Salta direttamente al contenuto

Elena Pianta si racconta

uBC intervista la disegnatrice de L’isola del paradiso
Intervista di  |   | interview/


Elena Pianta si racconta
 


Elena Pianta si racconta

Intervista

Abbiamo contattato Elena Pianta, disegnatrice di Legs Weaver, di Gregory Hunter, di Kylion e di altre serie italiane. Approfittando della sua disponibilità, le abbiamo posto qualche domanda sul suo lavoro e sul mondo del fumetto visto dagli occhi di un disegnatore...

Come sei arrivata in Bonelli, dove ti sei distinta inizialmente per i tuoi spassosi albi di Legs Weaver, e poi anche in altre testate (Gregory Hunter, gli spin-off di Nathan Never, ..)?

Avevo trovato in edicola il n. 1 di Legs Weaver che mi era piaciuto tanto per la storia divertente e avventurosa e per gli splendidi disegni di Mario Alberti. Fatte 4 tavole di

Elena Pianta, 34 anni, vive ad Asti e lavora tra Milano e Torino. Ha studiato presso l'Istituto Magistrale e presso lo IED di Torino, dipartimento Illustrazione, e non appena preso il diploma, ha iniziato delle collaborazioni con studi grafici di Torino. Collabora con la Sergio Bonelli Editore per varie testate, ed inoltre ha realizzato un nuovo progetto con ReNoir Comics. prova per quella serie le mandai all’editore: le tavole piacquero ad Antonio Serra, curatore della serie. Ci incontrammo a Milano ed è iniziata la mia collaborazione con la Bonelli. Quel giorno ricordo, dopo aver conosciuto Antonio e aver visto la redazione dal di dentro, che feci un giro turistico in città e poi mi mandai una cartolina per celebrare l’evento! :-)

La chiusura di Legs è stata (almeno vista da fuori) apparentemente problematica per molti disegnatori della testata, trovatisi senza un personaggio "sicuro"... Oltre a te penso a Simona Denna, a Patrizia Mandanici, ad Antonella Platano: come l'avete vissuta?

La chiusura di Legs non è stata così problematica per me che già non facevo più parte della “squadra” da un certo tempo (non ricordo esattamente quanto). È stata una cosa che rendeva chiari i cambiamenti del mercato. Non è stato però un problema di mancanza di “ingaggio” anche perché in redazione c’è sempre stata la massima disponibilità a cercare modi di collaborazione diversi.

La copertina di Gregory Hunter n.1
disegni di Elena Pianta

(c) Sergio Bonelli Editore

La copertina di Gregory Hunter n.1<br>disegni di Elena Pianta<br><i>(c) Sergio Bonelli Editore</i>

Il contatto per questa intervista arriva in maniera atipica, tramite un amico comune che lavora con te... in un'agenzia di pubblicità! Pensi che il disegnatore italiano possa "sbarcare il lunario" solamente disegnando, oppure che purtroppo sia necessario trovare delle alternative?

Certamente la possibilità o meno di mantenersi SOLO con i fumetti dipende dall’aspetto economico: in Italia non sono molti gli editori che permettano di vivere tranquillamente di fumetti e basta.
Io ho esperienza da “artigiana”, di un lavoro non del tutto “lineare” , diverso da chi presta la sua attività in una struttura in cui altri decidono e procurano il lavoro. Qui sei tu che ti trovi gli ambiti di interesse o quelli in cui il tuo stile potrebbe funzionare; devi informarti su cosa accade nell’editoria e nel campo della comunicazione. Le cose cambiano velocemente e a volte stare al passo è impegnativo (sempre parlando di me). È un lavoro che non ha un tempo fisso. Inoltre è piuttosto solitario e manca la parte di confronto con altri che facciano un lavoro simile. Da qui l’esigenza di cercare momenti di scambio. Per me è quindi utile affiancare ora il lavoro nel campo fumetti a quello in campo pubblicitario, presso un’agenzia. Questo dà la possibilità di vedere all’opera persone con ruoli diversi, anche persone impegnate sul fronte “commerciale”: è molto interessante. Certamente la possibilità o meno di mantenersi SOLO con i fumetti dipende dall’aspetto economico: in Italia non sono molti gli editori che permettano di vivere tranquillamente di fumetti e basta. Io sono molto fortunata!

Andrea Cascioli, in un suo intervento su uBC, ha spiegato che il fumetto, di fronte ai nuovi media, che di fatto lo stanno soppiantando, si presenta metaforicamente come una diligenza degli inizi del novecento di fronte all’entrata sul mercato delle automobili. In quel caso sicuramente i più bravi di coloro che facevano diligenze non si misero a fare automobili. Tu cosa ne pensi? Credi che i nuovi media soppianteranno il fumetto come lo conosciamo ora?

Certo le sollecitazioni continue a tutti i livelli del vivere e in particolare da parte degli altri mezzi di informazione spingono il fumetto a cambiare. È un medium più economico di altri: questa potrebbe essere una caratteristica da sfruttare nel rivedere il mezzo fumetto, ripensando le sue finalità…. Non so analizzare le cose in prospettiva futura e in effetti neanche me ne interesso troppo, ma in generale una considerazione può essere questa: il disegnatore non è solo una persona che sa “riprodurre” a 2 dimensioni la realtà, in modo da trasmettere delle idee o delle storie ma è una persona che sa “vedere” le cose. Così la sua professionalità può avere altri sbocchi, non esaurirsi con i cambiamenti del fumetto.

