempre, ingenuo ma puro, una speranza, un sogno per il quale andare avanti. Non mi dimenticherò mai un episodio di Alan Ford che lessi trent’anni fa, da piccolo: c’era un bimbo ricco che aveva un’armata di soldatini di piombo, gliene mancava solo uno per completare la collezione, e questo pezzo era l’unico possesso di un bimbo povero.

Un'avventura con Superciuck

(c) Magnus & Bunker

Un'avventura con Superciuck<br><i>(c) Magnus & Bunker</i>

Il ladro robin hoodiano al contrario –che nella nostra traduzione si chiama Hick, da voi credo Superciuck – sottrae il soldatino al povero e lo dona al ricco... solo che ora che ha tutta la collezione, il bimbo non ha più voglia di giocare. Il possesso materiale toglie i sogni! Calza a pennello con un proverbio slavo che dice che le pattumiere davanti alle case dei ricchi sono sempre pulite, mentre quelle delle case dei poveri sono piene... insomma, quando il messaggio di un fumetto é che il possesso dei beni materiali non é tutto e che si puo’ avere una vita piena anche da poveracci, chi non vorrebbe leggerlo?!”.

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