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Dante vs Doe

il team-up tra i due personaggi dell'Eura Editoriale
Recensione di  |   | italia/


Dante vs Doe
Detective Dante 11 "Arriva John Doe"


Dante vs Doe

Scheda IT-DEDANT-11

E' raro che dagli incontri fra i protagonisti di differenti pubblicazioni seriali nascano episodi eccezionali, dal punto di vista qualitativo, rispetto a quelli in cui questi stessi personaggi vivono le loro consuete avventure incuranti degli universi narrativi altrui. Direi anzi che è vero il contrario. La creatività di chi idea un team-up sembra infatti essere troppo spesso soffocata dalla necessità di evidenziare, in primo luogo e quanto più diffusamente possibile, le peculiarità, i “tic” caratteristici dei protagonisti, in modo da invogliare gli aficionados di una sola serie ad avvicinarsi alle pubblicazioni dell'occasionale spalla del loro “eroe preferito”.

Anche nei casi in cui gli autori non si curano pressoché esclusivamente di conquistare nuovi lettori - e dunque mirano innanzitutto, come è lecito attendersi, a scrivere buone storie -, è raro che un team-up lasci soddisfatti entrambi i gruppi di lettori dei personaggi che si trovano occasionalmente a interagire l’uno con l’altro, per la difficoltà che questi stessi autori trovano nel gestire personaggi di altri (quando i testi sono affidati a un solo autore) o per il dover rispettare col bilancino, solitamente per accondiscendere le richieste degli editori, la presenza in scena dei due protagonisti o per altri motivi ancora.

Dante e Doe
Il primo incontro fra Henry Dante e John Doe nel flashback, disegno di Stefano Landini

(c) 2006 Eura Editiriale

Dante e Doe<br>Il primo incontro fra Henry Dante e John Doe nel flashback, disegno di Stefano Landini<br><i>(c) 2006 Eura Editiriale</i>

I migliori team-up, in definitiva, sono quelli nei quali si riesce a far scaturire, dall'incontro fra due o più eroi, qualcosa di inaspettato per gli stessi "vecchi" lettori, ovvero per quei lettori che già seguono le avventure di uno o di entrambi i protagonisti dello specifico episodio. E’ il caso, tanto per citare un celebre esempio fra i team-up bonelliani di “Prigioniero del futuro”, in cui Castelli, con un truffaldino colpo di genio, rende possibile far sì che Nathan Never conosca un Martin Mystère che è e al tempo stesso non è il Martin Mystère protagonista dell’omonima serie.

L'incontro fra Detective Dante e John Doe, pur non avendo una trama particolarmente inventiva, rientra fra i team-up riusciti.
L'incontro fra Detective Dante e John Doe, pur non avendo una trama particolarmente inventiva, rientra fra i team-up riusciti. Bartoli e Recchioni, creatori di entrambi i personaggi (e coautori, come di consueto, del soggetto), avrebbero potuto sfruttare la scelta di far interagire i loro due eroi al solo scopo di indurre buona parte dei fan di John Doe ad acquistare, per una volta almeno, un albo del meno fortunato (quanto a numero di copie vendute) fratello minore. Questo, del resto, era quanto lasciava presagire il titolo un po' troppo da "specchietto per allodole" dell'episodio e la stessa copertina dell'albo, con John Doe che occhieggia minaccioso, impugnando la sua katana, il sensuale abbraccio di Henry Dante con una Meridiana seminuda.

Detective Dante 11

(c) 2006 degli autori; Eura Editoriale per l'Italia

Detective Dante 11<br><i>(c) 2006 degli autori; Eura Editoriale per l'Italia</i>

Quel che prevale è invece il piacere di sperimentare che cosa può venir fuori dal far intersecare i percorsi dei due personaggi. Se poi qualche lettore che non conosce l'uno o l'altro dei due personaggi vorrà diventarne lettore occasionale o abituale, ben venga. Ma niente farà sì che la storia e i dialoghi vengano piegati alla logica delle strizzatine d’occhio un po’ ruffiane fatte per incrementare le vendite. Più intelligentemente, Bartoli e Recchioni scelgono caso mai di giocare la carta della suggestione, ovvero dell'evocare il meno possibile il contesto in cui agisce John Doe al fine di incuriosire il lettore e spingerlo ad approfondirne la conoscenza. Ne sono esempi il lasciare nel vago la vera natura di Justine Time, l’accennare in modo estremamente indiretto al contributo di Chase allo sviluppo degli eventi, il non dire che la tizia che, nel prefinale, stende Dante altri non è che Leonida transgenderizzato (e qui si pensi a come molti altri autori si sarebbero premurati di toglierci il gusto di stimolare la nostra curiosità introducendo, come maldestra spiegazione, una mezza battuta fra Leonida e John Doe o, peggio ancora, una nota a piè di tavola).

La stessa suggestione è creata, del resto, dalla struttura narrativa dell'episodio. Il John Doe annunciato a piena voce in copertina tarda, di fatto, ad arrivare. Se l'incipit non brilla particolarmente (M assume Dante e Meridiana per difendere Mordred da John Doe, con una motivazione che nel finale si rivelerà un po' debole), subito abbiamo la sorpresa di scoprire, ascoltando il flusso dei pensieri del detective, che Dante e John Doe si sono già incontrati in un passato in cui Henry, poliziotto newyorkese, si ritrovò, indagando su un massacro compiuto da Leonida, a chiedere informazioni su tale John Doe e sull'insolita "azienda dell'omicidio" per la quale lavorava. E' quindi soltanto nell'ultimo flashback, al termine dell'indagine, che vedremo Henry e JD, l'uno di faccia all'altro, affrontarsi in un duello eminentemente verbale nel quale sarà il tagliente John ad avere la meglio (a dispetto del pugno in piena faccia che riceve). Ed è soltanto allora che John farà la sua comparsa anche nella storia ambientata nel presente, autorizzando una "banale sparatoria fra buoni e cattivi" per lasciarsi infine il piacere di duellare una seconda volta con Henry ricorrendo alla sola forza della parola – e scoprire così che il poliziotto che molti anni prima poteva venir annichilito, malgrado la sua fama da "dirty Harry", rivelandogli, con un sogghigno sulle labbra, di conoscere i suoi fantasmi personali si è trasformato in figlio di puttana perfettamente capace, ora che ha attraversato il proprio Inferno e ne è emerso a fatica, di tenergli dialetticamente testa (pur augurandosi in cuor suo di non doverlo più incontrare).