Dal punto di vista del fumetto, che progetti hai? Ti rivedremo in Bonelli, magari proprio alle prese con Legs?

Per Bonelli Editore, ho iniziato da poco a disegnare una nuova avventura di Asteroide Argo. Ho ultimato con Michele Medda la preparazione dei personaggi di una mini-serie nuova da lui ideata e penso che ci sarà anche una mia partecipazione in almeno una delle storie. Credo che farò una “breve apparizione” su Nathan Never, breve e tutta da confermare. Per ReNoir Comics, invece, ho terminato a giugno le tavole per la graphic novel “L’isola del paradiso” (in cui si racconta dei sopravvissuti dell’ammutinamento del Bounty traendo le informazioni per la storia dai diari autentici dei testimoni). Oltre a questo c’è la collaborazione con l’agenzia di pubblicità, come già detto: per ora questo è quanto.

Una tavola de L'isola del Paradiso
disegni di Elena Pianta

(c) 2007 ReNoir Comics

Una tavola de L'isola del Paradiso<br>disegni di Elena Pianta<br><i>(c) 2007 ReNoir Comics</i>

Legs ha chiuso, Gea sta per finire il suo ciclo, Desdemona de L'Insonne ha grossi problemi per cui è destinata a concludere la sua avventura editoriale con la Free Books... pare che il formato bonelliano non porti bene ai personaggi femminili! Che ne pensi in merito? Credi che avremo mai una seconda Legs, capace di scuotere le edicole almeno inizialmente?

Forse in effetti è un formato che richiama più il pubblico maschile. Forse se si propongono situazioni troppo distanti dalla realtà “le donne” si rispecchiano poco. Certo: compro un fumetto per immergermi nel fantastico, o nell’avventura, o nel divertimento ma forse è il modo di trattare tutto questo che non è molto femminile.

Gregory Hunter, chi era costui? :-) Citazioni a parte, tu sei stata una delle principali realizzatrici di questa testata così controversa (che personalmente a me piaceva assai... ma de gustibus...): tu a cosa pensi sia dovuto il mancato successo di quest'idea a suo modo così vulcanica?

L’idea mi sembrava divertente, ma forse non così adatta al pubblico tipico Bonelli, un po’ classico nel modo di vedere l’avventura.

In giro per la rete


Sergio Bonelli Editore
sito ufficiale della casa editrice
ReNoir Comics
il sito ufficiale della casa editrice

Hai altre collaborazioni in corso con ReNoir Comics? Ci puoi parlare delle differenze (se ce ne sono) tra una casa editrice storica come Bonelli ed una di stampo più giovane come ReNoir?

Le differenze sono tantissime: la Bonelli è molto grande e con una storia e una esperienza che non hanno bisogno di presentazione. ReNoir Comics è piccola e dal passato piuttosto breve ma piena di entusiasmo. Questo editore mi piace perché propone un tipo di avventura che non si fa più tanto. Un’avventura rivolta ai ragazzi, più positiva. O meglio: non positiva perchè evita di affrontare certi aspetti, la violenza per esempio, ma perché propone anche questi aspetti con una sua lettura in cui si riconosce ciò che è bene da ciò che è male. Si può mostrare o descrivere un mondo violento senza essere però compiaciuti di questa violenza. È bella anche questa libertà di progetti magari meno ambiziosi ma spontanei e un po’ fuori dallo standard commerciale.

Fletcher Christian, protagonista della graphic novel
disegni di Elena Pianta

(c) aventi diritto

Fletcher Christian, protagonista della graphic novel<br>disegni di Elena Pianta<br><i>(c) aventi diritto</i>

Domanda da un milione di dollari, forse un po' trita e ritrita, ma chesecondo me merita uno spunto di riflessione: il fumetto italiano a tuoparere è in crisi?

Mi sembra ci siano dei segni abbastanza chiari nelle vendite e nell’interesse generale di un momento di difficoltà. Questo non esclude però che possa essere una situazione passeggera. In ogni caso, perché questa crisi? Si pensa ad “inventarsi” nuovi lettori di fumetti? In effetti forse per i bambini si potrebbe fare di più o meglio. Ma forse questa è una conseguenza (del successo inarrestabile delle consolle e di quel tipo di intrattenimento) più che una causa… E se poi le varie proposte editoriali avessero problemi di contenuto? A volte sembra di vedere che si sprechino risorse anche molto importanti per dire alla fine niente, oppure cose controproducenti. Certe uscite sensazionali o “scandalose” possono avere un successo immediato, ma ho idea che logorino sul lungo periodo. Insomma, è vero che il fumetto è un medium eclettico, ma a volte sembra che a forza di dire che il fumetto può raccontare ANCHE storie più cupe o morbose o scandalose, alla fine si facciano SOLO storie più cupe o morbose o scandalose. Sai che barba dopo un po’…

Vedere anche...

Intervista

Condividi questa pagina...