In giro per la rete

Eura Editoriale
sito ufficiale della casa editrice
Detective Dante
sito ufficiale della serie Per certi aspetti, il punto di forza dell’episodio è dunque quello di presentare, tramite l’intrecciarsi del presente con un passato decisamente remoto, la prima e l’ultima versione dei due protagonisti, rendendoli entrambi intriganti, agli occhi dei lettori dell’una e dell’altra serie, proprio per l’inculcare in loro la necessità di colmare il vuoto che separa il fighetto della Trapassati Inc. dalla sua trasformazione in “Morte incarnata” e il poliziotto cinico, ma apparentemente equilibrato della omicidi di New York dal relitto umano che, per dirla ancora con Mordred, non ha più sogni né speranze. E alla fin fine capiamo così che Bartoli e Recchioni non solo mirano, tramite una strategia meno scoperta, a travasare i lettori di una serie nell’altra e viceversa, ma pure si prefiggono di far loro recuperare paccate di numeri arretrati :-). Particolarmente intrigante, a questo proposito, anche il lanciare messaggi contraddittori sulle probabilità che Henry e John hanno di reincontrarsi e sul fatto che questo incontro, nel caso avesse luogo, possa addirittura situarsi in un momento chiave della continuity di JD.

Un altro punto di forza, come spesso accade quando i soggetti di John Doe e di Detective Dante sono sceneggiati da Recchioni, è dato dalla raffica di taglienti battute e controbattute di cui sono ricchi i dialoghi, dal susseguirsi, nei monologhi interiori di Henry, di frasi a effetto che riescono sempre a contenersi un attimo prima di divenire eccessivamente enfatiche.

Pagina 79
John Doe ancora una volta è sicuro di avere la meglio su Henry, disegno di Stefano Landini

(c) 2006 Eura Editoriale

Pagina 79<br>John Doe ancora una volta è sicuro di avere la meglio su Henry, disegno di Stefano Landini<br><i>(c) 2006 Eura Editoriale</i>

Un discreto contributo alla riuscita dell’albo viene dato anche dai disegni dell’esordiente Stefano Landini. Troppo spesso, commentando i disegni in genere assai mediocri delle storie di John Doe e di Detective Dante, sono state criticate le scelte editoriali "al ribasso" dell’Eura, dovute alla mancanza di quei capitali sui quali può contare, invece, la Sergio Bonelli editore. Un modo come un altro per sostenere, come qualcuno ha detto anche a chiare lettere, che i disegnatori che si trovano a concretizzare le sceneggiature di Bartoli e Recchioni ricevono compensi quasi irrisori e che dunque, essendo costretti a curare poco il loro lavoro per poter produrre il maggior numero di tavole nel minor tempo possibile, i lettori farebbero bene ad accontentarsi di quel che viene loro offerto senza protestare più di tanto.

Mi sembrano, queste, delle considerazioni molto offensive sia per l’Eura, sia per i disegnatori in questione. Non è compito mio - né come lettore, né come recensore -, stare a fare i conti in tasca a qualcuno. Preferisco pensare che la maggior parte dei disegnatori che lavorano per le serie di Bartoli e Recchioni siano dei giovani che stanno, tutto sommato, lavorando sodo per fare progressi. Qualcuno di essi non diventerà probabilmente mai un grande disegnatore. Altri, invece, lo sono rapidamente diventati sotto i nostri occhi (penso a Elisabetta Barletta), così come altri ancora si sono presentati sin dall’inizio con uno stile già maturo ed efficace (penso a Davide Gianfelice). Lo stile di Stefano Landini, ancora imperfetto se cerchiamo la mimesi di realtà (e quindi il rispetto, ad esempio, delle proporzioni fra le parti del viso), si dimostra però già interessante dal punto di vista delle potenzialità espressive. Per essere un esordiente con poco mestiere alle spalle, Landini rivela di avere già un certo talento anche solo per questa sua scelta di alternare la linea chiara assolutamente priva di chiaroscuri dei flashback al marcato contrapporsi (alla Eduardo Risso, per cercare un riferimento illustre) fra neri pece e bianchi sparati della storia ambientata nel presente. Qua e là, e in particolare nella seconda parte dell'albo (come se una prima evoluzione fosse già percettibile), sono proprio alcune sue vignette a dare un valore aggiunto alla sceneggiatura: la prospettiva dal basso su un John Doe sicuro ancora una volta di avere la meglio su Henry (seconda vignetta di p.79); l'Henry Dante "da sfondamento" nella prima vignetta di p.82 (a dispetto del volto mal disegnato!); lo sguardo da lucida esaltata di Leonida nell'ultima vignetta di p.86.

Detective Dante n.11 - soggetto di Bartoli/Recchioni, sceneggiatura di Roberto Recchioni; disegni di Stefano Landini, Eura Editoriale, brossurato, aprile 2006 in edicola e libreria, € 2,70

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